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Padovani: quotare Cva non è nell’interesse dei Valdostani

Padovani: quotare Cva non è nell’interesse dei Valdostani

 Il consigliere regionale Andrea Padovani ritiene di voler esprimere il proprio punto di vista, che definisce moderno e di sinistra, rispetto alla quotazione in borsa di Cva.

Lo fa alla luce di due presupposti: il valore dell’azienda nel tessuto economico locale e il venir meno dell’obbligo di quotazione, a seguito della modifica del decreto Madia nella sua conversione in legge.
Padovani ritiene quindi che la questione “può essere valutata liberamente in base agli obiettivi di sviluppo e di crescita che vogliamo darci. Obiettivi di sviluppo e di crescita non esclusivamente per l’azienda ma per la Regione tutta, e qui sta il punto“. Il consigliere di L’Altra VdA si chiede se si possa davvero affermare che l’ingresso di azionisti privati in CVA sia nell’interesse generale di tutti i Valdostani. “Io penso di no. La risoluzione del Consiglio regionale approvata il 21 giugno prevedeva di acquisire maggiori informazioni riguardo alla quotazione di CVA e di dare maggiori informazioni alle valdostane e ai valdostani per poterne valutare le loro intenzioni e per questo ho votato a favore“. Padovani dice di aver impiegato un mese per aumentare la sua conoscenza al riguardo e formarsi una opinione più circostanziata: “CVA può essere, più di ieri, per la nostra Regione un formidabile motore per uscire dalla crisi e per incamminarci verso un futuro più sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Perfino l’AD di CVA De Girolamo ha recentemente affermato in una intervista che ‘CVA può fungere oltre che da promotore di iniziative finalizzate all’efficienza energetica ed alla decarbonizzazione della nostra regione, anche da volano per lo sviluppo di imprese locali…’. Ciò sarà possibile però se non si imporrà come logica il profitto, ma si potrà decidere di ridurlo a favore delle imprese locali o per accelerare lo sviluppo di tutta la regione”.
Il consigliere del Gruppo misto dice di essersi ulteriormente convinto del proprio pensiero guardando ai recenti casi di cronaca: “Il caso Roma-ACEA ci mette sotto gli occhi come la partecipazione del privato all’azionariato, in un settore così strategico, spinga naturalmente l’azienda a cercare il profitto piuttosto che gli investimenti, a cercare l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani con il risultato di trasformare uno degli acquedotti più efficienti d’Italia in un colabrodo e le tariffe a carico dei cittadini tra le più alte“. La sua convinzione attuale è quindi “di sospendere il processo di quotazione di CVA, di riorganizzare la gestione e la trasparenza riformando il rapporto tra proprietà e azienda e di trovare manager capaci che la sappiano dirigere verso le mete di sviluppo decise dai valdostani e non da azionisti che punterebbero solo al loro tornaconto“.

Pubblicato / aggiornato il 27/07/2017 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione