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Audizione Casino: ognuno resta sulla proprie posizioni

Foto di Gianfranco Zanata -

Lunedì 19 giugno, nell’aula del Consiglio Valle, si è svolta l’audizione richiesta dai sindacati del Casino con la quarta Commissione, i capigruppo, l'assessore alle Finanze e il Presiente della Regione.


Sotto Palazzo regionale, uno spiegamento di forze dell’ordine ontrollava che gli scioperanti della casa da gioco non avessero comportamenti impropri.
Claudio Albertinelli, del Savt, è stato il primo a prendere la parola, spiegando che questo incontro allargato con la proprietà è stato richiesto per evidenziare chi sta rispettando gli accordi e manifesta una seria intenzione di trovare una soluzione e chi no. Se si crede che il Casino abbia un valore, ognuno deve fare la propria parte. Il clima che si è creato, con la comunità che ritiene che i soldi siano dati per salvare un gruppo di privilegiati, è una distorsione: i soldi servono per attuare un piano che altri hanno deciso. Albertinelli ha poi sostenuto che la soluzione sarebbe nella riapplicazione, con gli adeguamenti necessari, dell’accordo siglato nel 2015. Non si può continuare a chiedere dei sacrifici ai lavoratori senza certezze. Si crei un cronoprogramma di attuazione dei tagli parallelo ai risultati nell’attuazione del piano di ristrutturazione aziendale.
Tino Mandricardi, della Uil, ha ricordato che se non si trova un’intesa bisogna applicare ciò che la legge dice e licenziare. Vogliamo capire se è chiaro che azioni irresponsabili porterebbero al naufragio della casa da gioco, ha detto. Gli orientamenti devono essere precisi e la loro applicazione deve essere competente ed efficace. Così non è.
Giorgio Bertoldo, di Snalc, ha detto che con i tagli non si va da nessuna parte. Gestire la casa da gioco senza soldi non è possibile e non è giusto che non siano restituiti al Casino i soldi spesi per la ristrutturazione.
Walter Zampa, di Ugl, ha chiesto che ai lavoratori della casa da gioco sia restituita la dignità che meritano di fronte all’opinione pubblica. Ci sono 60/80 persone che guadagnano più dell’amministratore unico. I ridimensionamenti devono partire da lì. I lavoratori non hanno speso i soldi della ristrutturazione e 223 dipendenti non devono essere licenziati per colpe non loro.
Vilma Gaillard, di Slc Cgil, ha posto l’accento sulla capacità dei lavoratori di fare sintesi e di proporre soluzioni. Ha chiesto una riorganizzazione dell’azienda partendo dai quadri, che costano rispetto alle effettive responsabilità che si assumono.
Giorgio Piacentini, di Fisascat CISL, ha ricordato che l’assunzione di responsabilità deve coinvolgere tutti. I lavoratori hanno già accettato anni di sacrifici economici per la loro azienda, che è un patrimonio di tutta la regione. In questi mesi è stato instillato invece l’odio nei confronti di questi lavoratori, messi alla gogna come se fossero i responsabili delle scelte del passato. Il piano industriale che la Regione ha votato chiede ai lavoratori di pagare a prescindere da quello che sarà il risultato finale. Se a step sono i soldi dati all’azienda, a step devono essere fatti gli ulteriori sacrifici per i lavoratori. Ma l’azienda risponde che questo mandato non c'è l’ha e allora deve essere la Regione a darglielo. Quest’azienda deve vivere e non sopravvivere. E se questa trattativa si concluderà con i licenziamenti, perderemo tutti: i sindacati, l’azienda, la politica e la Valle d’Aosta. Alessandro Parrella, del Savt, ha ricordato che il Casino ha dato alla Valle d’Aosta oltre un miliardo di euro. Un’azienda sempre ammirata e studiata. Sottrarre il becero ricatto dei licenziamenti sarebbe una dimostrazione di lungimiranza.
Aprendo la discussione politica, Patrizia Morelli (presidente della IV Commissione) ha concordato sul fatto che una trattativa deve essere condotta su un piano di pari dignità e che l’obiettivo è il superamento della procedura di licenziamento collettivo.
Il consigliere unionista Aurelio Marguerettaz ha sottolineato l’inconsistenza del piano, pieno di affermazioni che sono ovvietà. Ha poi anche ricordato che il Casino è stato lo strumento per arrivare al cambio di maggioranza. È prioritario andare a fare un’operazione di riequilibrio finanziario, ha detto. Dal punto di vista amministrativo è stata fatta una scelta sbagliata poiché Di Matteo non è competente e continua a disperdere risorse nel pagamento di consulenti. Bisogna rimettere mano all’accordo del 2015, bloccare la 223, ripartire sulla base di un piano industriale serio e avendo un interlocutore credibile. Questa di oggi è un’ultima chiamata. Blocchiamo la querelle politica, fermiamoci e ripartiamo facendo meglio di quanto fatto sinora.
Albert Chatrian, assessore al bilancio, ha esordito dicendo che se si era riuniti era perché qualcosa evidentemente non aveva funzionato. La strada prospettata dal parere pro veritate sarebbe stata più semplice: 48,6 milioni di euro (poi scesi a 43) sarebbero stati dati incondizionatamente all’azienda. Ci sono stati 130 milioni di investimenti ma ne erano stati autorizzati dal Consiglio Valle 104. La scelta della maggioranza è stata di non dare altri soldi senza garanzie. Per far fronte alla crisi servono 20 milioni e sono quelli che sono stati autorizzati, in tre tranche, a condizione che vi siano i risultati attesi. Ai sindacati, Chatrian ha risposto che i sacrifici fatti dai lavoratori non sono stati sufficienti. Oggi, chi ha di più deve dare di più. Mantenendo l’accordo del 2015 l’azienda non può andare avanti. Il costo del personale oggi supera il 70% dei ricavi. "Trovate un accordo con l’azienda su ferie, notturni, quattordicesime e nessuno sarà lasciato indietro" è stato il suo invito alle rappresentanze sindcali.
Il consigliere unionista Augusto Rollandin ha accusato Chatrian di dire falsità. I fondi necessari per restituire quanto utilizzato dalla casa da gioco per ammodernare la propria struttura c’erano, nel bilancio 2017. Lavori realizzati su autorizzazione del Consiglio Valle, mantenendo aperta la casa da gioco in modo che potesse continuare a generare utili. 43milioni erano la rendicontazione esatta del dovuto. Non si sono voluti onorare gli impegni legalmente presi in aula.
Dopo la politica, ancora una tornata sindacale. Zampa ha detto che le scelte delle quali si pagano le conseguenze non sono state fatte dai sindacati né dai lavoratori. Con i 223 licenziamenti, l’azienda imploderà. Se 37 milioni devono essere il risultato del risparmio, siano invece il risultato della crescita degli introiti. Siano il risultato dei nuovi contratti d’ingresso.
Albertinelli ha commentato che i sindacati sono stati auditi ma non ascoltati e che questa riunione non migliorerà in clima sociale. "Dimostrate qualcosa di concreto prima di venire a chiedere a noi, continuando a fare del Casino un bancomat", ha concluso.
Mandricardi si è lamentato di non aver avuto risposte dall’assessore.
Piacentini ha detto di aver chiesto la ricerca di soluzioni e di aver ottenuto l’indicazione di colpevoli. Non si può chiedere un ulteriore sacrificio ai lavoratori a prescindere dal risultato, ha ribadito. La riorganizzazione va calibrata sulle uscite dei lavoratori e non può essere fatta prima, cacolandone il costo a forfait.
Gaillard ha affermato che la responsabilità della politica è corale rispetto alla situazione che si è creata. Non è giusto chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori. La situazione è grave ma in accordi precedenti ci sono i presupposti di risposta alle esigenze attuali di riorganizzazioni e riduzione del costo del personale (cinque milioni di euro annui) senza far subire ai lavoratori altri tagli. Accordi che i sindacati sono disponibili a rivedere ma la proprietà deve dare l’input alla governance di venir loro incontro su questi aspetti. "Al tavolo troviamo un atteggiamento rigido dalla controparte. Se ci fosse reciproca fiducia, e ci si potesse dare delle tempistiche, la 223 può essere superata", ha affermato. I risultati del rilancio non si avranno prima del 2018 o 2019 ha concluso, aggiungendo che "Ciò che ci è stato proposto non va a colpire i privilegi".
Jean Dondeynaz, della Cisl, ha sostenuto che l’azienda va salvata per le ricadute economiche e sociali che una diversa soluzione avrebbe. Ha dunque chiesto di capire se vi sia la disponibilità della politica di cambiare le linee guida indicate all’azienda. "Riorganizziamo l’azienda sulla base dell’accordo del 2015. E, dopo, valutiamo se bisogna stringere ancora", jha detto, chiedendo che si parli seriamente di rilancio perché un’effettiva inversione potrebbe rendere i tagli non necessari.
Tommaso Auci, dell’Ugl, ha detto di non aver chiesto una resa dei conti fra vecchia e nuova maggioranza. E ha chiesto se la politica proprio non è capace di mettere da parte la conflittualità per salvare il Casino.
Ci rendiamo conto che la politica può sembrare litigiosa e inconcludente, ha commentato Morelli, ma la democrazia si basa sul confronto. Al termine del quale bisogna arrivare a una sintesi.
Elso Gérandin, di Mouv’, ha detto che i lavoratori sono l’anello debole della catena delle scelte, se sbagliate. Ha chiesto al sindacato di fare controproposte alla società, a saldi invariati, se le ha.
Jean-Pierre Guichardaz, del Pd-Sinistra VdA, ha asserito che il piano è stato redatto da incompetenti con un approccio ragionieristico e leguleistico al problema. Essere i responsabili di far chiudere il Casino non è una bella immagine a livello nazionale. "Sinora, di tutto quel poco che c’è scritto nel piano si è visto solo il braccio di ferro con le maestranze. Togliamo la 223 e vediamo cosa Di Matteo è davvero capace di fare", ha concluso.
Luca Bianchi, di Union valdôtaine, ha sottolineato l’errore di un piano industriale che punta sul gioco elettronico a svantaggio del gioco lavorato e ha chiesto di accogliere le richieste del sindacato: via la 223, da parte il piano industriale che non dice niente e si riparta dall’accordo del 2015.
Mauro Baccega, capogruppo di Epav, ha detto che ben diversa sarebbe la situazione se fosse stata adottata la linea d’azione della Giunta Rollandin.
Chatrian ha detto che chiederà all’azienda di valorizzare i punti validi dell’accordo 2015. La 223 si potrà superare con il buon senso, la consapevolezza e la sostenibilità di un’altra proposta.
L’incontro è stato chiuso dall’intervento del presidente Pierluigi Marquis. Ha voluto chiarire che il Consiglio Valle ha individuato l’unica soluzione perseguibile nel rispetto dei dettami della legge. Il futuro della casa da gioco deve essere fondato sul sentiero della sostenibilità aziendale. Diversamente si prolungherebbe la sua agonia. Aumentare il fatturato richiede tempo e quindi un intervento immediato può essere effettuato solamente sui costi della produzione. "Non ci sono vie d’uscita diverse e ci auguriamo che i sacrifici siano di natura temporanea che possano essere presto ripresi con il miglioramento dei ricavi".

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