Vai al contenuto

Levata di scudi in difesa dei dipendenti e delle cooperative sociali aostane

Levata di scudi in difesa dei dipendenti e delle cooperative sociali aostane

È accesa polemica dopo la notizia di una serie di azioni da parte del Comune di Aosta nei confronti dei dipendenti delle cooperative che gestiscono i servizi agli anziani e delle cooperative stesse.

Oltre alla lettera inviata a Leone Rosso contro la presenza di moduli di raccolta firme volti alla revoca del bando di gara per l’affidamento dei servizi nel prossimo quadriennio, nella serata di venerdì 7 ottobre è arrivata a tutte le redazioni una lettera aperta firmata da Morena Avenoso: “Gentili organi di informazione, partiti politici e organizzazioni sindacali Con la presente desidero manifestare pubblicamente la mia delusione di fronte alla reazione avuta nei miei personali confronti da parte della dirigenza dell’Assessorato dei Servizi Sociali riguardo alla mattina del 21 settembre 2016 che mi ha contestata nell’esercizio dei mie diritti. Mi sono recata autonomamente, previa richiesta di regolare permesso lavorativo, presso la Sala Consigliare del Comune di Aosta ove era in corso, appunto, il Consiglio che avrebbe trattato un argomento a me molto vicino e di coinvolgimento strettamente personale: ovvero ‘il Bando anziani’ e per questo mi sono ritrovata citata (con nome e cognome) in una lettera di contestazione dei Servizi Sociali dopo essere stata vista al TG3 regionale!? A questo proposito, sottolineo che faccio parte dell’équipe del Servizio di Prossimità che sarà sicuramente tagliato da questo bando e quindi soggetta a probabile licenziamento. Dopo aver letto e riletto il contenuto della lettera di contestazione da parte dei Servizi Sociali, incredula e sgomenta per  una reazione di tale portata, esprimo il mio rammarico e la mia più totale delusione. Non avrei mai pensato né immaginato che una donna già madre di un bimbo meraviglioso di tre anni e soprattutto al 5° mese di gravidanza dovesse dare giustificazioni per essere stata presente in un momento dove si giocava il proprio futuro di lavoratrice. (…) Bene, la sottoscritta, madre di un bimbo di tre anni e incinta di 5 mesi riteneva fosse un diritto naturale quello di ascoltare e capire cosa ne sarà del futuro proprio e delle sue creature; ritenendo pressoché scontato e di facile comprensione anche alla persona più cinica, che una donna che rischia di perdere il proprio posto di lavoro e soprattutto con una famiglia in crescita, potesse tranquillamente e liberamente presenziare ad un Convegno pubblico. Manifesto a questo punto, dopo una continua rilettura di questa contestazione, nuovamente la mia delusione e il mio rammarico riguardo a tutto ciò, sentendomi addirittura vessata da parte di chi ha sentito la necessità di citarmi in detto avviso”. Espressioni di solidarietà sono venute dai consiglieri Carola Carpinello, Patrizia Pradelli, Étienne Andrione, Nicoletta Spelgatti e Andrea Manfrin. Scrive Pradelli: “Prendersela con una lavoratrice (per di più in gravidanza) rea di essere presente all’ultimo consiglio comunale per sostenere i propri diritti e che ascoltava la possibile minaccia di licenziamento è  un vero e proprio schifo. Sembra di essere tornati  al ventennio. Siamo ancora in un paese democratico? Abbiamo ancora dei diritti? Qualcuno pensa che facendo così abbasseremo la testa come le docili donne medievali? No assolutamente NO! Lei ha tutto il mio sostegno e se in comune è passata l’idea del ‘colpirne uno per educarne cento’ occhio perchè state davvero passando il limite”. Lega Nord e Gruppo misto di minoranza “seguono con crescente inquietudine l’avvitamento politico e forse anche personale della crisi che attanaglia il Sindaco Centoz. Ormai completamente isolato, senza comunicazioni con la sua stessa maggioranza, vittima di una sindrome d’assedio, il