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L’armonia del bianco

L’armonia del bianco

Sabato 23 luglio, alle Maisons de Judith di Courmayeur, sarà inaugurata L’Armonia del Bianco, una mostra di arte contemporanea ispirata al Monte Bianco, giunta alla terza edizione.

Per il terzo anno consecutivo, infatti, l’associazione culturale Art Mont Blanc, in collaborazione con il Fai, Fondo Ambiente Italiano, propone la mostra nelle due caratteristiche baite lungo la Dora che risalgono a prima del 1740.L’esposizione, riunisce opere di artisti internazionali, ispiratisi alla montagna più alta d’Europa e alle sue vette innevate, quindi al colore bianco, per realizzare performance, fotografie, sculture e installazioni, spesso partendo da elementi naturali che entrano in dialogo con il paesaggio.Il bianco è il colore che risulta dalla fusione di tutti i colori dell’iride, ma è anche l’annullamento di tutti i colori, il non colore per eccellenza; colore del lutto in alcuni paesi orientali, ma soprattutto della purezza incontaminata, quindi dell’assoluto, della luce, dell’energia, dello spazio infinito e del trascendente. Colore della neve, esso ammanta il Monte Bianco in ogni stagione e lo trasforma in un paesaggio lunare, privo di vita e inospitale, che per secoli spaventò con il mistero delle sue vette irraggiungibili e delle sue pendici inabitabili le popolazioni delle valli circostanti. Il Monte Bianco fu divinità misteriosa esso stesso, presenza concreta della trascendente, con cui dialoga levandosi verso l’immensità del cielo. Domato poco più di due secoli fa, si è fatto più vicino e familiare, ma non ha perso la sua capacità di ispirare gli stessi sentimenti in coloro che lo affrontano e vi si avventurano, misurandosi con la piccolezza della propria dimensione umana, la debolezza delle proprie forze, la fragilità del proprio essere. Di fronte al candore della sua neve e al tempo inimmaginabile delle sue rocce, l’uomo vive fino in fondo la propria dimensione esistenziale, quella di un battito di ciglia capace di scorgere l’infinito.L’armonia scaturisce dalla fusione fisica dei colori che creano e costituiscono il bianco, ma anche dalla sua capacità di riflettere i colori che lo circondano (come ben compresero i pittori impressionisti). Colore non colore, il bianco sa accogliere e valorizzare il diverso e l’opposto, farsi al tempo stesso spazio e non luogo, pausa, silenzio. Sa accogliere e dare forza al nero e al rosso, al rosa più tenue o all’azzurro, essere spazio per ogni parola della pagina bianca e per ogni pensiero della mente, ma anche divenire cancellazione di ogni cosa.L’uso del bianco nei secoli è sempre stato di grande importanza per l’arte: dalle mani umane impresse come segni magici nelle grotte di Altamira alle architetture oniriche di Francesco Borromini, alle sculture in gesso di Antonio Canova. L’arte contemporanea ha continuato ad approfondire i significati e le possibilità di questo colore: dal Manifesto Blanco  del 1946 firmato da Lucio Fontana agli Achrome (1960) di Piero Manzoni, dai dipinti di Agnes Martin a quelli di Robert Ryman, per citare solo alcuni nomi molto noti.La mostra in Val Ferret propone le opere di nove artisti internazionali, attraverso le quali intende evocare alcune delle valenze che l’arte contemporanea ha conferito al bianco. Nella prima baita è esposto un trittico di Giovanni Ozzola, composto da due fotografie di grande formato eseguite appositamente per questo progetto e da una piccola montagna dorata, la cui astrazione simbolica contrasta e completa la oggettività delle altre due immagini. Esso si accompagna all’opera fortemente materica di Loris Cecchini (Peeling paints- Cyan,2016). Nella seconda baita la prima sala è dedicata ad artisti concettuali, con opere di Emilio Isgrò (tre volumi sul Monte Bianco “cancellati” dal colore bianco, 2016), di Giulio Paolini (Copia dal vero, 1975, recto e verso di una tela bianca che rappresenta la fisicità della pittura in tutte le sue possibilità espressive) e di David Richard (White Century, 2013, tela quadrata ricoperta da ben 100 strati di colore bianco). La seconda stanza induce alla meditazione per mezzo dell’opera a pavimento di Wolfang Laib Reishaus, del 1988, capanna circondata di riso che rimanda alla terra-madre nutrice dei suoi figli, ma anche alla forma più arcaica di tomba a inumazione. Vi si accompagna un piccolo dipinto, fortemente intimo e poetico, di Lawrence Carroll (2000). L’ultima stanza presenta un’opera al tempo stesso ottica e concettuale di Bruno Munari (Polariscop del 1967) e una di Fabio Mauri della serie Senzarte, Van Gogh, Carboncino (1990), in cui il celebre dipinto della camera da letto del pittore olandese è riprodotto in bianco su bianco: avendo perso la sua caratteristica principale – il colore – l’immagine risulta appena percepibile, quasi affiorasse alla memoria dopo la distruzione fisica dell’originale – come è successo a moltissimi capolavori dell’antichità in seguito a guerre, damnatio memoriae o fanatismo religioso.La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile tutti i giorni, dalle ore 11.30 alle ore 16.30, fino a domenica 28 agosto.Per ulteriori informazioni scrivere a info@courmayeurmontblanc.it.

Pubblicato / aggiornato il 23/06/2016 alle 12:00
Categoria: Salute