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I lavori del Consiglio Valle nella mattinata del 20 aprile

I lavori del Consiglio Valle  nella mattinata del 20 aprile

Le modalità di affidamento dei lavori autostradali da parte della società SAV sono state l’argomento dell’interrogazione a risposta immediata posta dal gruppo ALPE nella seduta del Consiglio regionale del 20 aprile.

«Abbiamo voluto denunciare il fatto che la SAV ha affidato lavori senza gara per più dell’80% fino al 31 dicembre 2013 ad imprese del gruppo Gavio e dal 1° gennaio 2014 la percentuale è salita addirittura al 96% – ha spiegato il Capogruppo Albert Chatrian –. La recente sentenza del TAR Valle d’Aosta ci aiuta, ritenendo che i forti squilibri potrebbero essere difficilmente compensati entro il quinquennio 2014-2018. La norma permette di affidare direttamente i lavori solo fino al 40%. Capite bene il disastro e l’impotenza del socio Regione, che comunque ha il 30% dell’azionariato. Siamo indignati e preoccupati, perché le regole non vengono applicate, a discapito soprattutto del socio Regione. Vogliamo sapere perché i rappresentanti regionali non abbiano fatto rispettare questa norma che deve tradursi in opportunità per le imprese valdostane.» Le Président de la Région, Augusto Rollandin, a répondu: «Nous aurons une rencontre avec le Ministre compétent et avec le responsable de la Société, afin de faire comprendre qu’il faut avoir une réponse immédiate pour ce qui est du respect des proportions prévues par la loi.» Il Capogruppo Chatrian, nella replica, ha accolto favorevolmente la notizia dell’incontro con il Ministro, evidenziando: «Si deve applicare al più presto la sentenza del TAR perché le aziende valdostane non toccano il boccino. Altrimenti, il Presidente del Consiglio di amministrazione di nomina pubblica sarà sempre di più una figura inutile, che costa alla comunità più di 60 mila euro annui soltanto per convocare i Consigli. È difficile spiegare questa situazione bizzarra ai valdostani.»In risposta a un’interrogazione sulla tempistica per l’avvio di provvedimenti di regolarizzazione delle concessioni d’acqua ad uso irriguo, l’Assessore Baccega ha sottolineato che la “regolarizzazione”, così come viene definita, comporta un lungo lavoro e un impatto sociale notevole visto che si modificano consuetudini e usi ritenuti ormai diritti acquisiti. È intenzione del governo regionale avviare un processo di verifica e revisione delle possibilità di prelievo che tenga conto non solo dell’utilizzo strettamente irriguo, ma anche di altri co-usi che possano fornire al settore un’ulteriore fonte di finanziamento, anziché proporre una semplice reiterazione di una proroga di anni. Si tratterebbe cioè di far decadere le domande che non sono più esercite, rendendo così disponibile della risorsa idrica, che attualmente deve comunque rimanere loro riservata, anche se solo sulla carta. Ciò, naturalmente va a detrimento anche di quei diritti da riconoscere per i prelievi così come sono necessari, oggi, a garantire l’esercizio delle pratiche agricole. Sarebbe così possibile proseguire nel processo di miglioramento dell’efficienza dei sistemi irrigui anche dal lato dei consumi idrici, con un’evidente razionalizzazione dell’intero settore. Al di là quindi della proroga amministrativa- ha evidenziato l’Assessore Baccega – è necessario avviare anche una concertazione con i soggetti interessati per definire insieme il processo di razionalizzazione. Venerdì 8 aprile, è stato avviato il percorso di partecipazione pubblica all’aggiornamento del Piano regionale di tutela delle acque. In quella sede si intendono affrontare queste riflessioni e condividere i percorsi attuativi da un punto di vista operativo. In relazione al provvedimento legislativo necessario alla proroga, l’Assessore Baccega ha infine spiegato che Vista l’entità del processo di razionalizzazione che si intende avviare, è possibile procedere unicamente con lo strumento normativo. La norma non potrà limitarsi a prevedere una proroga della durata delle concessioni irrigue, ma dovrà anche subordinare la possibilità di esercitare il diritto alla presentazione delle informazioni necessarie a sanare le criticità, in particolare relativamente al punto di prelievo, ai quantitativi da prelevare correlati alle superfici di irrigare. La norma evidentemente rinvierà agli atti amministrativi utili a definire completamente il procedimento che si intende perseguire. La procedura di aggiornamento del Piano di tutela delle acque consente infine di condividere il percorso e di avere anche uno strumento regolamentare nel quale inserire le nuove regole.I Consiglieri del gruppo Union Valdôtaine Progressiste hanno posto un’interrogazione a risposta immediata per fare il punto sulla situazione dell’adesione alle misure previste dal Piano di sviluppo rurale nei settori delle colture specializzate. Il Consigliere Vincenzo Grosjean ha infatti rappresentato «le difficoltà di adesione alle misure agro-ambientale nei settori delle colture specializzate, in particolare viticoltura e frutticoltura. I nuovi bandi stravolgono completamente le regole previste da quelli precedenti, eppure nessuna concertazione o comunicazione è stata fatta agli utenti, che hanno aderito per il 2015 tenendo conto dei parametri previsti dalla precedente programmazione, mentre ora si trovano a non aver rispettato i nuovi parametri, comunicati con un anno di ritardo, e rischiano, oltre che di perdere gli aiuti, di vedersi irrogate delle sanzioni.» Il Consigliere ha quindi chiesto di conoscere l’effettiva situazione e se l’Assessore abbia previsto di porvi rimedio, «considerato che quanto accaduto ci farà figurare a livello statistico tra le Regioni meno virtuose dal punto di vista agroambientale, anche se la realtà è esattamente l’opposto.» L’Assessore all’agricoltura e risorse naturali, Renzo Testolin, ha risposto: «La situazione che il Consigliere ha richiamato discende dalle nuove regole relative ai pagamenti agro-climatico-ambientali dello Sviluppo rurale, che hanno comportato un difficile negoziato con la Commissione europea che ha portato ad una serie di modifiche alla proposta di PSR, appurato che né le pratiche di difesa integrata ordinariamente applicate nella nostra regione, né quelle basate sulla mera riduzione degli input chimici potevano essere ammissibili a premio. È stato quindi necessario proporre una serie di soluzioni alla Commissione per concludere la misura e il Programma, con tempistiche ristrette e potendo informare il partenariato sulle varie modifiche intercorse solamente attraverso i canali informativi a livello di sito e di tavoli partenariali, dai quali non sono emerse osservazioni. È mancato invece un confronto tecnico in merito alle reali possibilità di attuazione degli interventi stessi.» «Attualmente – ha concluso Testolin –, gli interventi approvati all’interno della misura, a causa della loro strutturazione, risultano essere non facilmente praticabili dalla maggior parte dei potenziali beneficiari e richiederà, da una parte l’applicazione della prevista clausola di revisione per la campagna 2015 senza incorrere in sanzioni o recuperi, dall’altra impone un’immediata riconsiderazione degli interventi da inserire nel PSR al fine di rendere la misura nel suo complesso più facilmente sottoscrivibile e permettendo l’adesione alla stessa da parte dei frutti-viticoltori valdostani a partire dalla prossima campagna 2017.» Grosjean ha replicato che «se abbiamo inserito una misura nel PSR e poi non diamo la possibilità di accedervi viene il dubbio che l’Assessore abbia usato questo stratagemma per poi utilizzarlo in altro modo. Il danno ai due settori corrisponde a circa 450/500 mila euro l’anno. Non ci sono parole: ci chiediamo come faccia ancora l’Assessore a stare seduto su quella poltrona.»Il gruppo Movimento 5 Stelle ha presentato due interrogazioni in merito alla società di gestione del Traforo del Gran San Bernardo, la SITRASB. Entrambe poste dal Capogruppo Stefano Ferrero, le iniziative riguardano la stipulazione di contratti di leasing per l’utilizzo di due auto elettriche e il conferimento di un incarico di consulenza legale. In merito alla prima, Ferrero ha voluto conoscere il costo annuale del contratto di leasing e la delibera del Consiglio di amministrazione a supporto della scelta effettuata; gli utilizzi particolari e le persone per i quali sono stati individuati mezzi con la potenza di 180 cavalli; se corrisponda al vero che siano in corso risoluzioni onerose dei contratti per l’utilizzo di automezzi da parte della SITRASB eventualmente in essere. Il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, ha riferito: «Il costo annuale, IVA inclusa, del contratto di noleggio a lungo termine per le due autovetture Mercedes Classe B elettriche ammonta a 9.868,24 euro annui per vettura, comprensivo di diversi servizi, tra cui assicurazione, incendio, furto e Kasko; manutenzione; soccorso stradale; auto sostitutiva; gratuità del servizio di car sharing Mercedes “Car 2 Go”. Considerato che il costo dell’energia elettrica necessaria per la ricarica è attualmente stimabile in 2.400 euro annui per autovettura, l’ammontare complessivo annuale per l’utilizzo è di 11.068 euro annui, IVA inclusa, per vettura. Peraltro, il costo di ricarica potrebbe diminuire, a seguito dell’infrastrutturazione del territorio regionale con le colonnine di ricarica elettrica. A titolo comparativo, SITRASB segnala che in precedenza, per l’acquisizione di tre vetture di servizio a gasolio di analoga categoria, la società ha sostenuto un costo medio pari a 13.122 euro annui iva inclusa per vettura, cioè 2.054 euro in più all’anno per vettura rispetto alle due auto elettriche.» «Nello scorso dicembre, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato all’unanimità l’adozione di una Car Policy aziendale volta alla limitazione delle emissioni inquinanti dei veicoli di servizio. Va poi evidenziato che le vetture elettriche sono completamente differenti da quelle con motore termico per cui la potenza di picco di 180 cavalli non è comparabile alla potenza massima sviluppata da un motore termico. La potenza continua del motore elettrico delle autovetture acquisite è pari a 92 cavalli e le due autovetture sono utilizzate dal personale della società per ragioni di servizio.» Il Presidente Rollandin ha infine comunicato: «Al momento non sono in corso risoluzioni onerose di contratti per l’utilizzo di automezzi. Si procederà nei prossimi mesi alla risoluzione anticipata dei contratti per due autovetture a gasolio, ma non in relazione all’acquisizione delle due autovetture elettriche, bensì alla cessazione dal servizio di due dirigenti.» Ferrero ha osservato: «È stato un errore non inserire il criterio della sobrietà nella scelta degli autoveicoli. Ci sono dei valdostani che devono presentare l’ISEE per avere il bon chauffage o per pagare le rette della microcomunità o dell’asilo nido, ma ci sono anche dei privilegiati che sfrecciano su auto di lusso. Evidentemente, non sempre con l’energia pulita ci sono affari puliti. Si spendono 820 euro al mese per un’autovettura del genere, quando se ne potrebbe pagare quasi la metà. Non c’è un indirizzo del Governo regionale per l’acquisto delle auto elettriche: siete riusciti a snaturare anche un’iniziativa positiva come quella della sostituzione del parco auto.» Con la seconda interrogazione, il Capogruppo Ferrero ha voluto invece conoscere i dettagli di un incarico professionale «affidato ad uno studio legale che avrebbe rappresentato la controparte in un contenzioso che vedeva coinvolta la SITRASB, come apparso sugli organi di stampa.»Il Presidente Rollandin, ha spiegato: «L’incarico allo studio legale in questione, inerente al servizio di consulenza legale relativo al 2016 che viene espletato anche attraverso incontri settimanali presso la sede amministrativa di SITRASB, è stato conferito il 29 gennaio 2016 per un corrispettivo di 38 mila euro più IVA. Questo incarico ha sostituito il precedente affidato ad altro soggetto, che ammontava per il 2015 a 90 mila euro più IVA. Il conferimento di questo incarico ricade nelle deleghe e poteri attribuiti al Presidente da parte del Consiglio di amministrazione della SITRASB. Nell’ambito del contenzioso riguardante la costruzione della galleria di servizio e sicurezza parallela al traforo, lo studio legale in questione non ha mai rappresentato la controparte.» Ferrero ha considerato la risposta «sibillina, perché lo stesso studio legale ha preso in carico la controversia che nella questione della galleria di servizio vede contrapposta la SITRASB all’associazione temporanea di imprese che sovrintendeva alla direzione dei lavori. Da una parte c’era infatti la società che faceva materialmente i lavori (considerata dal Presidente Rollandin come controparte), dall’altra c’era un direttore dei lavori costituito dall’associazione di imprese. È opportuno che si dia una lettura del codice forense per quanto attiene le incompatibilità. Uno studio legale è sia difensore sia accusatore: il Presidente della SITRASB si è chiesto se