Bertschy è il nuovo presidente di Uvp
L’elezione al termine di un congresso sul quale aleggiava l’ipotesi di un prossimo ingresso in maggioranza: formulata dalle forze politiche ospiti e non esclusa (se non nell’immediato) dagli eletti.
Il congresso di Union Valdotaine progressiste, a Brissogne, sabato 12 marzo, sul tema Libertés pour Les Valdôtains, si è aperto con il primo intervento del presidente uscente, Alessia Favre. “Pretendiamo attenzione e rispetto, che offriamo agli altri”, ha detto, aggiungendo che “la politica non si fa con le questioni personali”. Uvp, nelle sue parole, è un movimento che non dimentica ma che sa guardare al futuro. Si è quindi proceduto con gli interventi di saluto delle forze politiche. Andrea Padovani di L’altra VdA ha affermato che libertà, per loro, significa libertà dalla globalizzazione. Ha proposto un fronte unito per i prossimi appuntamenti elettorali, che sollevi la cappa di paura e di oppressione della maggioranza attuale. Antonio Crea, del Partito socialista, ha auspicato che tutte le risorse regionali siano utilizzate per progettare un futuro migliore e, ricordando l’importanza del voto popolare, ha proposto una riforma della legge elettorale regionale in senso proporzionale con soglia di sbarramento. Gérard Davy, au nom de Lega Nord, a rappelé que l’autonomie n’est pas immuable et il faut donc tourner la page et la modeler sur l’actualité. Il a pour conclure accusé les mauvais administrateurs du passé et du présent d’avoir volé des années de travail. Luca Lattanzi, per Forza Italia, ha chiesto che fine abbiano fatto le battaglie di Uvp per la trasparenza e la condivisione. Ha quindi invitato il movimento a non fare inciuci e a non rinunciare ai valori per le opportunità. Francesco Lucat, di Rinfondazione comunista, ha colto l’opportunità per fare campagna referendaria contro le trivellazioni e le riforme costituzionali del Governo Renzi. Roberto Cognetta, del Movimento 5 Stelle, ha invitato Uvp a fare outing e a dire quando passerà in maggioranza. Anche perché restare né carne né pesce, elettoralmente, non paga. Ha comunque garantito che il suo movimento non farà sconti e manterrà altra l’attenzione. Maurizio Martin, coordinatore di Stella alpina, ha affermato che le forze autonomiste devono parlare una sola lingua, per non essere in balia delle decisioni unilaterali di Roma. Irene Deval, segretario del Partito democratico valdostano, ha invece auspicato che tutte le forze politiche, al di là del loro posizionamento in maggioranza o all’opposizione, lavorino per un’autonomia che sia veramente proficua e produttiva e affinché le Alpi siano al centro dell’Europa. Alexis Vallet, presidente di Alpe, ha affermato di non credere che Uvp voglia andare nella maggioranza di Rollandin. Spera invece che esca dal congresso con la volontà di coagulare il pensiero sano autonomista. Se lo farà, Alpe sarà al suo fianco per rilanciare la Valle d’Aosta. Ennio Pastoret, président de l’Union valdôtaine, a évoqué le parcours de dialogue que son mouvement a ouvert et il a affirmé que les négociations ne sont guère conclues. Il a déclaré que les ententes peuvent être faites sur des bases programmatiques solides et partagées. La parola è quindi passata ai rappresentanti delle forze sindacali. Tutti hanno chiesto attenzione per le problematiche del lavoro. Ramira Bizzotto, di Uil, sottolineando l’attenzione al territorio; Domenico Falcomatà, di Cgil, puntando l’attenzione sui giovani; Guido Corniolo, del Savt, ricordando che oltre il 10% delle famiglie valdostane vive al di sotto della soglia di povertà. Mente tutti gli ospiti lasciavano la sala, il congresso ha dedicato la propria attenzione alle modifiche dei regolamenti e dello statuto. L’approvazione è stata unanime. Dopo la lettura del Rapport politique da parte di Alessia Favre (nel corso della quale è stata spiegata la posizione di Uvp rispetto alla questione Andrione, alla quale abbiamo dedicato un articolo apposito), la parola è stata presa dall’unico candidato alla presidenza, Luigi Bertschy. Lungo e articolato il suo intervento, la cui parte saliente (o comunque quella più attesa) è stata quella conclusiva. Dopo aver criticato l’insistenza con la quale si è considerato questo congresso prodromico all’ingresso in maggioranza, ha chiesto che il movimento sia più concentrato su se stesso e meno sui social e sulla stampa. “Non accetto un ruolo di presidente nel quale mi si chiede di andare a vista – ha poi affermato. Voglio un progetto politico che ci indichi la strada. Prima di arrivare a essere declinato con chi, che cosa e in quali posti, ha bisogno di una grande discussione su cosa bisogna fare insieme”. Chi si siederà con noi lavorerà sul progetto che definiremo insieme. Qui dentro (riferendosi al congresso), non altrove. Bertschy ha poi concluso: “Non posso dire quanto tempo ci metteremo, ma dobbiamo farlo essendo una forza unita”. Sono poi iniziati gli interventi dei congressisti. Per primo ha preso la parola Fabio Marra. In quanto coordinatore degli eletti, ha parlato di enti locali e ha definito un sostanziale fallimento il processo di associazione dei Comuni sulla base degli ambiti territoriali. Gli obiettivi del Conseil des élus dovranno dunque essere di formazione e di sollecitazione dei colleghi per ottenere risultati chiari e precisi, che portino al cambiamento. Nello Fabbri ha detto che la diaspora dei giovani valdostani (a oggi sembra che cinquemila abbiano lasciato la Valle per trovare lavoro in altre regioni o all’estero) sta impoverendo la nostra società. Fiorenzo Corradin ha chiesto come mai, “se siamo portatori di idee forti e risolutive, non otteniamo il successo che auspichiamo?”. La risposta documenta le ragioni di un grave fallimento: il riconoscimento del riparto fiscale, che oltre alla grande ricchezza ha portato anche una politica che ha smesso di occuparsi dei Valdostani per concentrarsi sull’amministrazione. La strategia di rinascita deve dunque essere finalizzata a ricostruire liberi cittadini. Claudio Bredy ha ricordato che, nella situazione attuale valdostana, è fondamentale un nuovo progetto politico. Ma far partecipare i cittadini alla vita politica è difficile. La nostra squadra deve quindi essere più incisiva e fare rete. Ma, soprattutto, bisogna partire dai contenuti. Ezio Magliano ha affermato che il consenso nei confronti di Uvp è cambiato e alcune mutazioni sono ancora in corso. Si è detto quindi convinto che ci debba essere una nuova comunicazione fra la base e gli eletti. Libertà, indipendenza e partecipazione sono gli elementi della democrazia per la Valle d’Aosta del futuro, ha detto Luciano Caveri, poiché l’arma del tiranno è la volontà di chi si fa suddito. Un tiranno che può essere qui ma può essere anche a Roma o a Bruxelles. Si è detto non contrario a un momento anche di salute pubblica ma nella coerenza con le idee e le battaglie di Uvp “per non finire nelle spire di qualcuno che rischia di farci secchi”. Corrado Ferrarese ha incentrato il proprio intervento sulla gestione dell’immigrazione, che ha auspicato sia in termini di dialogo e di confronto con le varie comunità presenti sul territorio. Elso Gérandin ha ricordato che non ci sarà mai autonomia statutaria senza autonomia finanziaria e quindi Aosta deve tornare protagonista, a Roma, invece di subire gli spot elettoralistici del premier. Ha concluso definendo fondamentale avviare da attori protagonisti un nuovo progetto con chi ci sta. Giuliano Morelli ha ricordato che l’Islanda ha tratto vantaggi dai propri svantaggi. Così dovrebbe fare la Valle d’Aosta, avendo un obiettivo evidente a lungo termine, le risorse economiche per realizzarlo e assumendosi le responsabilità delle proprie scelte. Sandro Nogara ha affermato che gli organi di informazione e gli altri partiti hanno cercato di sostituirsi a Uvp nelle decisioni che le competono. Uvp è un movimento solido che non vuole fondersi, sciogliersi o mischiarsi con nessuno, ha ribadito. Il congresso serve per delineare la linea politica innestata su linee programmatiche: riforma del turismo, rilancio agricoltura, riforma elettorale, zona franca, gestione delle acque, accessibilità e cura del territorio, equità sociale, valorizzazione culturale. Chi vorrà condividere queste cose si siederà con Uvp attorno a un tavolo. Ma il congresso resterà sovrano sul futuro di Union valdôtaine progressiste. Jean- Claude Daudry ha definito un’opportunità il fatto di essere obbligati dalle circostanze e riflettere su un nuovo progetto politico, che deve essere capace di tener conto delle diverse sensibilità della popolazione.Andrea Rosset ritiene che Uvp sia a un punto di partenza, non a un punto d’arrivo, smentendo chi aveva definito il movimento, alla sua nascita, un “fuoco di paglia”. Anch’egli si è detto convinto che sia necessario guardare avanti, per costruire il futuro.L’ultimo a prendere la parola è stato Laurent Viérin. Un intervento lungo, il suo, all’interno del quale la cronistoria delle vicende politiche che hanno portato alla nascita di Uvp e che hanno costellato i tre anni della sua esistenza hanno fornito la base concettuale a un nuovo progetto, necessario per fornire al movimento un suo corretto posizionamento per il futuro.Al termine delle parole il voto, con la consacrazione di Luigi Bertschy a terzo presidente del Uvp, dopo Claudio Bredy e Alessia Favre. Con lui eletti anche i nove membri del Conseil de Direction.
Pubblicato / aggiornato
il 12/03/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute