Misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito: ecco i dati
La Regione autonoma Valle d’Aosta ha presentato i dati relativi all’applicazione della legge regionale relativa alle Misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito.
A seguito dell’attuazione della legge regionale 18/2015, l’Amministrazione regionale ha analizzato gli esiti e gli impatti della misura erogata. I principali ambiti di indagine sono stati: utenti, servizi e operatori.
In virtù di tale legge, i soggetti rispondenti ai requisiti contenuti nel testo normativo possono presentare domanda ai Centri per l’impiego o agli Sportelli sociali, dove è effettuata una verifica preliminare ed è rilasciata una ricevuta.
A seguito di controlli puntuali a carico degli Uffici controlli, è stipulato un Patto di Inclusione, cioè una serie di azioni in campo sociale e/o lavorativo che l’interessato deve svolgere per poter ottenere i benefit previsti dalla normativa. Una volta validato il Patto, si crea una graduatoria, sulla base della quale è erogato il beneficio.
Il principale obiettivo della legge regionale è di eliminare il concetto di “assistenzialismo”, sostenendo il soggetto in un percorso finalizzato al coinvolgimento sociale e alla ricerca di un’occupazione. Le varie operazioni sono rese possibili dal coordinamento esistente tra l’Amministrazione pubblica e varie Associazioni valdostane (enti del terzo settore) che si occupano principalmente del reiserimento sociale.
Passando all’analisi dei dati, si evidenzia che l’applicazione della normativa si distingue in due periodi sperimentali: il primo periodo, che parte dal marzo 2016, si è basato sull’applicazione di un bando. Con tale sistema, sono state presentate 620 domande, di cui 500 sono state validate: è stato erogato 1 milione e 700 mila euro. Partendo dall’osservazione dei motivi che hanno portato all’esclusione di più di cento domande, l’Amministrazione ha scelto di rendere i requisiti di accesso al benefit più lassi (il fatto di ricevere una minima pensione di invalidità, per esempio, negava l’accesso al sistema di sostegno). Per questo motivo, il 15 settembre 2017 è stato avviato un nuovo sistema basato, non più su di un bando, ma sullo sportello: al momento, sono state presentate circa 400 domande (70% ai Cpi e 30% agli Sportelli sociali), di cui il 12% non è stato validato. In risposta a tali domande e a quelle che saranno presentate nei prossimi mesi, si prevede una spesa di 1 milione e 200 mila euro, di cui 300 mila sono già stati erogati.
Il dato più costante dei due periodi esaminati è quello della cittadinanza dei soggetti richiedenti: in entrambi i periodi, circa il 70% delle domande è stato presentato da cittadini italiani (del 30% rimanente, la maggior parte sono cittadini marocchini, rumeni e tunisini). Per quanto riguarda l’età, i soggetti che si sono rivolti agli sportelli hanno un età che varia dai 45 ai 60 anni. Il 28% dei richiedenti risulta essere “mononucleo”.
Per quanto riguarda il già citato intento di superare l’ottica dell’assistenzialismo, è stato sottolineato il fatto che, a ogni patto, sono corrisposte cinque proposte di azione in ambito sociale e/o di lavoro (in media). Tra le principali azioni proposte si possono citare: corsi di formazioni, lus, tirocini, percorsi orientativi individualizzati, stage, ecc.
In conclusione, secondo i dati relativi al monitoraggio complessivo, il 55% dei soggetti che ha stipulato un Patto ha visto attivare una forma contrattuale (tempo determinato o indeterminato).
La legge Misure di inclusione attiva e di sostegno al reddito decadrà a fine anno, in quanto si tratta di una sperimentazione.
Pubblicato / aggiornato
il 23/03/2018 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
