Parco nazionale del Gran Paradiso: ecco i dati relativi alla gestione finanziaria
Tra i 23 parchi nazioanli presenti in Italia, ci siamo concetrati sul più antico, quello del Gran Paradiso, istituito nel 1922 a seguito della donazione effettuata da Vittorio Emanuele III a favore dello Stato.
Partendo dall’esame del rendiconto finanziario, la relazione della Corte dei Conti mostra come l’andamento delle entrate, nel triennio 2014-2016, sia stato tendenzialmente lineare (anche se è visibile un aumento delle entrate totali nel 2015). Nel dettaglio, l’andamento stabile delle entrate correnti dipende dalla continuità (a cadenza annuale) dei trasferimenti effettuati dallo Stato (circa 6 milioni annui), dalle Regioni (34 mila 800 euro annui, di cui 24 mila 800 versati dalla Regione autonoma Valle d’Aosta) e dai Comuni (24 mila 790 euro nel 2015 e nel 2016, ma solamente 20 mila nel 2014). Nella relazione si legge: “L’ente dipende per la parte corrente quasi totalmente dai trasferimenti statali, che incidono nel corso dei tre esercizi sempre in misura superiore al 90% del totale delle entrate correnti“.
Risultano essere più discontinue, invece, le entrate in conto capitale: si passa dai 602 mila euro del 2014 ai 706 mila del 2016, passando dai 576 mila euro del 2015.
Passando alle uscite, si nota che le uscite correnti superano nettamente le uscite in conto capitale; a titolo esemplificativo, è possibile osservare come nel 2014, a un’uscita corrente di 5 milioni 754 mila euro, sia corrisposta un’uscita in conto capitale di 914 mila euro. È comunque possibile sottolineare come le uscite in conto capitale siano aumentate nel corso del triennio in esame: dai 914 mila euro del 2014, nel 2016 è stata raggiunta la somma di 1 milione 147 mila euro.
In virtù dei dati appena citati, la Corte dei Conti sostiene che “i risultati finanziari (2014-2015-2016) sono positivi“, anche se si è registrato un trend altalenante di variazioni; dopo la contrazione del -20,9% registrata nel 2014, durante l’anno seguente, l’avanzo finanziario è aumentato notevolmente, passando da 370 mila euro a 804 mila 686 euro: “Il notevole aumento dell’avanzo corrente nell’esercizio 2015 (+62,94 per cento) scaturisce dal significativo incremento delle entrate (+11,2 per cento), in misura superiore a quello delle uscite (+5,1 per cento)“. Tuttavia, nel 2016, è stato registrato un brusco calo da 804 mila a 6 mila 306 euro; una diminuzione del 99,2%. Sul punto, è possibile osservare come nella gran parte dei parchi nazionali presenti in Italia si sia concretizzata una brusca diminuzione dell’avanzo finanziario dal 2015 al 2016. Per esempio, il Parco nazionale Appennino Lucano è passato dai 114 mila 417 euro del 2015 ai 15 mila del 2016.
Dopo l’analisi del rediconto finanziario, la relazione della Corte dei Conti passa all’esame della situazione amministrativa del Parco nazionale del Gran Paradiso: “Le risultanze finali del triennio in esame evidenziano un avanzo di amministrazione in costante aumento, passando da 2.525.841 euro nel 2014, a 3.441.409 euro nel 2015 e assestandosi nel 2016 sul valore di 3.506.669 euro“. La consistenza di cassa a fine 2016 ammonta a 8.521.204 euro; anch’essa registra un costante aumento rispetto agli esercizi precedenti (nel 2014 è pari a 7.278.096 euro e nel 2015 a 7.782.010 euro). Paragonando l’avanzo (o eventuale disavanzo) di amministrazione, è possibile notare come quello del Gran Paradiso si sia rivelato uno dei parchi nazionali più virtuosi nel triennio 2014-2016.
La sezione del controllo sugli enti della Corte di conti si è poi soffermata sui residui:
– I residui attivi registrano un trend di costante aumento nel triennio in esame, precisamente dello 0,10 per cento nel 2014, del 7,33 per cento nel 2015 e del 4,96 per cento nel 2016; il valore finale ammonta a 2.426.563 euro.
– I residui passivi nel 2016 crescono dell’11,85 per cento rispetto al 2015, invertendo la tendenza in diminuzione evidenziata sia nel 2015 (-3,67%) che nel 2014 (-7,64%), e si assestano sul valore di 7.441.098 euro.
Ciò detto, nella relazione si legge: “Si invita l’Ente, in considerazione dell’elevato peso dei residui sia attivi che passivi e nel contempo degli esigui importi cancellati, anche in termini percentuali sulla massa all’inizio di ciascun esercizio, – rispettivamente, per i residui attivi, 3,1 per cento, 0,8 per cento e 0,2 per cento e per i residui passivi 0,9 per cento,1,8 per cento e 1,2 per cento – a procedere a un attento monitoraggio in ordine alla permanenza delle ragioni di credito e di debito“.
Altro argomento trattato è quello relativo al conto economico. L’esercizio 2014 chiude con un risultato positivo, pari a 184 mila 235 euro, ma in sensibile decremento (- 46,50%) rispetto al 2013. Nel 2015, l’avanzo migliora in misura esponenziale (quasi 4 volte) e ammonta a 688 mila 559 euro, in conseguenza soprattutto della forte crescita (oltre 3 volte) del saldo della gestione caratteristica, pari a 650.434 euro, a sua volta generato dall’incremento dei trasferimenti, oltre che da quello delle partite straordinarie (quasi due volte) che ammonta a 110 mila 883 euro. Nel 2016 poi, il trend si inverte e la gestione chiude con un disavanzo, pari a 9 mila 892 euro, per effetto del sensibile peggioramento (-102,98%) del risultato operativo che diventa negativo, pari a – 19.357 euro, a sua volta dovuto alla contrazione dei proventi e corrispettivi delle prestazioni e/o servizi (-9,87%), superiore a quella registrata dai costi della produzione (-0,35%).
Infine, la relazione presenta l’analisi dello stato patrimoniale dell’Ente: nel 2014, il patrimonio netto è pari a 1 milioni 217 mila euro, in aumento rispetto al 2013 dell’1,7%. Anche il dato 2015 registra un aumento, rispetto al 2014, del 6,1% in conseguenza dell’utile di esercizio, ammontando a 11 milioni 905 mila 799 euro. Nel 2016, infine, il patrimonio netto registra un aumento del 25,7%, pari a 3 milioni 55 mila 352 euro.
Pubblicato / aggiornato
il 19/07/2018 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro
