Gressan: eventi a corollario del Gaude flore
Per arricchire questo momento, l’Amministrazione comunale in collaborazione con la Pro Loco e l’associazione Abro de Feur, ha organizzato un incontro di avvicinamento al canto sacro nella tradizione valdostana con Cesare Marguerettaz e Stefano Viola (alle ore 18 in Place du Grand Four) e, dopo la Santa Messa, un momento di festa con la musica dei Laripionpion.
L’assessore alla cultura, Erika Guichardaz, sottolinea l’importanza di mantenere viva questa tradizione: “Il Gaude flore era, un tempo, cantato in tutta la Valle d’Aosta, ora lo è solo a Gressan. È dunque importante preservare e trasmettere questa tradizione, trasmessa oralmente e ininterrotta dal XVIII secolo”.
Il Gaude Flore (o Hymne des sept joies) è una lode in onore della Vergine Maria, che canta la gioia per la resurrezione di suo figlio. L’origine di questo inno è poco conosciuta: qualcuno fa risalire la sua creazione a Sant’Anselmo, altri a Tommaso da Kempin; a Gressan è per lo più attribuita a Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, al quale, secondo la tradizione, mentre cantava, come ogni giorno, le “sept joies” della Vergine, Maria gli apparve chiedendogli di ricordarsi anche delle “joies célestes”, quelle che non avranno mai fine. Così come ci è pervenuto, l’inno presenta, oltre alle sette strofe originali che raccontano ciascuna una “joie céleste” della Vergine, un’ottava strofa che fu aggiunta in seguito e che deriva da una sequela medievale.
A Gressan, dal 1705, si chanta il Gaude Flore nel pomeriggio del giorno di Pasqua per ringraziare la Vergine Maria di aver protetto il villaggio di Molline. Il parroco Michel Ottin racconta “della furia delle acque del 2, 3 e 4 novembre 1705, del duro lavoro dei volontari per arginare il torrente e della fede degli abitanti che in quell’occasione non hanno cessato di pregare per essere risparmiati dalla catastrofe. In effetti la pioggia cessò, i danni materiali furono notevoli, ma non si ebbero a lamentare vittime”.
Questo inno fu trasmesso oralmente tra i Chantres della parrocchia di Gressan, nonostante esista il testo originale scritto in gregoriano.
Questo canto è eseguito nella versione con il falso bordone, con l’accompagnamento del trombone o tuba. Utilizzare questo strumento, di cui non si conoscono le origini, è molto difficile poiché, non disponendo di tasti, bisogna farlo suonare con la vibrazione delle labbra per ottenere il suono desiderato. Il falso bordone è un modo di cantare tipicamente valdostano. Un tempo, l’esecuzione era basata sull’improvvisazione dei cantori che introducevano due o tre voci – a seconda degli schemi denominati “toni di falso bordone” – che rendevano la melodia gregoriana
come una sorta di basso accompagnato dal suono grave della tuba.
Dal 1985, è una nuova versione ad essere interpretata a Gressan, armonizzata da Pietro Brocard, organista della parrocchia di Gressan, che con straordinaria potenza ha tradotto un pezzo dell’antica melodia gregoriana ritrovata nella cappella di Molline e che, con la conoscenza mnemonica del canto, è riuscito a creare la versione attuale.
Pubblicato / aggiornato
il 12/04/2017 alle 12:00
Categoria:
Salute
