Programmi elettorali mutaforma
Il Fatto quotidiano, il 12 febbraio 2018, aveva dedicato un articolo al voto consapevole e aveva pubblicato un dato interessante in relazione ai programmi elettorali.
“L’Italia – scriveva il quotidiano –, secondo le ricerche internazionali, è il paese d’Europa con il più basso tasso di attuazione di programmi elettorali. Negli ultimi 20 anni in media solo il 45% dei provvedimenti che erano stati garantiti prima delle elezioni sono poi stati realizzati. Nel Regno Unito la percentuale sale invece al 90 per cento ed è alta persino in Portogallo (78%) e in Spagna (72%)”.
Non esiste peraltro alcuna norma che imponga il rispetto dei programmi elettorali depositati in Tribunale all’atto della presentazione delle liste o delle coalizioni. In relazione ai programmi, la legge per l’elezione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta (n. 3/93), all’articolo 4bis, si limita a dire: “Ogni partito, movimento o gruppo politico, contestualmente alla presentazione delle liste (…), presenta un proprio programma elettorale, che può essere comune a più liste, con dichiarazione sottoscritta dai presidenti o segretari regionali dei partiti, movimenti o gruppi politici alle cui liste tale programma si riferisce ovvero da rappresentanti da loro indicati con mandato autenticato da notaio. Ogni lista può sottoscrivere un solo programma elettorale”.
Dunque si è obbligati a presentarlo ma non a rispettarlo.
E non si è neppur obbligati a presentare agli elettori, durante la campagna, il medesimo testo depositato.
Facciamo l’esempio del Movimento 5 Stelle. Il programma depositato in Tribunale è articolato in 21 pagine; quello pubblicato sul sito in 94. Una questione di impaginazione e l’integrazione di fotografie dilata gli spazi, certo, ma non si tratta dell’unico cambiamento.
Già si parte con un diverso slogan. Il programma del Tribunale recita: “Ricordiamo che il Movimento 5 stelle è l’unica forza politica che rinuncia ai rimborsi elettorali”. Quello sul sito, che il M5S “rinuncia al finanziamento del 2×1000”.
Diversa anche l’articolazione in capitoli, che da tre (Sviluppo, ambiente e acqua pubblica, trasporti) diventano: Affari costituzionali, Sviluppo economico e lavoro, Sanità, Istruzione, Ambiente e acqua pubblica, Trasporti.
Il primo programma parte dalla Sanità, articolata in otto punti, che diventano dieci nel nuovo: sparisce il dovere di essere in salute, la politica socio-economica diventa pianificazione socio-economica, appaiono il superamento del bilinguismo, la corretta gestione delle risorse e politica regionale, le conclusioni. La prevenzione terziaria è stata riformulata. Cambia la prevenzione della diffusione delle malattie infettive. Il primo testo recita: “Potenziare l’attività dell’ufficio anagrafe vaccinale e orientare la raccolta dati al fine di migliorare la valutazione degli impatti positivi e negativi dei vaccini sulla popolazione” poi diventa “… migliorare la valutazione sia dell’efficacia dei vaccini sulla popolazione che le eventuali reazioni avverse” e si aggiunge un terzo punto: “informare in maniera corretta e competente i pazienti-utenti all’uso dei vaccini”. Lecito pensare che l’uscita dalla lista dell’attivista no-vax Federica Livio (per ragioni tecniche) non sia stata priva di conseguenze.
Significativamente modificato anche il capitolo sull’accessibilità e la funzionalità della sanità pubblica. Nel welfare appare il capitolo sulle microcomunità. In tema di disabilità, appare la previsione di un piano per l’accesso dei disabili ai treni dalle stazioni intermedie della Bassa e Media Valle. Il capitolo sicurezza ha un nuovo incipit. Ancora più importanti le modifiche alla parte iniziale della sezione dedicata all’agricoltura.
Forse si parte dal presupposto che i programmi elettorali li leggano in pochi e non ci creda nessuno.
E il programma del Movimento 5 stelle non è il solo a essere cambiato. Anche il programma di Alpe diverge fra le 11 pagine depositate in Tribunale e le tre versioni pubblicate sul sito. Qui si declinano le attività dei primi 100 giorni di governo, del primo anno e poi si arriva a quelle del quinquennio. Le emergenze da affrontare nel programma depositato sono sette. In quello web diventano tre e si aggiungono le sette dei 12 mesi. E non sono mica le stesse: nel programma per il pubblico non si parla di politiche sociali, non si parla di acqua, non si parla di parchi naturali e minerari, né di energia o aeroporto o di Aosta capitale. Probabilmente i consulenti per la comunicazione che hanno consigliato di gestire la conferenza stampa di presentazione del programma illustrando i soli tre punti da realizzare nei primi 100 giorni di governo hanno anche sconsigliato di tediare l’elettore con la lettura di una declinazione estesa delle finalità dell’azione politica.
Al programma di Alpe succede dunque il contrario di quello che accade a quello del Movimento 5 stelle: tanto il secondo si allarga quanto il primo si restringe.
Siccome ogni regola ha la sua eccezione, per Impegno civico le pagine diventano sì 26 dalle 20 di partenza, ma pare solo una questione grafica e i 40 punti paiono identici nelle due stesure.
A questo link, comunque, è possibile trovare la versione dei programmi delle dieci liste presentate al Tribunale per le elezioni regionali. E ognuno potrà decidere se di cambiamenti di forma o di sostanza o di approfondimento si tratta.
Vedi anche: Riceviamo da Alpe e pubblichiamo
Pubblicato / aggiornato
il 12/05/2018 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
