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Cgil: la povertà cresce in Valle d’Aosta, che nel mondo reale non è al primo posto in Italia

Cgil: la povertà cresce in Valle d’Aosta, che nel mondo reale non è al primo posto in Italia

Foto di Giovanni Pellizzeri Nel 2015, circa 7,2 famiglie su 100, in Valle d’Aosta, si trovavano in situazioni di povertà e la Regione è all’11° posto per incidenza della povertà, a livello nazionale.

Questo un dato contenuti all’interno del Rapporto sulla Povertà in Valle d’Aosta, realizzato dalla Cgil Regionale, dallo Spi Cgil Valle d’Aosta e dall’Istituto di Ricerche Ires Lucia Morosini di Torino. “Volevamo fare un punto sulle questioni che attengono alla povertà nella nostra regione, andando ad analizzare anche la situazione del lavoro, che è strettamente legata a quella della povertà. Abbiamo analizzato i dati provenienti dal nostro sistema fiscale, dalle dichiarazione dei redditi di chi si avvale del nostro Caaf, dall’Isee e intervistato persone in condizioni sociali difficili – ha detto il segretario regionale della Cgil, Domenico Flacomatà, introducendo il documento. Lo abbiamo fatto nella consapevolezza che la Valle d’Aosta ha una condizione non così complicata o difficile rispetto ad altre Regioni”. Il numero di famiglie povere è andato crescendo costantemente nel tempo: dal 2013, dato in linea con le altre Regioni del Nord Ovest, erano infatti 8,5 in Liguria, 6,6 in Piemonte e 4,6 in Lombardia. Nel 2015, le persone in condizione di grave deprivazione erano il 9,4%, valore rimasto stabile dal 2014 e su livelli maggiori alla media del Nord Italia. La percentuale degli individui invece a rischio povertà ed esclusione sociale, nel 2015, è salita al 17,9%, valori superati nel Nord del Paese solo da Piemonte con il 18% e dalla Liguria con il 25,8%. “I dati esaminati – spiega Dario Santo, ricercatore dell’Ires – indicano una situazione nella quale la povertà ha una maggiore incidenza in Valle d’Aosta rispetto alle altre Regioni del Nord, nonostante la presenza di segnali all’apparenza contrastanti, come l’elevato livello del Pil pro capite e una certa equità della distribuzione dei redditi. I lavoratori dipendenti e pensionati rappresentano gran parte del campione esaminato, inoltre il 60% degli individui osservati ha dichiarato di avere un reddito compreso tra 0 e 10.000 euro, fattore che ha portato gli indici di diffusione della povertà ad assumere valori elevati in tutti gli anni e a una distribuzione dei redditi fortemente asimmetrica”. Analizzando le dichiarazioni dei redditi, gran parte delle persone sotto soglia di povertà sono di nazionalità italiana, arrivando all’87% “con una tendenza a diminuire nel corso degli anni – ha sottolineato Santo – gli individui con contratto di locazione risultano di poco superiori ai proprietari di abitazione, in contraddizione con l’ipotesi che la proprietà dell’abitazione sia un elemento di protezione contro la povertà”. Presente anche il Direttore della Caritas della Valle d’Aosta, Andrea Gatto: “Questo rapporto disegna una fotografia di quello che succede nella nostra Regione. L’analisi sulla qualità della vita, uscita in questi giorni sul Sole 24 Ore, mi ha lasciato perplesso. Un dato che ci preoccupa è quello giovanile, dove registriamo una forte sfiducia. Lo notiamo al nostro Centro d’Ascolto, dove i ragazzi non chiedono aiuto. Ci troviamo in linea con questa analisi nell’ottica della collaborazione dove dobbiamo lavorare per una maggiore inclusione lavorativa dei giovani, dobbiamo lavorare insieme per ricostruire la fiducia”. L’analisi della Cgil mette in rilievo che la situazione della Valle d’Aosta è peggiorata. “Lo si evince dal dato sulla contrazione reale delle risorse pubbliche – ha evidenziato Patrik Vesan, docente di scienze economiche e politiche all’Università della Valle d’Aosta –, quindi un’incapacità nel gestire il disagio. Un disagio che si inserisce in un contesto non negativo dove i redditi e la loro distribuzione reggono. La povertà è cresciuta ma rimane su livelli contenuti e non drammatici come in altre realtà. Questo non vuol dire che dobbiamo dormire sugli allori anzi, dobbiamo lavorare affinché le sacche di rischio vengano contenute. Non siamo affatto i primi della classe come ha detto il Sole 24 Ore questo perché il confronto dovrebbe essere fatto tra la nostra veloce e chi veramente corre veloce”.

Pubblicato / aggiornato il 16/12/2016 alle 12:00
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Categoria: Salute