Settimana cruciale per UVP
Dopo la riunione di lunedì 25 gennaio del Conseil de direction, è stata impressa un’accelerazione all’ipotesi di riavvicinamento fra Uvp e Uv.
Infatti è stato deciso di tornare a incontrarsi entro martedì 2 febbraio e di riunire al più presto tutti i Groupes progressistes sul territorio per arrivare a redigere una bozza di documento da sottoporre al Conseil des Communautés, convocato per la serata di venerdì 5 febbraio. Nel documento saranno formulate alcune proposte in vista della convocazione del congresso (si ipotizza il 12 marzo, a Brissogne o comunque in Media Valle) e sui contenuti che in esso dovranno essere discussi. Una prima parte avrà carattere organizzativo: a tre anni dalla fondazione e dopo un triennio di “lavoro in emergenza” per le continue e successive consultazioni elettorali (regionali, politiche, europee, comunali), il modello organizzativo di Union valdôtaine progressiste deve essere rivisto. Occorre ripensare la divisione del ruoli e dei compiti e strutturarsi per affrontare un orizzonte di medio termine. Una seconda parte avrà invece carattere politico. Sembra che molto tempo sia passato dalla primavera 2014 e dall’ipotesi di Renaissance. “In questo tempo molto è cambiato – dice il presidente di Uvp, Alessia Favre -: è cambiata la Valle d’Aosta, è cambiata la maggioranza regionale, siamo cambiati anche noi e la nostra presenza sul territorio. La voglia di collaborare per il bene della Valle d’Aosta si è rianimata e lo testimonia anche l’apertura e l’attenzione che la maggioranza del Consiglio Valle ha riservato alle nostre proposte autonomiste”. Quindi il congresso, dopo aver rinnovato la Commissione politica, dovrà decidere se dar seguito ai dialoghi informali di riavvicinamento che si sono abbozzati in questi mesi, proponendo l’apertura di un tavolo formale di trattative. “Un tavolo per confrontarsi su idee e progetti”, dice Favre. Non dice supporto esterno o ingresso in maggioranza, non dice attribuzione di deleghe e soprattutto non dice cambio al vertice. Eppure proprio le dimissioni di Augusto Rollandin erano state il principale scoglio contro il quale si era infranto il progetto Renaissance. “Non abbiamo mai fatto questioni personalistiche – replica Favre – ma solo una lotta a metodi e sistemi che non condividevamo”. Ma metodi e sistemi sono cambiati? “È cambiato il mondo attorno a noi e il muro contro muro non ha senso, non è produttivo. Noi vogliamo essere propositivi e produttivi”.
Pubblicato / aggiornato
il 28/01/2016 alle 12:00
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Categoria:
Salute