questa situazione abbia senso? In ballo ci sono tre milioni di risarcimento chiesti dall’associazione di imprese, viene garantita l’imparzialità? Aspetti che non sfuggirebbero a qualsiasi cittadino vengono affrontati con una leggerezza sospetta. Torneremo su questa vicenda.»In risposta a un’interrogazione sui riflessi occupazionali generatisi dopo l’attivazione della Centrale Unica di Committenza, l’assessore Mauro Baccega ha spiegato che, per gli appalti pubblici di beni, servizi e lavori esiste l’obbligo di centralizzazione delle procedure di affidamento nelle centrali di committenza. La Regione con legge regionale 8 aprile 2013 n. 8 ha deciso di attribuire a IN.VA. S.p.A. le funzioni di Centrale Unica di Committenza (CUC) regionale per l’acquisizione di forniture e servizi. Per quanto riguarda invece i lavori e i servizi di ingegneria connessi con i lavori pubblici, con la legge regionale 19 dicembre 2014, n. 13, si è deciso di istituire la Stazione Unica Appaltante (SUA) direttamente presso l’Assessorato competente in materia di opere pubbliche. La CUC, in particolare, opera per l’acquisizione di servizi e forniture sulla base di una convenzione stipulata tra Regione Valle d’Aosta, IN.VA. S.p.A. e il CPEL il 21 marzo 2014, e integrata da un successivo addendum perfezionato l’8 ottobre 2015. La CUC gestisce la Piattaforma MeVA attraverso la quale gli Enti effettuano acquisti di beni e servizi, in modalità telematica, per valori sotto soglia comunitaria (209 mlia euro), offerti dagli operatori economici abilitati al MeVA. Al Me.VA sono accreditati oggi oltre duemila operatori economici che hanno potuto partecipare ad affidamentiper oltre un milione di euro, di cui 800 mila sono stati aggiudicati ad imprese valdostane. Ancora, la CUC ha il compito di centralizzare gli acquisti (funzioni di Consip regionale) raccogliendo e analizzando i bisogni di servizi e forniture degli Enti convenzionati aventi caratteristiche standardizzabili, al fine di stipulare convenzioni-quadro, e ottenere risparmi di economia di scala. Così infatti è avvenuto per la Convenzione per la fornitura di energia elettrica e dei servizi connessi per le pubbliche amministrazioni della Regione autonoma Valle d’Aosta aggiudicata alla C.V.A. TRADING, per le due Convenzioni per la fornitura di materiale per l’igiene personale e per la fornitura di materiale sanitario occorrente al fabbisogno delle strutture di assistenza anziani e inabili delle Unités des Communes Valdôtaines della Regione e altri enti, aggiudicate alla società Dental Service di Aosta e, infine, per la Convenzione per la fornitura di materiale di pulizia e monouso occorrente sempre al fabbisogno delle strutture di assistenza anziani e inabili delle Unités des Communes Valdôtaines della Regione e altri enti aggiudicata alla società La Casalinda di Cuneo. Ben 3 Convenzioni sono state aggiudicate quindi a imprese valdostane. La CUC ha poi funzioni di Stazione Appaltante: in questi casi gli Enti convenzionati si rivolgono alla CUC per l’espletamento delle procedure di gara per l’affidamento di appalti di servizi e forniture. La CUC, quindi, predispone il bando e il disciplinare di gara e procede all’espletamento della procedura di selezione del contraente fino ad arrivare all’aggiudicazione definitiva. Alla CUC sono state attribuite, con deliberazione di Giunta regionale, anche le funzioni di soggetto aggregatore. I soggetti aggregatori, previsti in un numero massimo di 35, sono centrali di committenza “qualificate”, iscritte in un elenco tenuto dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) nell’ambito dell’Anagrafe unica delle stazioni appaltanti Nell’ambito di tale attività IN.VA, riconosciuta tra i 35 soggetti aggregatori, fa parte del Tavolo tecnico Nazionale. Tale Tavolo tecnico svolge diversi compiti al fine di perseguire gli obiettivi di finanza pubblica attraverso la razionalizzazione della spesa per l’acquisto di beni e servizi, ed è in tale ambito che nel novembre 2015 sono state individuate le categorie di beni e servizi e le soglie, al superamento delle quali, le amministrazioni hanno l’obbligo di ricorrere alla Consip o al soggetto aggregatore di competenza. Il Consiglio dei Ministri ha poi approvato le categorie merceologiche per gli anni 2016 e 2017 con un impatto prevalente sul settore sanitario. Terminata questa dettagliata disamina della