Alpimagia. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini
Venerdì 28 ottobre, alle ore 18, al Museo Archeologico Regionale di Aosta, sarà inaugurata la mostra Alpimagia. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini di Stefano Torrione.
La rassegna presenta 92 fotografie di grande formato che conducono nel mondo “magico” della cultura popolare alpina. Immagini di riti scanditi dall’antico calendario contadino che portano il visitatore, attraverso le sei sale tematiche della mostra, in un viaggio immaginario che percorre un intero anno solare sulle montagne.Dalle scampananti feste propiziatorie per scacciare l’inverno, alle gesta carnevalesche di uomini selvatici con sembianze di orsi, lupi e diavoli, dai roghi di mezza quaresima a quelli del solstizio d’estate, dalle notti di Halloween alle scorribande notturne dell’Avvento, fino ai riti natalizi e a quelli di fine anno, il visitatore è condotto alla scoperta di luoghi e località dai nomi poco conosciuti, tra gli abitanti delle Alpi, occitani, valdostani, ladini, sud tirolesi, friulani, cimbri e mocheni, dove “arde ancora il fuoco della tradizione”.Il progetto espositivo è il risultato di un lavoro di ampio respiro sulla cultura immateriale delle popolazioni alpine, realizzato dal fotografo valdostano nel corso di diversi anni. Dalla Valle d’Aosta al Piemonte, dalla Lombardia al Friuli, dal Trentino all’Alto Adige SüdTirol, dal Friuli al Veneto, fino alla Liguria, Stefano Torrione ha percorso valli e paesi alla ricerca dei riti e le feste delle comunità di montagna, componendo un grande affresco sulla cultura popolare alpina.Sulle Alpi risiede ancora la magia di riti e feste, la cui origine si perde nella notte dei tempi. In questa esposizione è possibile quindi apprezzare la ricchezza e il fascino di un progetto che, come in un gioco di specchi, riflette squarci di vita dei piccoli mondi alpini, separati tra di loro da vallate impervie, ma uniti in un unico spirito.Per realizzare Alpimagia Torrione ha impiegato più di 5 anni e ha percorso più di 100 mila km, spostandosi dalla Liguria fino al Friuli Venezia Giulia, alla riscoperta degli antichi riti che ancora oggi vivono sulle montagne. È tornato negli stessi posti “più e più volte per fotografare quei riti, da un anno all’altro, senza fretta – quasi un elogio della lentezza – per cercare di coglierne l’essenza“ come scrive Daria Jorioz, curatrice del catalogo, nel testo di presentazione del lavoro, interrogandosi sul significato del rito.Alpimagia è una ricerca unica nel suo genere in Italia, che ha portato il fotografo a scattare oltre 30 mila immagini per cogliere la “magia” di atmosfere pastorali di origine pagana e precristiana, e consegnarci “un’esperienza immersiva che si colloca nel solco di una rimeditata antropologia visiva”, scrive ancora Jorioz, volta a ricomporre i tasselli di un grande mosaico di tutte le genti che abitano il lato italiano delle Alpi.“Non sanno, tra loro, i montanari, di essere frammenti dello stesso sogno” scrive Paolo Cognetti, milanese trapiantato in una baita della Valle d’Aosta, autore di Ragazzo selvatico e Sofia si veste sempre di nero, finalista al premio Strega. I suoi sette testi inediti, che accompagnano e impreziosiscono l’esposizione fotografica, la illuminano di una dimensione onirica e magica. Cognetti immagina infatti di vivere in un sogno e di “essere tra gli uomini che videro arrivare il primo inverno”, ben interpretando con parole dense e evocative i reportage di Torrione.Le fotografie di grandi dimensioni, esposte nelle ampie sale del museo Archeologico, raccontano di quegli uomini che danno “fuoco all’inverno”, e che perpetrano antiche usanze: come nel caso della danza degli spadonari di Giaglione o del frastuono degli scampanatori di S. Martino di Predazzo, o ancora come i “bussatori” (Kloecler) notturni della Val Sarentino o il risveglio dell’orso della Coumba Freide in Valle d’Aosta, solo per citare alcuni dei riti documentati.Stefano Torrione, fotografo giramondo, negli ultimi anni ha concentrato la sua attenzione sul mondo delle Alpi, prima con il progetto Guerra Bianca, esposto a Trento a maggio, frutto di tre estati di lavoro sui ghiacciai del nord est, che costituivano il fronte del conflitto bellico, alla ricerca dei segni lasciati dalla Prima Guerra Mondiale. La mostra presenta un allestimento intenso e coinvolgente, accompagnato da un tappeto sonoro che parte dalla stanza dei suoni delle Alpi, e che Torrione stesso ha registrato nelle sue lunghe peregrinazioni, alternando il registratore audio alla macchina fotografica. Il percorso espositivo termina infine con la visione di uno slide show che scorre velocemente sullo schermo: otto feste, per otto regioni alpine, in otto minuti.Il progetto fotografico di Torrione testimonia la “resistenza” dei montanari di fronte alla omologante ondata global e techno che tutto assimila, ed è soprattutto un forte monito a “ricondurre le nostre vite al ritmo antico e naturale delle stagioni, scandito dall’alternanza della luce del giorno e del buio della notte, al bisogno di riappropriarci delle nostre radici culturali”, asserisce Daria Jorioz.L’esposizione resterà aperta sino a domenica 19 febbraio, dal martedì alla domenica, ore 10-13 e 14-18, chiuso il lunedì.
Pubblicato / aggiornato
il 19/10/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute