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Alpe: tre mesi per capire se ha ancora senso di esistere

Alpe: tre mesi per capire se ha ancora senso di esistere

Sabato 23 giugno, il congresso di Alpe ha eletto un nuovo direttivo, il presidente e i due vicepresidenti, ma al termine di un congresso nel quale numerose voci critiche si sono levate.

L’apertura è stata affidata a Pietro Varisella (vicepresidente uscente assieme a Camen Jacquemet) visto che il presidente dimissionario, Alexis Vallet, ha deciso di disertare l’appuntamento.
Varisella ha ripercorso quanto accaduto dal congresso del 2015 sino all’accordo di maggioranza appena siglato con Lega Valle d’Aosta, Stella alpina, Pour notre Vallée e Mouv’, passando attraverso i sette mesi in maggioranza nel 2017 e l’esperimento perdente dell’alleanza con Stella alpina alle elezioni politiche.
L’alleanza a 18 è stata indicata come l’unica possibile per proseguire nell’azione di cambiamento avviata nel 2017 e interrotta dal rovesciamento della Giunta Marquis.
Un’alleanza che fa buttare via dieci anni di valori e di battaglie“, è stata definita invece da Marco Gheller; “un comportamento da comitato elettorale invece che da partito politico“, ha criticato Carmen Jacquemet; “noi che conosciamo la Lega sappiamo come pensano e agiscono e non è ciò che vogliamo” ha denunciato Giuliana Lamastra; “un accordo che nulla ha a che vedere con il rinnovamento, visto che è fatto con compagni di viaggio della vecchia politica alla quale Alpe è ormai assimilata” ha affermato Eugenio Torrione.
Affermazioni alle quali ne sono state contrapposte altre: “chi scappa ha sempre torto e invece noi dobbiamo governare e contemporaneamente costruire l’Alpe 3.0” (Albert Chatrian); “Alpe è un movimento forte senza il quale noi eletti non saremmo nulla” (Chantal Certan); “dobbiamo tornare sul territorio e continuare nel processo che ha portato quattro distinti movimenti e confluire in uno. Sinora non ci siamo fusi ma ci siamo contaminati e ogni anima è migliorata politicamente rispetto alla sua origine” (Patrizia Morelli); “Energie fresche potranno portare in Alpe la forza necessaria per affrontare questa sfida” (Roberto Cunéaz).
A nessuno è però sfuggita l’esigenza di andare oltre un congresso estivo d’emergenza e di farne un momento di passaggio verso una necessaria ricostruzione, individuata nella preparazione di un “appuntamento rifondativo” in ottobre (Raffaella Roveyaz).
Dunque, con la triade composta da Roberto Cunéaz, Eric Centelleghe ed Erica Rudda che è stata eletta con 27 voti favorevoli e 9 astensioni (ma una dozzina di persone hanno abbandonato il congresso prima di esprimere il proprio voto) e con il direttivo eletto con due astensioni (ma con una sola lista di 47 nominativi), si è anche approvata (anche questa con due astensioni) una mozione per mezzo della quale il congresso di Alpe: “consapevole della necessità imprescindibile di dare il proprio contributo al dibattito politico e in considerazione del momento di grave difficoltà che sta attraversando la Valle d’Aosta; forte del suo radicamento sul territorio, dei suoi principi e dei valori fondanti che ne fanno un movimento plurale, capace di rispondere alle attuali istanze economiche e sociali e di superare la crisi della rappresentanza democratica nella società di oggi impegna i nuovi organi dirigenti a riorganizzare il movimento, incrementare la presenza sul territorio incontrando i cittadini e programmare per l’autunno un’assemblea di Alpe che ne rilanci il ruolo e l’attività politica; i consiglieri regionali a farsi portatori dei valori di Alpe all’interno della costituenda maggioranza, finalizzata a governare la regione e a rispondere alle esigenze dei cittadini, sulla base di un metodo nuovo e in discontinuità con le vecchie e fallimentari logiche di potere“.
Note a margine: Giuliana Lamastra era presente, è intervenuta e ha dichiarato l’intenzione di restare in Alpe ma di aver abbandonato il gruppo consiliare nel Comune di Aosta poiché, sentendosi espressione minoritaria del movimento, non si sentiva di difenderne da sola la bandiera e le posizioni. Roberto Avetrani si è candidato alla vicepresidenza: un gesto inammissibile per Statuto ma che era volutamente provocatorio, per contestare l’assenza di condivisione nella creazione della triade che è incaricata di gestire il movimento nel prossimo quadriennio.

Pubblicato / aggiornato il 23/06/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione