Il caldo fa fibrillare la politica valdostana
Saranno le temperature infernali degli ultimi giorni, sarà che Lucifero è tentatore di nome e di fatto, ma sembra proprio che, in questo inizio di agosto, la politica valdostana si sia surriscaldata.
Fino a luglio, la maggioranza regionale di Union valdôtaine progressiste, Alpe, Pour notre Vallée e Stella alpina sembrava assestarsi nella veste conquistata il 10 marzo.
Il Casino aveva un nuovo amministratore unico, un piano di ristrutturazione aziendale e un processo di riduzione del costo del personale ratificato dai lavoratori con un referendum; l’agricoltura aveva un proprio pacchetto di misure di rilancio e un jardin alpin; le attività culturali estive (castelli, archeologia, spettacoli) erano iniziate; Cva aveva un nuovo presidente del CdA e il Forte di Bard aveva un nuovo consigliere delegato; la legge sull’inclusione sociale era stata modificata così come i criteri per l’erogazione del Bon de Chauffage; si pensava a far ripartire il cantiere di ampliamento dell’ospedale regionale; con l’autunno sarebbe stato aperto il primo tratto di Bassa Via…
Nel frattempo Uvp aveva riunito il suo congresso e lanciato l’ipotesi di un rassemblement valdôtain senza che scaldasse eccessivamente gli animi.
Poi una rapida sequenza di eventi ha sparigliato le carte in tavola.
Lunedì 31 luglio, all’assemblea del Cpel, i voti contrari alla variazione al bilancio regionale sono stati solamente 26, mentre 23 voti erano “assenti”. Non si sa se perché non si sono organizzati in tal senso (come hanno suggerito) o perché i fedelissimi alla linea rollandiniana si sono voluti contare.
Agosto è iniziato con Pour notre Vallée che, in un’intempestiva conferenza stampa, martedì 1°, ha annunciato la creazione di un unico gruppo consiliare con Area Civica (cioè Norbiato) e Stella alpina ma si è rifiutata di esporre i contenuti del progetto politico retrostante, il giorno dopo, ai consiglieri regionali riuniti.
E, il 2 agosto, Mouv’ (che aveva votato la mozione di sfiducia ma non era entrato nel Governo) ha annunciato l’uscita di Elso Gerandin da tutte le Commissioni in polemica con un cambiamento annunciato ma non visto nel modo di fare politica.
Allora Uvp ha cominciato a dire che non voleva avere nulla che spartire non solo con il progetto politico di AC-SA-PnV ma neppure con alcuni personaggi che operano in quel raggruppamento (La Torre in primis).
Laurent Viérin, ribadendo in aula il proprio progetto di casa comune autonomista, giovedì 3 agosto, ha fatto l’occhiolino a Union valdôtaine ed Ego Perron è stato lesto nel raccogliere il messaggio e nel chiedere di accellerare i tempi di un confronto in tal senso perché se no, a settembre, Union valdôtaine avrebbe levato le armi contro la maggioranza, sinora tenute abbassate (difficile capire se per incapacità, pigrizia o scelta).
Alexis Vallet, fermo all’ipotesi di coalizione elettorale firmata il 14 giugno, deve aver fatto un salto sulla sedia e, venerdì 4 agosto, ha esternato il proprio disappunto e invitato Uvp a non voler resuscitare il passato.
Sabato 5 agosto è stata Elisa Bonin, presidente di Uvp, a dire che la grande casa unionista non è un ritorno al passato ma guardare al futuro e al cambiamento e, se Vallet non se ne accorge, è perché il suo autonomismo è annacquato o dimenticato.
E Stella alpina, sempre poco sanguigna nelle estenazioni, ha invitato tutti a stemperare gli animi e a continuare il confronto e il lavoro serio e costante perché: “L’Autonomia è un plebiscito di tutti i giorni, che ci chiama alla responsabilità di un dovere comune, a un’aspirazione per l’avvenire della nostra Valle, essa non ha proprietari, padrini o madrine e non pensiamo possa essere piegata al volere di nessuno. La merita e la sceglie chi tutti i giorni cerca di fare il meglio per la propria comunità senza alcun padrone se non la propria coscienza e il volere del popolo che si rappresenta”.
Per ora silenti il Partito democratico ed Epav, probabilmente in attesa di ricevere maggiori input dall’alleato di riferimento.
Attendiamo dunque nuovi colpi di scena, che potrebbero portare a un nuovo cambiamento di governo (magari di transizione) oppure a elezioni anticipate (magari anche sotto forma di election day esteso al Comune di Aosta).
Molto dipende dal ruolo che, in tutto ciò, vorrà o potrà avere Augusto Rollandin, che è stato l’uomo da abbattere dal 1° luglio 2013 al 10 marzo 2017 e il cui desiderio di continuare a essere manovratore in primo piano o dalle retrovie condizionerà le scelte di molti.
Sempre che uno dei tradizionali temporali agostani non riporti la temperatura al di sotto della soglia di guardia e la politica a velocità normale.
Pubblicato / aggiornato
il 05/08/2017 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione
