Azionariato diffuso per salvare il Casino
Lunedì 3 settembre, un incontro avvenuto fra Paolo Giovannini e i rappresentanti sindacali del Casino potrebbe aver aperto un diverso furuto alla casa da gioco di Saint-Vincent.
Paolo Giovannini, che del Casino de la Vallée è stato pilastro in passato, è convinto che la struttura, correttamente redirezionata e gestita, potrebbe avere un futuro di solidità e successo. In pratica, che potrebbe essere fonte di reddito e produttività per i privati che ci investono.
Ma quest’idea non è da intendersi come cordata di privati investitori, bensì come azionariato diffuso: una società per pubblica sottoscrizione aperta a tutti i Valdostani e, in primis, ai dipendenti.
Da qui l’incontro con i sindacati (visti singolarmente) poiché i lavoratori, in questa ipotesi, potrebbero essere invitati a trasferire una parte dei loro stipendio in capitale di rischio.
Nella formulazione di questo nucleo di proposta, Giovannini ha collaborato con il notaio Gianpaolo Marcoz, che ha contribuito all’elaborazione della prima congettura di contesto giuridico dell’operazione e che dice: “non abbiamo pensato a una cordata d’imprenditori e di industriali ma a qualcosa di completamente diverso e inedito, per la Valle d’Aosta“.
Si è tuttavia alle sole fasi preliminari, poiché il percorso per arrivare a una simile soluzione dovrebbe essere definito, non prima di aver interagito con l’Amministrazione regionale per conoscere i suoi orientamenti in materia. E non prima di aver completato un approfondimento di carattere economico, volto a valutare se ci sia ancora il tempo necessario per trasformare un’idea del genere in realtà. Bisogna insomma capire se il Requiem è ormai suonato o se si stanno ancora accordando gli strumenti.
“Un’idea ancora troppo vaga per poter esprimere un’opinione“, dice Claudio Albertinelli, del Savt, che attende un annunciato incontro plenario con Marcoz per conoscere qualche dettaglio aggiuntivo, da presentare ai lavoratori. Ma una nota congiunta di Cgil, Cisl, Savt, Snalce Uil precisa: “gli interlocutori principali sono la proprietà, cioè la Regione, e l’Azienda. Premesso che ogni azione volta a salvare il Casino di Saint-Vincent vedrà nel sindacato un interlocutore attento e non di contrasto. Anzi il nostro auspicio è che presto si esca da questo stallo che perdura ormai da troppi anni“.
Pubblicato / aggiornato
il 03/09/2018 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro
