RicordAosta: 8 marzo
L’8 marzo 1993, il Consiglio regionale della Valle d’Aosta promulgò la legge n. 12 sull’Accertamento della piena conoscenza della lingua francese per il personale ispettivo, direttivo, docente ed educativo delle istituzioni scolastiche dipendenti dalla Regione.
L’utilizzo e l’inegnamento del francese sono da sempre uno fra i pilastri dell’identità valdostana. Per questo motivo, può risultare interessante una breve digressione storica sulla questione linguistica valdostana.
Nel 1536, gli Stati generali della Valle d’Aosta emisero il primo verbale redatto in lingua francese e, venticinque anni dopo, il Duca Emanuele Filiberto sancì il carattere ufficiale di tale lingua con un proprio editto.
Mentre l’assolutismo sabaudo (Settecento) e il periodo napoleonico (Ottocento) non influirono in maniera significativa sulla questione linguistica, lo Statuto Albertino del 1848 si limitò a riconoscere una facoltà d’uso del francese nelle aule parlamentari, sancendo all’art. 62 che “la lingua italiana è la lingua officiale delle Camere. È però facoltativo di servirsi della lingua francese ai membri, che appartengono a paesi, in cui questa è in uso, od in risposta ai medesimi”.
Il cuore della questione linguistica emerse con l’Unità d’Italia del 1861 e l’annessione della Savoia alla Francia. In questo periodo, in Valle l’italiano era poco conosciuto e, in molti casi, addirittura ignorato; questo diede luogo a una lunga e aspra lotta tra la minoranza linguistica valdostana e il governo centrale italiano, il quale adottò una politica erosiva nei confronti delle autonomie e delle identità particolari. Per circa un centennio l’arretramento della lingua locale in Valle si produsse in tutti gli ambiti della vita pubblica, in particolare, nelle funzioni amministrative e nell’amministrazione della giustizia.
Un’istituzione importante per quanto riguarda la difesa della minoranza linguistica fu la Ligue Valdôtaine. La Ligue si prodigò per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sulla questione della minoranza linguistica valdostana e, a tal fine, si dedicò alla pubblicazione di un periodico destinato allo studio del francese nelle scuole. Nel 1912, la Ligue pubblicò un “numero unico” volto a promuovere le tradizioni e l’arte valdostana.
Con l’avvento del fascismo, la volontà di creare una forte identità nazionale assunse un ruolo fondamentale per la politica di Mussolini e, ovviamente, quest’idea si scontrò presto con la richiesta di un’autonomia valdostana; il 19 dicembre 1923, una delegazione della Ligue Valdôtaine si presentò a Roma con una petizione in favore dell’autonomia linguistica e amministrativa. La delegazione tornò in Valle con delle promesse che, tuttavia, furono presto smentite: il R.D.L. 22 novembre 1925, n°2191 bandì lo studio del francese dalle scuole valdostane e impose l’uso esclusivo dell’italiano nell’amministrazione della giustizia.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, Umberto di Savoia (Luogotenente del Regno) promulgò due decreti fondamentali per la Valle: il DLL n. 545 “Ordinamento amministrativo della Valle d’Aosta” e il DLL n°546 “Agevolazioni di ordine economico e tributario a favore della Valle d’Aosta”. Tra le altre cosa, il primo decreto citato sanciva il libero uso del francese in tutta la Valle e, in particolare, il DLL stabilì che gli atti pubblici potessero essere redatti in lingua francese (escluse le sentenze dell’autorità giudiziaria).
Pubblicato / aggiornato
il 06/03/2018 alle 12:00
Categoria:
Cultura
