Bilancio RaVdA al bivio
Dopo l’approvazione dell’emendamento che riduce il contributo della Valle d’Aosta, per il 2018, da 144,3 a 99,3 milioni di euro, una spada di Damocle pende sul Bilancio della Regione autonoma, calendariato in discussione al Consiglio Valle a partire da martedì 19 dicembre.
Il presidente della Regione, Laurent Viérin, ha chiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, allo scopo di “risolvere la questione”. Ma l’incontro dovrebbe avvenire (ed essere risolutivo) prima dell’approvazione della legge finanziaria dello Stato, prevista per lo stesso martedì 19, presumibilmente con voto di fiducia. Diversamente, quasi 100 milioni di spese previste dal Bilancio regionale non avrebbero una copertura finanziaria.
Se il Bilancio valdostano fosse stato approvato secondo il calendario inizialmente previsto (ovvero entro il 7 dicembre), il contesto sarebbe potuto essere diverso. Infatti la Valle d’Aosta avrebbe adottato un documento con l’incognita delle norme finanziarie dello Stato per il 2018. Nel caso in cui i due documenti si fossero rivelati in contrasto, si sarebbero potuti avviare trattative o contenziosi. Altra cosa sarebbe approvare un Bilancio in contrasto con una legge approvata, con l’ulteriore problematica che il documento in questione deve ottenere i necessari visti di legittimità.
Nella sua lettera, Viérin ha espresso “stupore” rispetto ai contenuti dell’emendamento proposto dal viceministro Morando. Poiché la tesi è che sia in contrasto con la sentenza 77/2015 della Corte costituzionale, secondo la quale il contributo al risanamento della finanza pubblica, in quanto misura straordinaria, sarebbe dovuto cessare nel 2017. ll contributo era stato istituito con decreto legge 95/2012 e poneva in capo alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano un concorso alla finanza pubblica per l’importo complessivo di 600 milioni di euro per l’anno 2012, 1.200 milioni di euro per l’anno 2013 e 1.500 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014. Ed è questa la norma rispetto alla quale la Corte costituzionale si è espressa con la citata sentenza. Ma il contributo per gli anni 2017/2020 non è stato deciso con questa norma bensì con un’altra, successiva alla sentenza, mai impugnata né abrogata e peraltro votata dal deputato Rudy Marguerettaz e dal senatore Albert Lanièce: la 232/2016, ovvero la legge finanziaria per il 2017. Qui, i commi 527 e 528 del primo articolo estendono il contributo al risanamento della finanza pubblica in capo alle Regioni e Province autonome sino al 2020. E sono questi i 144 milioni che l’emendamento approvato in Commissione venerdì 15 dicembre riduce, per la Valle d’Aosta. Riduce ma non annulla.
Si aprono dunque due possibilità: Viérin incontra Gentiloni e lo convince a modificare l’emendamento, cancellando oltretutto la norma del 2016, oppure la Legge finanziaria di Stato è approvata nell’attuale formulazione. In questo secondo caso il Governo regionale dovrebbe scegliere se, convinto delle proprie tesi, forzare la mano e portare comunque alla votazione il Bilancio così come approvato il 1° dicembre dalla Giunta oppure ritirare il testo e rimodularlo, accantonando i 99 milioni (e avviando poi eventualmente un contenzioso analogo a quello attualmente in corso per i 144 milioni del 2017).
Pierluigi Marquis, presidente della Regione dal 10 marzo al 13 ottobre 2017, ha vissuto una parte della trattativa con lo Stato per la riduzione del contributo richiesto alla Valle d’Aosta e, rispetto a questa situazione, dice: “Lo scenario è molto preoccupante. Immaginavamo che il presupposto per l’iscrizione in disponibilità a bilancio regionale dei 144 milioni di euro derivasse da un accordo con il Governo centrale. L’emendamento approvato venerdì dalla Commissione Bilancio della Camera, su proposta del Governo, ci pone di fronte una situazione completamente diversa rispetto a quanto rappresentato nella proposta di Bilancio approvata in II Commissione e che, martedì, inizieremo a discutere. Se cosi fosse, nel 2018 mancherebbero 100 milioni di euro. Senza un preventivo e chiaro accordo con lo Stato, il Governo regionale avrebbe dovuto operare con maggiore prudenza, per non incorrere in rischi dalle pesanti conseguenze”.
Albert Chatrian è stato assessore al Bilancio della Giunta Marquis: “Non abbiamo voluto portare in approvazione il Defr nell’estate 2017 poiché non vi erano certezze rispetto ai rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione. Farlo avrebbe significato illudere la comunità valdostana. Abbiamo invece presentato ricorso contro la richiesta dello Stato di ottenere i 144 milioni del 2017, ritenendola iniqua. Si consideri che la Provincia autonoma di Bolzano ha modificato gli accordi con Roma quattro volte in sei anni e ora ha certezze finanziarie che a noi mancano. Ignoro quali azioni il presidente Viérin stia mettendo in campo in queste ore. Certo è che, se la finanziaria dello Stato fosse approvata così com’è ora, sarebbe un dramma per i Valdostani, illusi per due mesi rispetto alla disponibilità di risorse inesistenti. Inoltre ribadisco che l’attuale modello valdostano deve essere completamente cambiato per ridare benessere alla popolazione. E una problematica di questo genere, che è di sostanza e non di forma, non può essere affrontata superficialmente”.
Laurent Viérin, che nel tardo pomeriggio di sabato 16 dicembre ha riunito urgentemente la Giunta proprio per parlare di questo emendamento, ci ha detto: “Il nostro giudizio rispetto a questo atto non può che essere negativo poiché non è accettabile che lo Stato metta in discussione risorse che ci sono dovute. La Corte costituzionale ha espresso chiaramente il proprio parere in relazione al fatto che il contributo al risanamento deve avere un limite temporale e lo ha fissato al 2017. Attendiamo un riscontro alla nostra richiesta d’incontro e ciò che succederà determinerà le nostre azioni. Chi pensa che si debba rinunciare a queste risorse ha una visione dell’autonomia diversa dalla nostra. Noi andremo avanti nel difendere le prerogative della nostra comunità, che prescindono dalla politica. Per noi, essere autonomisti significa rivendicare questi diritti fino in fondo”.
Si astiene da ogni dichiarazione il senatore Albert Lanièce, che ci ha scritto: “Avrò modo di fare anch’io il mio commento nei tempi corretti. L’argomento è ancora in discussione in Parlamento”.
Vedi anche: A rischio il Bilancio regionale?
Pubblicato / aggiornato
il 17/12/2017 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
