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Il Consiglio Valle ricompone l’Ufficio di Presidenza

Il Consiglio Valle ricompone l’Ufficio di Presidenza

Dopo cinque ore di dibattito, martedì 21 marzo, il Consiglio Valle è giunto a ricomporre l’Ufficio di Presidenza, in parte svuotato dagli effetti della Legge Severino, in parte dal cambio di maggioranza.

Alla fine, sono stati eletti vicepresidenti Antonio Fosson e Joël Farcoz; segretari Carlo Norbiato e André Lanièce.
Prima, uno scambio di accuse in piena regola, a ruoli ribaltati rispetto a quelli messi in scena dal 2013 (dall’elezione della Giunta Rollandin) sino al 10 marzo, giorno di elezione della Giunta Marquis.
Base i partenza la richiesta di dimissioni di Andrea Rosset (definito da Aurelio Marguerettaz “impreparato e inadeguato”), allo scopo di dare all’Assemblea un presidente auspicabilmente super partes, ancorché di maggioranza, visto che – a detta di Union valdôtaine, Pd Sinistra Valdostana ed Edelweiss popolare autonomista valdostano – lui non lo è stato.
Dalla minoranza sono arrivate accuse di aver compiuto atti di sgarbo istituzionale, di voler serrare i tempi a svantaggio della riflessione, di aver agito in totale disprezzo delle regole mettendo in serio pericolo di illegittimità l’istituzione consiliare ma anche la Giunta che ha espresso.
Un ritorno alle urne è stato evocato da Marilena Péaquin poiché, a suo parere, il “massimo organismo amministrativo” regionale non è più rappresentativo dei Valdostani. Mauro Baccega ha asserito che “per demolire un sistema si arriverà a demolire la Valle d’Aosta”. Emily Rini ha precisato: “noi non chiediamo nessun posto apicale perché non vogliamo condividere nulla con questo squallido teatrino”. “Una maggioranza contro natura”, è stata definita da Aurelio Marguerettaz, poiché non nata dagli elettori. Ha poi ricordato che chi accusa l’attuale minoranza di aver portato la Valle d’Aosta sull’orlo del baratro ne ha, per anni, condiviso le scelte. Augusto Rollandin è stato lapidario: ora governa chi ha perso le elezioni e lo fa perché ha bypassato le regole.
Dalla maggioranza, la gioia perché è stato riacceso il dibattito politico anche “ridando la parola ai muti”, ovvero a chi in aula non aveva praticamente mai preso la parola ma anche a chi aveva votato contro la sua maggioranza da franco tiratore oppure aveva indossato le vesti del “responsabile”. L’accusa di aver dato luogo a spettacoli indecorosi è stata rinviata al mittente da Patrizia Morelli poiché – a dire di Uvp, Alpe, Pour notre Vallée e Stella alpina – li ha offerti la ex maggioranza nell’intero periodo del proprio governo. Elso Gérandin ha declinato alcuni esempi: un bilancio dimezzato e penalizzato come quello di nessun’altra Regione o Provincia autonoma, un’Irpef che cala di 10 milioni l’anno e un Casino annientato da anni di menzogne e regalie.
Andrea Padovani ha giudicato irresponsabile il comportamento di chi, per due volte, non si è presentato in aula. Soprattutto grave che lo abbia fatto il presidente della Regione, ha rincarato Antonio Fosson. Il quale ha anche aggiunto che, se di sovvertimento bisogna parlare, lo si deve fare nei confronti dell’ex maggioranza che, dal 2013 al 2017, non ha fatto che cercare di forzare a proprio vantaggio l’esito delle urne.
Pierluigi Marquis ha voluto ricordare che vi sono stati quattro mesi per confrontarsi ma che il rifiuto al dialogo finalizzato ad affrontare i pressanti problemi della regione ha indotto le forze politiche attualmente in maggioranza a una scelta di responsabilità.
Silente Roberto Cognetta, in minoranza ma con il proprio voto dato alla mozione di sfiducia al Governo Rollandin.
A margine, scontro fra Baccega e Stefano Borrello sulla posizione di Stella alpina, con il primo che ha accusato la segreteria di aver portato alla scissione del movimento e il secondo che ha ribaltato l’accusa su Baccega, definendolo incapace di conformarsi alle decisioni della maggioranza del partito.
In relazione all’elezione di Carlo Norbiato nell’Ufficio di Presidenza, Perron ha chiesto all’eletto nella lista Unionista, che di fronte a lui (allora presidente del mouvement) aveva firmato l’impegno alla candidatura “se non prova imbarazzo e vergogna per il suo agire”, mentre Marguerettaz lo ha paragonato a Roberto Gremmo che, nel 1990, fu il 18° consigliere della Giunta Bondaz. L’interessato si è difeso affermando: “non ho più la tessera dell’Union valdôtaine dal 2014 e non capisco lo stupore unionista per una decisione che era assolutamente prevedibile”.

Pubblicato / aggiornato il 21/03/2017 alle 12:00
Categoria: Salute