nostro ne è ormai ridotto a colpire alla cieca tutto quello che gli pare poter essere responsabile della sua situazione, di cui egli solo è invece causa. Ultime vittime, i lavoratori del servizio anziani, rei semplicemente, da quanto si evince nell’avvio di procedimento di contestazione, di essersi interessati al proprio destino. Nel documento, le contestazioni vertono su un avviso, affisso nella bacheca dipendenti, che, senza sigle politiche e senza nomi, esamina il nuovo appalto di gara. Ora, l’art. 1 dello Statuto dei lavoratori protegge la libertà di opinione del lavoratore. In una sua personalissima interpretazione di un ‘jobs act’ locale, il nostro Renzi in sedicesimo pare invece volerne farne carta straccia: il lavoratore non ha il diritto nemmeno di informarsi. (…) È questo che intende il governo di centro-sinistra della città come ‘attenzione verso le politiche sociali’? (…) Se l’amministrazione comunale, e in particolare il Sindaco, credono di uscire dall’angolo in cui si sono chiusi a causa dello stallo del bando anziani – sempre da loro provocato –, utilizzando contestazioni e ispezioni come violente armi di pressione e distrazione di massa, quasi che si illudessero di coprire con autoritarismo e vessazioni la propria triste incapacità, è tempo che abbandonino ogni illusione. Nessuno crede a quanto raccontano e molto rapidamente anche questi conati di autocrazia si riveleranno per quello che sono: la stizzita e infantile conclusione di un’esperienza fallimentare. Dispiace solo constatare una volta ancora, purtroppo senza sorpresa, che l’esistenza di molti sindacalisti non garantisce necessariamente l’azione di un sindacato né, a maggior ragione, i diritti fondamentali dei lavoratori”.Scrivono i portavoce di L’Altra VdA, Carola Carpinello e Andrea Padova: “In questa orribile pagina di vita politica locale pensavamo di aver toccato il fondo con le ‘ispezioni’ nei locali delle cooperative e le relative contestazioni per possesso in loco di foglio di petizione. Invece no. Assistiamo ad una nuova edizione della ‘caccia alle streghe’ o delle ‘liste di proscrizione’ a seconda che si voglia prendere come riferimento il medio evo o il periodo delle guerre civili romane. Si tratta però sempre di periodi storici che credevamo passati per sempre, sostituiti da una civile convivenza democratica, nella quale sia possibile a tutti, in particolare ai lavoratori e alle lavoratrici che difendono il loro diritto al lavoro, seguire le scelte degli amministratori pubblici che decidono del loro impiego ed esprimere le loro opinioni. Evidentemente ci eravamo sbagliati, ad Aosta (e non solo) non è possibile conoscere e men che meno criticare o contestare scelte discutibili e penalizzanti per utenti e operatori dei servizi pubblici. Non è possibile, per una lavoratrice con regolare permesso lavorativo, assistere al dibattito consigliare che decide del suo destino lavorativo. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti della operatrice dei servizi autrice della lettera inviata ai media e ai consiglieri; solidarietà e vicinanza. Queste lavoratrici non saranno sole (una maggioranza di donne e  per questo ancora più colpevolizzate?). Siamo ormai alle vere e proprie intimidazioni. Di fronte a tutto ciò,  è ancora più triste ed avvilente il silenzio di un sindaco del PD, l’ombra di un partito per il quale lavoro, diritti, pari opportunità non contano più nulla”.Prende posizione sulla questione anche il Comitato Unité des Droits, che scrive: “Si rimane basiti davanti ad un tale atteggiamento da parte delle istituzioni comunali visto che persino la Costituzione italiana prevede all’art. 21 comma 1 ‘Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’. La stessa Costituzione considera la raccolta firme un mezzo democratico art 138 comma 2”.

Pubblicato / aggiornato il 07/10/2016 alle 12:00
Categoria: Salute