Alex Bonin: la falsa speranza di un telefono acceso
Foto di raftingrepublic.com
A una settimana dalla scomparsa di Alex Bonin da Villeneuve, continuano le indagini per giungere al suo ritrovamento.
Nella mattinata di venerdì 24 giugno, le speranze degli inquirenti si sono puntate sulla segnalazione di accensione di un telefono cellulare riconducibile a Bonin, riconosciuto da una cella sul territorio di Aosta. L’utenza è poi però risultata essere quella della moglie, Elodie Comoglio. I due cellulari e il tablet che Alex aveva con sé al momento dell’allontanamento da casa sono rimasti continuamente spenti da allora.Le indagini si sono allora concentrate su aspetti scientifici: allo scopo di confermare l’avvistamento avvenuto nella notte di mercoledì 22 giugno, sono in corso le analisi su alcuni oggetti (in particolare le bottigliette vuote) rinvenuti all’interno della seconda casa della Val Veny dalla quale Bonin sarebbe stato visto allontanarsi. Già giovedì 23 giugno, i genitori, la moglie e l’amica di Alex che è stata testimone dell’allontanamento da casa sono stati sentiti per capire se riconoscessero o meno alcuni oggetti abbandonati dall’occupante abusivo della baita in località Zerotta. Tutti e quattro hanno affermato di non essere in grado di ricondurre ad Alex né le ciabatte in plastica né la torcia elettrica. Bisogna però dire che si tratta di oggetti facilmente acquistabili ovunque e che, quindi, potrebbero essere entrati in possesso di Bonin dopo la sua partenza. “Esploriamo tutto l’esplorabile”, dice il questore di Aosta, Pietro Ostuni, che riconosce però la difficoltà di operare senza nuove informazioni a disposizione.
Pubblicato / aggiornato
il 24/06/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute