Genesi ed epilogo di un accordo avvelenato
Era l’8 maggio 2015, si era in piena campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli comunali e Matteo Renzi venne in Valle d’Aosta. Come segretario del PD partecipò a un comizio a sostegno della candidatura di Fulvio Centoz a sindaco di Aosta; come presidente del Consiglio dei ministri siglò con il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta un accordo in materia di finanza pubblica.
Il testo, disciplinando l’accordo annuale relativo al Patto di stabilità interno e considerato il risultato conseguito dalla Regione per l’anno 2014, indicava che: “il Presidente del Consiglio dei Ministri certifica in via definitiva il rispetto del patto di stabilità interno per l’anno 2014 da parte della Regione Valle d’Aosta e degli enti locali ricadenti nel proprio territorio”. Quindi, per essere chiari, l’accordo asseriva di certificare ciò che non poteva essere certificato: Aosta, Châtillon e Saint-Vincent, infatti, avevano sforato il patto di stabilità. Durante l’incontro con i giornalisti, però, la chiave di lettura era stata: niente sanzioni. E infatti, nei giorni successivi, i titoli non smentiti né rettificati dei giornali erano stati “Patto di stabilità, niente sanzioni ai Comuni” (Ansa), “Patto di stabilità, niente sanzioni per i Comuni che lo hanno sforato” (La Stampa). Il capo del Governo aveva la facoltà di compiere la scelta politica di non punibilità dei trasgressori, in cambio del fatto che la maggioranza regionale offriva a un esponente del suo partito la guida del capoluogo? Forse no, visto che il documento stesso dell’8 maggio permetteva di intuire l’epilogo della vicenda: le disposizioni finali prevedevano infatti che lo Stato e la Regione definissero i contenuti tecnico-finanziari dell’accordo entro trenta giorni. Non sono stati proprio trenta, sono stati 73, ma ecco che – il 21 luglio – il presidente Rollandin e non più il presidente del Consiglio dei Ministri bensì il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, hanno firmato l’accordo definitivo in materia di finanza pubblica. La paginetta dell’8 maggio si è trasformata in un documento di quattro pagine, dove molte parole si sono aggiunte ma sostanza si è persa. Sparito il riferimento alla certificazione degli enti locali, sparita la determinazione dell’ammontare del patto di stabilità regionale per il 2015 (anche se è stato confermato l’ampliamento del tetto di spesa per 60 milioni di euro). È stato definito anche che gli obiettivi di indebitamento netto, per il 2015, saranno calcolati escludendo la spesa relativa alla ristrutturazione e ampliamento del presidio ospedaliero regionale (non gran cosa, si può supporre, considerando che i lavori sono stati fermati alla data della scoperta del tumulo sepolcrale del guerriero celtico, a inizio 2015), le spese sostenute in relazione alle nuove funzioni assunte dalla Regione in materia di sanità penitenziaria (anche qui non gran cosa, visto che la Casa circondariale di Brissogne non arriva a 200 ospiti) e le spese relative al trasferimento dallo Stato agli enti locali di somme erogate tramite la Regione in esito a nuove norme in materia di finanza locale. Tornando all’origine dell’articolo, cioè alle sanzioni per lo sforamento del patto da parte di Aosta, Châtillon e Saint-Vincent, c’è da rilevare che un intero paragrafo dell’accordo di luglio è dedicato al patto di stabilità interno per gli enti locali della Regione. Ma serve a dire che spetta alla Regione definire l’entità del loro concorso al conseguimento dei saldi di finanza pubblica, apportando eventuali correttivi in riduzione in misura corrispondente ai trasferimenti correnti dalla Regione. Per il resto, gli enti locali valdostani restano sottoposti alla normativa nazionale. Il paragrafo successivo è dedicato al subentro della Regione allo Stato nei rapporti attivi e passivi con Trenitalia dal 1° gennaio 2011 ricevendo, a tal fine e a compensazione della perdita di gettito dalle accise, la somma di 120 milioni di euro, esclusivamente per il 2015. Per il periodo 2011/2014, l’accordo prevede che la compensazione dovrà essere regolata in via definitiva con successivo e separato accordo. È quell’accordo (che vale 500 milioni di euro) che il senatore Lanièce, da noi intervistato, afferma che tarda ad arrivare e comunque con una richiesta di rateizzazioni. Il documento si chiude con le disposizioni finali: “Continuano ad applicarsi le vigenti disposizioni in materia di monitoraggio, certificazione e sanzioni previste dalla normativa nazionale per le regioni e gli enti locali”. Conseguentemente, nel determinare il trasferimento agli enti locali per il 2016, la Regione Valle d’Aosta ha dedotto agli “sforatori” le sanzioni a loro imputabili. Per alcuni è stata forse una sorpresa di gennaio (il sindaco di Saint-Vincent, il 22 gennaio, ha affermato di averne il dubbio ma non ancora la certezza), per altri probabilmente era fatto chiaro da tempo. Un passaggio è emblematico: il sindaco di Aosta, ravvisando la necessità di dotarsi di un ufficio stampa, ha dapprima assegnato un incarico di due mesi a un giornalista (peraltro non ottemperando alla legge regionale 22/10, secondo la quale l’ufficio stampa deve essere costituito da addetti assunti a contratto), poi ha incaricato un portavoce. Il primo passaggio è avvenuto a fine giugno, quando ancora evidentemente si pensava che l’accordo con il Governo avrebbe svincolato il Comune dal divieto di procedere a nuove assunzioni e l’addetto stampa sarebbe potuto essere assunto a tempo determinato, come i suoi predecessori. La seconda delibera, invece, risale a fine ottobre e si tratta di un incarico. A quella data, Centoz evidentemente sapeva che non poteva assumere. Ciò che è accaduto è interpretabile come una spudorata manovra politica propagandistica? Bisognava promuovere la candidatura Centoz e lo si è fatto. Impossibile dire se uno o entrambi i firmatari del documento dell’8 maggio fossero consapevoli del fatto che non sarebbe stato attuato così come presentato oppure se sia stato il Mef a stravolgerne gli intenti.
Vedi anche: Lo Stato deve 500 milioni di euro alla Valle d’Aosta, ma vuole pagare a rate
Pubblicato / aggiornato
il 02/03/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute