Saint-Vincent: due risoluzioni per l’Assemblea del Casino
Due sospensioni, quattro ora di riunione, otto pari: questa la sintesi dell’adunanza del Consiglio comunale di Saint-Vincent, svoltasi nella serata di martedì 11 settembre, sul tema della crisi del Casino de la Vallée.La tribuna del pubblico era piena al punto che la riunione si è trasferita nella sala congressi. C’erano protagonisti e addetti ai lavori: l’amministratore unico e il vicedirettore generale del Casino de la Vallée sono stati fatti sedere, come anche il sindaco di Châtillon, accanto ai banchi della minoranza. I ranghi vedevano invece la presenza di componenti della Giunta comunale di Châtillon, di consiglieri regionali e di giornalisti. E poi una rappresentanza di dipendenti e operatori economici del territorio.
Per prima ha preso la parola l’assessore Lucia Riva, annunciando l’intenzione di lasciare la seduta per non trovarsi in conflitto d’interessi sia per quanto riguarda la discussione sia per un’eventuale successiva votazione (il marito è dipendente del Casino). Dunque si è seduta fra il pubblico e maggioranza e opposizione si sono trovate in assoluta parità.
Le tesi dell’opposizione sono state illustrate dai consiglieri Ruggero Meneghetti, Giacinta Merlin, Stefano Lovato e Vincenzo Trecate: il Comune di Saint-Vincent (e in primis il suo sindaco) è inattivo e inadempiente in una vicenda che inciderà sul futuro della cittadina. Occcorre impdire in ogni modo la chiusura della casa da gioco. Le quote possedute non consentono di incidere sulle scelte ma sicuramente di portare un messaggio dal territorio.
Il sindaco Mario Borgio ha ricordato che la situazione di crisi perdura da anni e che mai l’azionista di maggioranza ha accettato di condividere le proprie scelte e decisioni con quello di minoranza. Ha auspicato che, dalla riunione, potesse uscire un documento congiunto da portare in Assemblea e ha dato lettura della bozza predisposta dalla maggioranza (vedasi il videoservizio), nella quale ha ipotizzato drastiche misure sul costo del personale e una privatizzazione del solo Billia, poiché diversamente la chiusura del Casino è un rischio reale e le conseguenze ricadrebbero sull’intera regione, per il gettito che (anche solo dal punto di vista fiscale) riesce ancora a garantire. In favore di una meziazione sono intervenuti anche i consiglier Carmen Jacquemet e Antonella Lucchese e l’assessore Paolo Rollandin.
Da qui è stato un rimpallo fra Borgio e Meneghetti: di fatto il dialogo non è mai stato aperto e la sedutaha preso i connotati di una tappa nel percorso di abbattimento della Giunta.
Due le sospensioni. La prima per permettere all’amministratore unico di illustrare la propria versione dei fatti, non dissimile da quelle sentite in altre assise: “abbiamo portato il rapporto fra il costo del lavoro e i ricavi dal 74% del 2016 al 59% del 2018 e il passivo da -46,6 milioni ai meno di dieci previsti per il 2018. I ricavi sono aumentati di 1,2 milioni di euro e, al 31 luglio 2018, il margine operativo lordo ha sfiorato i due milioni di euro“. Ha anche spiegato, a richiesta del pubblico, che esistono misure alternative al fallimento, definite misure concorsuali. Il concordato preventivo evita il fallimento. Può essere di natura liquidatoria (che è comunque finalizzato alla chiusura) o con continuità aziendale (quindi finalizzato al risanamento). In chiusura di intervento, Giulio Di Matteo ha affermato: “Non accetto di prendere da nessuno lezioni di serietà e di coraggio“.
La seconda sospensione doveva servire per trovare una sintesi fra i due testi ma così non è stato. Dunque Meneghetti ha letto quella della minoranza (nel videoservizio) e ogni risoluzione ha ottenuto otto voti: nessuna è stata approvata ed entrambe saranno portate in Assemblea. Per scongiurarlo, Borgio aveva chiesto a Riva di rientrare in Consiglio e votare, ma ha rifiutato.
Per prima ha preso la parola l’assessore Lucia Riva, annunciando l’intenzione di lasciare la seduta per non trovarsi in conflitto d’interessi sia per quanto riguarda la discussione sia per un’eventuale successiva votazione (il marito è dipendente del Casino). Dunque si è seduta fra il pubblico e maggioranza e opposizione si sono trovate in assoluta parità.
Le tesi dell’opposizione sono state illustrate dai consiglieri Ruggero Meneghetti, Giacinta Merlin, Stefano Lovato e Vincenzo Trecate: il Comune di Saint-Vincent (e in primis il suo sindaco) è inattivo e inadempiente in una vicenda che inciderà sul futuro della cittadina. Occcorre impdire in ogni modo la chiusura della casa da gioco. Le quote possedute non consentono di incidere sulle scelte ma sicuramente di portare un messaggio dal territorio.
Il sindaco Mario Borgio ha ricordato che la situazione di crisi perdura da anni e che mai l’azionista di maggioranza ha accettato di condividere le proprie scelte e decisioni con quello di minoranza. Ha auspicato che, dalla riunione, potesse uscire un documento congiunto da portare in Assemblea e ha dato lettura della bozza predisposta dalla maggioranza (vedasi il videoservizio), nella quale ha ipotizzato drastiche misure sul costo del personale e una privatizzazione del solo Billia, poiché diversamente la chiusura del Casino è un rischio reale e le conseguenze ricadrebbero sull’intera regione, per il gettito che (anche solo dal punto di vista fiscale) riesce ancora a garantire. In favore di una meziazione sono intervenuti anche i consiglier Carmen Jacquemet e Antonella Lucchese e l’assessore Paolo Rollandin.
Da qui è stato un rimpallo fra Borgio e Meneghetti: di fatto il dialogo non è mai stato aperto e la sedutaha preso i connotati di una tappa nel percorso di abbattimento della Giunta.
Due le sospensioni. La prima per permettere all’amministratore unico di illustrare la propria versione dei fatti, non dissimile da quelle sentite in altre assise: “abbiamo portato il rapporto fra il costo del lavoro e i ricavi dal 74% del 2016 al 59% del 2018 e il passivo da -46,6 milioni ai meno di dieci previsti per il 2018. I ricavi sono aumentati di 1,2 milioni di euro e, al 31 luglio 2018, il margine operativo lordo ha sfiorato i due milioni di euro“. Ha anche spiegato, a richiesta del pubblico, che esistono misure alternative al fallimento, definite misure concorsuali. Il concordato preventivo evita il fallimento. Può essere di natura liquidatoria (che è comunque finalizzato alla chiusura) o con continuità aziendale (quindi finalizzato al risanamento). In chiusura di intervento, Giulio Di Matteo ha affermato: “Non accetto di prendere da nessuno lezioni di serietà e di coraggio“.
La seconda sospensione doveva servire per trovare una sintesi fra i due testi ma così non è stato. Dunque Meneghetti ha letto quella della minoranza (nel videoservizio) e ogni risoluzione ha ottenuto otto voti: nessuna è stata approvata ed entrambe saranno portate in Assemblea. Per scongiurarlo, Borgio aveva chiesto a Riva di rientrare in Consiglio e votare, ma ha rifiutato.
Pubblicato / aggiornato
il 12/09/2018 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione
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