situazione, in merito alle ricadute occupazionali in Valle d’Aosta, l’Assessore Baccega ha spiegato che il quadro normativo a cui fa riferimento anche il sistema di centralizzazione adottato dalla CUC, ha come obiettivo quello di ottenere economie di scala che portino a risparmi economici nell’ambito della gestione delle gare di appalto, sia in termini di una riduzione dei costi delle forniture e dei servizi, sia in termini di costi di gestione delle procedure stesse. Nel medio periodo di attività della CUC, che si può ipotizzare in un triennio di completa operatività, potranno essere effettuate delle analisi quantitative per verificare i benefici ottenuti in termini di razionalizzazione e aggregazione della spesa. Per quanto riguarda la ricaduta sul territorio valdostano, sappiamo bene che gli spazi di manovra consentiti dalla legislazione europea e nazionale sono molto stretti. Su questa materia, però, tenuto anche conto della recente entrata in vigore del nuovo codice degli appalti pubblici, il Governo regionale sta lavorando per studiare e valutare possibili azioni e criteri che permettano, nell’ambito del rispetto delle direttive comunitarie, di garantire un migliore accesso agli appalti pubblici alle piccole e medie imprese locali. Tale obiettivo potrà essere conseguito eventualmente anche, cercando di sfruttare gli ambiti di competenza regionale in materia, elaborando un autonomo testo di legge regionale che nel rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza e semplificazioni favorisca il perseguimento di obiettivi condivisi a valenza sociale, ambientale e di tutela del lavoro, contribuendo a creare condizioni più favorevoli per l’accesso al mercato degli appalti pubblici per realizzare sempre più benefici sia in termini di ricadute economiche sul mercato locale che in termini di più elevati standard qualitativi delle forniture. Proprio in quest’ottica, per quanto riguarda i lavori pubblici, con il recente esame da parte della Giunta regionale del Programma di previsione dei lavori pubblici 2016/2018, verranno proposti nuovi indirizzi di attuazione, che dovranno essere a breve discussi in questo Consiglio, che vogliono andare in questa direzione. Se condivisi, gli stessi potranno essere utilizzati, con le dovute correzioni, anche in materia di forniture e servizi.Union Valdôtaine Progressiste, con un’interpellanza, ha chiesto aggiornamenti sullo stato della cessione da parte della Compagnia Valdostana delle Acque-CVA delle quote di partecipazione al capitale della Water Gen Power oltre che l’ammontare dell’operazione. Le Président de la Région, Augusto Rollandin, a répondu: «Il est important de rappeler ce qu’il avait déjà été précisé lors de la précédente interrogation sur ce même sujet, le 20 janvier dernier: CVA a cédé ses actions Water Gen Power srl, parce que cette participation ne présentait plus d’intérêt stratégique dans le cadre de son programme d’investissements, notamment du fait de l’évolution du marché, à savoir la fin des subventions pour rénover les installations et la diminution de la valeur de marché de l’énergie électrique. Quant aux conditions financières de cette cession, CVA communique que les aspects financiers liés à cette opération ne sont pas encore définis. Il y a des démarches qui sont en train de se dérouler et comme il s’agit d’un passage à trois c’est plutôt compliqué: dès que cette question sera réglée, j’en informerai directement les Conseillers.»  Il Consigliere Alessandro Nogara, in sede di replica, si è detto insoddisfatto: «Ci sembra impossibile che una partecipata dell’Amministrazione regionale abbia ceduto la quota di partecipazione alla Water Gen Power senza che si sappia a quanto. Capiamo che si tratti di passaggi delicati, ma ci auguriamo che CVA riesca almeno a recuperare i soldi che sono stati investiti: si tratta di 700 mila euro, che corrispondono al 35% delle quote che CVA aveva acquisito. Sarebbe il minimo visto che dal 2009, alla stessa WGP è stata affidata la quasi totalità delle forniture per le centrali idroelettriche della Regione per svariati milioni di euro. Con risultati peraltro discutibili: mancate consegne, materiali difettosi. Non si è capito perché non si sia mai fatto niente. Aspetteremo con ansia di sapere quanto sia costata questa operazione alla CVA.»

Pubblicato / aggiornato il 20/04/2016 alle 12:00
Categoria: Salute