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Un’audizione per far chiarezza sulla quotazione di Cva

Un’audizione per far chiarezza sulla quotazione di Cva Marco Cantamessa, presidente del CdA di Cva SpA

Nel pomeriggio di martedì 7 agosto, la quarta Commissione del Consiglio Valle ha audito il presidente e l’amministratore delegato di Cva sul tema della quotazione.

Il presidente della Commissione, Pierluigi Marquis, ha ricordato che, se la quotazione era stata resa obbligatoria dalla Legge Madia, la sua riforma del 2017 ha eliminato l’obbligatorietà in relazione alle società energetiche.
Il presidente del Consiglio d’Amministrazione, Marco Cantamessa, ha premesso che la scelta di quotazione è stata ipotizzata sin dal 2014 per due ragioni: per preparare al società al meglio in vista del rinnovo delle concessioni idroelettriche e alla presenza su un mercato sempre più complesso. Ha specificato che, se il Consiglio Valle desse il via libera, si potrebbe arrivare alla collocazione entro l’autunno 2018 o, al più tardi, per l’inizio 2019. Ha quindi descritto la realtà attuale della società controllata regionale: 32 centrali idroelettriche, otto impianti eolici, quattro fotovoltaici; un ercato principalmente generato dalla vendita a gruppi B2B; 858 milioni di ricavi netti consolidati e 4,6 milioni di utile netto, nel 2017. Cva è il sesto operatore italiano su fonti di energia rinnovabili. Un futuro che comprende anche acquisizioni all’estero, la cendita di servizi a valore aggiunto e l’ingresso su mercati complementari (per esempio quello  del riparmio energetico con la riqualificazione degli edifici e la decarbonizzazione). Ha concluso affermando che Cva è l’unico player nazionale che sia controllato interamente da un ente pubblico e che non sia quotato. Ciò significa che soggiace a normative che, a medio-lungo termine, potrebbero comprometterne la competitività e la redditività.
L’amministratore delegato, Enrico De Girolamo, ha aperto il proprio intervento affermando che la quotazione e la proprietà delle acque sono questioni che nulla hanno a che vedere l’una con l’altra. Ha poi approfondito il discorso del rinnovo delle concessioni, specificando che un numero importante sarà messo a bando nel 2024. Se Cva non potrà nuovamente essere il concessionario, in Valle d’Aosta, la Regione autonoma ne avrà conseguenze finanziarie e fiscali. Ha detto che, dal 2000, Cva ha datto al suo azionista 614 milioni di divendi e 2,7 milioni di imposte. L’impatto della perdita di queste cifre sarebbe devastante per il bilancio regionale. Infatti un altro concessionario non avrebbe la sede legale in Valle d’Aosta e verserebbe altrove le proprie imposte, in verserebbe dividendi ma, in aggiunta, vi sarebbero importanti conseguenze anche sul fronte dell’occupazione, con una contrazione del numero di occupati, parte dei quali sarebbe selezionato all’esterno della regione. Ha infine posto l’accento sulla questione della trasparenza: gli attuali obblighi derivanti dal fatto di essere una controllata aggravano il peso delle procedure burocratiche ed espongono la società all’esclusione di trattative che devono essere rapide e riservate. Meglio la trasparenza reale della Consob e il controllo degli azionisti alle attuali montagne di adempimenti inutili.
Ha dunque ripreso la parola il presidente Cantamessa per specificare che la quota di collocazione sarebbe decisa dal Consiglio Valle (il minimo è il 25%) e che si potrebbe procedere con una pura cessione di quote (che andrebbe a beneficio della sola Regione, con ingresso di liquidità) oppure potrebbe essere un’offerta in aumento di capitale (e una parte dell’incasso resterebbe all’azienda, permettendole di disporre di liquidità per crescere). Infine nulla vieta la scelta in favore di un’azionariato diffuso.
Si è quindi avviata la discussione, nel corso della quale si è parlato di inappropriatezza rispetto alle esigenze di Cva della legge regionale 20/17 (quella sul funzionamento delle società partecipate), di valore della società dopo la quotazione (informazione riservata non fornita poiché l’audiozione si è svolta in live streaming), di valutazione da parte delle società di rating (se scendesso, potrebbe esser epiù difficile l’acccesso al credito), di turbine cinesi (la vicenda riguarda la aule giudiziarie e non la Borsa), di garanzie rispetto all’effettivo successo finanziario garantito dalla quotazione oppure rispetto alla certezza di aggiudicazione della concessione valdostana (impossibili da dare), di agevolazione della clientela valdostana di privati e piccole aziende (agevolati rilanciando il settore edilizio per mezzo della valorizzazione energetica degli edifici nonché per mezzo della creazione di comunità energetiche, che li sottraggano al pagamento degli oneri di sistema).
Ciò che è apparso chiaro, è che l’audizione non ha scalfitto le posizioni di partenza dei vari gruppi consiliari, tutti presenti, eccezion fatta per il gruppo misto. Anche se questo era stato presentato come un confronto tecnico, alla fine la decisione sarà politica e come tale sarà gestita e assunta.
L’auspicio del presidente Marquis è che non vi siano pregiudizi ideologici, poiché l’operazione coraggiosa e lungimirante condotta costituendo Cva non deve essere vanificata. L’apporto di Cva, nell’economia del territorio e nel Bilancio della Regione, deve continuare a crescere, ha concluso, aprendo la disponibilità a ulteriori eventuali approfondimenti affinché la decisione finale sia consapevole.

Pubblicato / aggiornato il 07/08/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione