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Sindacati sul piede di guerra per gli appalti dei servizi socio-sanitari e assistenziali

Sindacati sul piede di guerra per gli appalti dei servizi socio-sanitari e assistenziali

Foto istitutoeuroarabo.itI sindacatidella Funzione pubblica della Valle d’Aosta prendono posizione in relazione ai bandi di appalto per servizi socio-sanitari e assistenziali pubblicati dal luglio 2016.

“Sono stati pubblicati bandi che, per le conseguenze drammatiche che potrebbero ripercuotersi sul cosiddetto Privato Sociale valdostano (le cooperative sociali) ed in particolar modo sui lavoratori del comparto, ci costringono a rendere pubbliche anzitempo le nostre preoccupazioni” scrivono FP Cgil, Cisl FP, Savt Servizi e Uil Fpl in una nota e poi precisano: “parliamo di ingenti ricadute sul piano occupazionale, piuttosto che di sensibili decurtazioni delle retribuzioni. Il nostro senso di responsabilità non può esimerci dall’esplicitare quanto paventiamo, anche se genererà timori tra le maestranze, già aleggianti nei servizi”.Qui di seguito gli appalti focalizzati, in ordine cronologico, per ente interessato, per destinatari e relativo importo annuale:  – AUSL V.d’A. servizio di mediazione interculturale ed interpretariato in urgenza già affidato a cooperativa sociale romana per 28.662,30 euro- Unité Monte Cervino: affidamento asili nido Verrayes e Nido/Garderie Valtournenche , (da sottoporre a ribasso: letteralmente dal capitolato) per 201.062,4 euro- Comune di Aosta: servizi assistenza domiciliare anziani, residenziali etc… per 4.212.461 euro- Unité Valdigne: affidamento asili nido per 675.620 euro”Analizzando e confrontando i capitolati d’appalto (cioè i regolamenti di gestione dei servizi) di cui sopra – scrivono i sindacati -, abbiamo constatato una lineare tendenza alla forte compressione e riduzione dei costi, ma a nostro parere, non in termini di razionalizzazione della spesa, ma di puro ed indiscriminato taglio lineare. Per quanto concerne per esempio il comune di Aosta, la base d’asta, cioè la cifra sopra riportata e passibile di ribasso, su cui far concorrere i partecipanti alla prossima gara e che andrà a determinare il compenso del vincente, non copre neppure l’attuale costo complessivo del lavoro (quanto viene pagato ai lavoratori, comprensivo degli oneri fiscali e previdenziali) sostenuto dagli attuali gestori. Sui dati in nostro possesso, abbiamo stimato che tale costo per circa 150 persone, corrisponda in linea di massima a 4 milioni e mezzo; ricordiamo che gli attuali organici, sono conseguenti al capitolato vigente ed in scadenza al 31.12.2016. Ci chiediamo cosa abbia indotto il Comune e chi per esso, ad ipotizzare che si possa andare ad una prossima gestione dei servizi mantenendone la qualità, con una prevedibile, negativa rideterminazione di personale e di condizioni lavorative”. Negli altri appalti il gap è meno evidente “ma costo del lavoro e importo presumibile di aggiudicazione andranno sostanzialmente a compensarsi – precisano i sindacati -, seppur con qualche differenza. Ricordiamo che nella gestione dei servizi ed in particolare delle strutture, esistono costi diversi da quello del personale, ulteriormente a carico dell’aggiudicatario (a titolo d’esempio assicurazioni, alimenti, bollette, riscaldamento e quant’altro). Abbiamo quindi il fondato timore che tali servizi saranno insostenibili, a queste condizioni”. Le organizzazioni sindacali temono dunque una forte  ricaduta occupazionale su questi servizi, in termini di possibili esuberi o  di depauperamento delle retribuzioni dei lavoratori coinvolti. “Tutto ciò può costituire un pericoloso precedente e non possiamo non domandarci se, dietro l’apparente coincidenza, non ci sia una precisa quanto malcelata volontà politica, di andare a comprimere e ridurre significativamente il costo del lavoro degli operatori del settore, attraverso l’espulsione di molti di essi dal mercato, piuttosto che attraverso una coatta riduzione delle loro condizioni retributive. Scaricandone così gli oneri sulle parti sociali!”, scrivono i sindacati, che ipotizzano le conseguenze: “Il risultato sarebbe esiziale e drammatico non solo per le persone coinvolte, ma per l’indotto intero e l’utenza cui riferisce; parliamo di operatori che svolgono servizi ineludibili del già provato welfare valdostano: di aiuto, di assistenza, di riabilitazione dei nostri anziani, dei nostri bambini, delle fasce più deboli della nostra società”. Da qui la scelta di “informare prioritariamente l’opinione pubblica valdostana, sui rischi che inopinatamente, superficialmente e forse con una certa spregiudicatezza, stanno corrodendo le nostre elementari regole di convivenza. Facciamo appello immediato a tutti i livelli politici ed istituzionali, in primis all’Assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali della Regione, di fermare immediatamente codesta deriva ed avviare tutti i dovuti e pertinenti tavoli di confronto. Per quanto ci riguarda, se non ottenessimo la congrua interlocuzione con le istituzioni, saremmo costretti alla mobilitazione del comparto, con la fondata previsione che la stessa sarà massiccia e compatta”.

Pubblicato / aggiornato il 26/08/2016 alle 12:00
Categoria: Salute