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Alla Saison si parla di cambiamento climatico

Alla Saison si parla di cambiamento climatico

La Saison Culturelle, con la collaborazione scientifica della Associazione Italiana Insegnanti di Geografia della Valle d’Aosta, propone la conferenza sul tema Il clima del passato come chiave per interpretare il cambiamento climatico.

Relatore Giuseppe Orombelli, professore emerito all’Università Milano Bicocca, giovedì 16 marzo alle ore 21, presso la Sala conferenze della Biblioteca regionale di Aosta.
Mentre il cambiamento climatico prosegue, anno dopo anno, accentuando i suoi segnali, ci si interroga su come contrastarlo e come prevederne i suoi effetti. Una via è quella di utilizzare le conoscenze sul clima del passato per meglio comprenderlo nelle sue dinamiche, nelle sue cause, nei suoi possibili effetti.
Il clima sulla Terra dipende dalle dimensioni, dalla distanza dal Sole e dall’evoluzione del nostro pianeta. Nella sua lunga storia la Terra ha conosciuto condizioni ambientali molto diverse, pur raggiungendo e mantenendo condizioni favorevoli alla presenza e all’evoluzione della vita. 
Su scale di tempo e con ampiezze diverse il clima terrestre è sempre mutato. Lungo periodi di tempo dell’ordine delle centinaia o decine di milioni di anni la Terra ha oscillato tra condizioni “di serra” o “di forno” cioè più calde o molto più calde delle attuali, in cui i ghiacciai e i ghiacci marini erano praticamente assenti, a condizioni “di ghiacciaia”, con temperature simili o molto più fredde delle attuali, quando i ghiacciai e i ghiacci marini erano presenti e molto più estesi (“ere glaciali”).
Sulla scala delle centinaia/decine di migliaia di anni, cause astronomiche hanno determinato variazioni cicliche quasi periodiche del clima che, nei periodi freddi, si sono manifestate con espansioni (glaciazioni) e contrazioni dei ghiacciai (periodi interglaciali). Oscillazioni interne al sistema climatico hanno prodotto variazioni climatiche repentine, della durata di secoli o pochi millenni, particolarmente evidenti durante le glaciazioni (i cosiddetti stadi e interstadi), non in fase nei due emisferi.   
Infine cause diverse sono ritenute responsabili delle minori variazioni climatiche, alla scala di pochi secoli o decenni, generalmente di più ridotta estensione spaziale e tra loro spesso sfasate nel tempo.
Su questo sfondo di cambiamenti climatici naturali, documentati dagli archivi geologici del clima, negli ultimi secoli (o forse millenni) si sono sovrapposte modificazioni del sistema climatico prodotte dalle attività umane. Riconoscere quest’ultime e i loro effetti e confrontarle con i primi, utilizzare le conoscenze del passato per prospettare i possibili percorsi futuri del cambiamento climatico in atto sono i compiti delle attuali ricerche di paleoclimatologia.

Giuseppe Orombelli, Professore emerito di Geografia fisica all’Università di Milano Bicocca
Ha svolto ricerche nei settori della geomorfologia, geologia del Quaternario, glaciologia e paleoclimatologia, nelle Alpi, in Karakorum, Groenlandia e Antartide.
Ha diretto per oltre un decennio i programmi italiani di ricerca nel settore “glaciologia e paleoclima” in Antartide ed ha curato la partecipazione italiana ai progetti europei di perforazioni profonde in ghiaccio in Groenlandia (GRIP) e in Antartide (EPICA), di cui è stato vice-chairman.
Già presidente della Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario e del Comitato Glaciologico Italiano, è attualmente vicepresidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide. E’ membro effettivo dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei.

Pubblicato / aggiornato il 09/03/2017 alle 12:00
Categoria: Salute