Due condanne per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte
Martedì 16 gennaio, i Finanzieri del Gruppo di Aosta avevano eseguito due ordinanze di custodia caturelare (per le quali il gip aveva disposto gli arresti domiciliari) nei confronti del titolare di un salone da parrucchiera e del suo convivente.
L’indagine
L’indagine aveva preso avvio da una verifica fiscale eseguita nei confronti della ditta individuale Josephina Hair Stylist. La titolare, Josephina Bienvenida Herrera Nunez (53 anni) aveva presentato, dal 2013 al 2015, le dichiarazioni dei redditi ma non aveva mai provveduto al pagamento delle relative imposte.
Dal 2000 al 2016, erano state notificate alle ditta 129 cartelle esattoriali, per un totale di poco inferiore al milione di euro. In tale importo rientrano anche 230mila euro di imposte dirette e dell’Iva mai versate (oltre a sanzioni e interessi).
Nel corso della verifica fiscale è stato accertato che, per poter continuare l’attività nonostante le procedure cautelari avviate per ottenere il pagamento delle cartelle esattoriali, il convivente dell’arrestata (Antonino Tripodi, 55 anni) ha messo a disposizione i propri conti correnti per pagare fornitori e dipendenti, riscuotere corrispettivi è tutto quanto necessario alla prosecuzione dell’impresa.
Attraverso numerose ricariche di carte di credito e invio di denaro tramite money transfer, i due hanno inviato a Santo Domingo (paese di origine della signora) circa 150mila euro. Per questo, al termine della verifica fiscale, entrambi sono stati denunciati per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Dalle indagini era emerso che entrambi si erano adoperati per far fruttare al meglio il denaro inviato a Santo Domingo: l’acquisto di un attico in centro, una villa in campagna con piscina e almeno due saloni di bellezza con decine di dipendenti. Dunque i proventi dei reati commessi in Italia erano reinvestiti a Santo Domingo e, da qui, il reato di autoriciclaggio.
L’analisi dei trasferimenti all’estero ha permesso di individuare una serie di persone che ricevevano i soldi inviati e li mettevano a disposizione degli arrestati per i loro affari in Sudamerica. Per questo è stata formulata l’accusa di associazione per delinquere.
Tutti i reati avevano l’aggravante della transnazionalità del reato.
I Finanzieri avevano posto sotto sequestro i conti correnti, beni mobili e immobili registrati nella disponibilità degli indagati (per esempio proprietari di un garage in Aosta) sino alla concorrenza dei predetti 230mila euro.
Si procederà a una rogatoria internazionale per il sequestro dei beni anche a Santo Domingo.
L’udienza
Il processo con rito abbreviato è stato celebrato il 28 novembre, di fronte al giudice Davide Padalino.
Il pubblico ministero, Luca Ceccanti, aveva chiesto sei anni di carcere per ognuno; i legali della coppia, Massimo Balì e Federico Mavilla, avevano invece chiesto l’assoluzione, contestando in particolar modo l’associazione a delinquere.
La sentenza
Martedì 8 gennaio è stata resa nota la sentenza. Il giudice ha condannato i due imputati a due anni di carcere ognuno per la sottrazione fraudolenta di beni al pagamento dele imposte e li ha assolti dall’accusa di autoriciclaggio e di associazione per delinquere.
Pubblicato / aggiornato
il 16/01/2018 alle 12:00
Categoria:
Cronaca
