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RicordAosta: 24 giugno

RicordAosta: 24 giugno

Il 24 giugno 1678, ad Aosta, nacque Jean-Baptiste De Tillier.

Dopo aver conseguito la laurea in legge nell’Università di Valenza (Francia) De Tillier fece il suo ingresso nella scena politica valdostana in qualità di segretario degli Stati generali e del Conseil des Commis.
De Tillier si rese conto che i rischi corsi dalle “libertés et franchises” del Ducato di Aosta, a fronte delle intenzioni assolutiste dello Stato sabaudo di fine Seicento, pendevano anche dal disordine degli archivi e dalla memoria incerta del passato. Partendo da questo presupposto, Jean-Baptiste De Tillier si dedicò alla riorganizzazione dei documenti che giustificavano i privilegi valdostani al fine di ricostruire una storia politico-istituzionale del Ducato, funzionale alla conservazione degli antichi equilibri di potere. Per giustificare le peculiarità del Ducato valdostano e il diritto a considerarsi “provincia separata”, De Tillier elaborò la tesi di una dedizione volontaria del popolo valdostano a casa Savoia, dedizione testimoniata dalla Carta delle Franchigie del 1191. Inoltre, unendo la specificità geografica dell’intramontanismo alla specificità storica (la Carta del 1191, il Coutumier, gli Stati generali, il Conseil des commis e i vari editti sovrani che sancivano libertà e privilegi del Ducato di Aosta), lo storico identificò la Valle d’Aosta come uno spazio a sé, una sorta di Stato nello Stato.
Nel dettaglio, lo storico valdostano produsse nell’Historique de la Vallée d’Aoste una risposta al progetto assolutista dei Savoia e una coerente difesa delle istituzioni di autogoverno e dei privilegi valdostani. Le idee autonomiste di De Tillier suscitarono varie perplessità tra i funzionari del Regno e, proprio per il timore che tale visione generava, nel 1747 il procuratore generale degli Stati sabaudi affermò che “le manuscrit de M. De Tillier contenant l’histoire de la Vallée d’Aoste, est propre à fomenter l’esprit d’indépendance parmi ces populations. Il n’est donc pas convenable de le laisser lire”; per questo motivo, i Savoia tentarono di distruggere tutte le copie del manoscritto. Tuttavia, nonostante il divieto imposto dalle autorità sabaude, i manoscritti continuarono a circolare clandestinamente per tutto il XVIII secolo, offrendo al popolo valdostano degli ideali autonomistici destinati a restare nella storia e a ripresentarsi ogniqualvolta il particolarismo locale venisse minacciato dalla volontà accentratrice dello Stato moderno.

Pubblicato / aggiornato il 22/06/2018 alle 12:00
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Categoria: Cultura