Le donne, alle politiche valdostane, pesano un terzo
L’Associazione Dora – Donne in Valle d’Aosta, commenta con una propria nota la presenza femminile nelle nove liste presentate alle elezioni politiche.
“Su diciotto aspiranti eletti, infatti, le donne sono sei, e mentre la stampa locale prova a festeggiare il ‘record’ di presenze a noi pare che mostrarsi soddisfatti per un tale misero risultato suoni un po’ grottesco“, si legge sul documento, che prosegue: “Del resto basta dare un’occhiata al numero delle elette in Consiglio regionale, quattro su trentacinque, per rendersi conto che nella nostra Regione la politica attiva (quella della prima di linea, per capirci, – non delle retrovie dove le donne sono, al contrario, maggiormente ‘utilizzate’ per le loro riconosciute qualità) fa oggettivamente fatica a raggiungere numeri almeno accettabili in merito alla partecipazione femminile. E non è certo una questione di ‘quote’, almeno non solo, anche se l’inserimento nella nuova legge elettorale valdostana della doppia preferenza di genere avrebbe certamente riequilibrato i numeri. Le spiegazioni – scuse – da sempre accampate le conosciamo: sono le donne che non hanno voglia di impegnarsi, sono loro che preferiscono ruoli di secondo piano eccetera. Poi c’è l’argomentazione più gettonata: perché dovrei volere più donne in posti di potere se le donne sono Meloni, Boschi, Mussolini, Boldrini…? e via così, a seconda delle preferenze politiche di chi esprime tale saggezza e competenza sociopolitica. È chiaro che se le donne rappresentano sempre un numero ininfluente rispetto alla massa di uomini impegnati nella politica attiva è molto facile che proprio quella donna, esponente della minima rappresentanza di genere, non sarà di gradimento a molti e la sua presenza, in percentuale risibile, sarà paradossalmente enfatizzata. Al contrario se la presenza femminile fosse capillare, non diciamo maggioritaria ma almeno paritaria, le donne sarebbero normalmente ‘spalmate’ in tutti gli schieramenti. Ma i dispensatori di saggezza a buon mercato usano travestire da buon senso civico la trama maschilista e misogina, accompagnata dalla consueta dose di disprezzo e diffidenza, che sottende a questo tipo di interpretazioni“.
Dora – Donne in Valle d’Aosta sostiene e consiglia dunque “fortemente di dare il proprio voto a una donna“, pur nella convincione che, “fino a quando la scelta rimane così numericamente ristretta, sarà sempre più difficile per le elettrici trovare la propria candidata ideale“.
Una considerazione finale: “tutto ciò fa molto male alla democrazia e, di conseguenza, alle istituzioni espressione del voto, sia al livello locale, sia nazionale“.
Pubblicato / aggiornato
il 11/02/2018 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
