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Aosta, addio al matitone di Charlie Hebdo

Aosta, addio al matitone di Charlie Hebdo

Il Consiglio comunale di Aosta, nel corso della seduta di giovedì 27 settembre, ha accolto la mozione che chiedeva la rimozione del matitone Je suis Charlie, posizionato in piazza Narbonne.

Non è la prima volta che il Consiglio affronta la questione legata al matitone. In occasione della pubblicazione delle vignette relative al terremoto del centro Italia e della valanga Rigopiano, infatti, erano state presentate due mozioni riguardanti la rimozione della matita. In entrambe le occasioni, il Consiglio aveva respinto l’iniziativa.
Questa volta, è stato Étienne Andrione (Lega) a proporre una mozione. La richiesta di Andrione si basava sul fatto che “nessun reiterato vilipendio nei confronti della memoria delle vittime di disastri può quindi essere considerata satira, proprio come la libertà di espressione non non deve essere confusa con la licenza di diffamare o calunniare, a maggior ragione chi non può difendersi“. Nella sua esposizione, il consigliere leghista ha anche ricordato che, in occasione della discussione di una mozione sul tema, nel 2017, si era deciso di inviare una lettera alla redazione di Charlie Hebdo “per richiamare il giornale ad una linea editoriale meno calunniosa nei confronti delle vittime e, ove possibile, più solidale con esse, così come il resto del mondo e Aosta si dimostrarono solidali con le vittime della redazione del giornale“; lettera che non ha mai ricevuto una risposta. Questa volta, la tragedia toccata da Charlie Hebdo è stato il crollo del Ponte Morandi.
Il vicesindaco di Aosta ha risposto: “Sono d’accordo con il consigliere Andrione. Anche secondo me si tratta di una satira troppo pensante, in quanto tocca le tragedie che hanno colpito numerose famiglie. Non si tratta di una questione politica, bensì di una questione legata alla sensibilità di ognuno di noi“.
Andrione ha allora ricarato la dose: “Si tratta di un monumento che celebra chi fa soldi sulla pelle altrui. Sistematicamente, appena una tragedia colpisce l’Italia, si divertono a prendere in giro le vittime“.
Ha poi preso la parola Gianpaolo Fedi (gruppo misto di minoranza), il quale, dopo aver condiviso le rifflessioni presentate dai colleghi, ha specificato: “Credo però che stiamo sbagliando bersaglio. Il matitone non è esposto in piazza per sostenere la redazione di Charlie Hebdo, bensì è un simbolo. Ci ricorda che, nel 2015, un gruppo di terroristi è entrato in una redazione giornalistica e ha ucciso chi non la pensava come loro“. L’ex Alpe ha poi aggiunto che “si può valutare di rimuovere la matita se pensiamo che le circostanze relative alla lotta al terrorismo siano cambiate, ma non sono d’accordo a rimuoverla perché non apprezziamo e condividiamo le vignette pubblicate“. Parere simile, quello esposto da Carola Carpinello (AltraVdA), la quale ha anche presicato: “È la terza volta che parliamo del matitone in Consiglio. Questa volta forse la Lega ce l’ha fatta. Approvando la mozione darete una bella mazzata alla libertà di opinione e al significato che, originariamente, aveva l’opera“.
Favorevola alla rimozione, invece, l’assessore comunale alle finanze, Carlo Marzi: “Credo sia meglio togliere la matita per chiudere il discorso e per smorzare il vento in poppa a chi, per anni, ha utilizzato temi come questo per parlare alla pancia e non alla testa dei cittadini“.
Riflessivo, infine, l’assessore alle politiche sociali, Luca Girasole: “Sarebbe allora da capire cos’è satira e cosa non lo è. Inoltre, la satira va accettata sempre, oppure solo quando tocca gli altri? Io preferisco tornare a discutere dei problemi che affliggono Aosta“.

La mozione è stata approvata dal Consiglio con 14 voti favorevoli.

Pubblicato / aggiornato il 27/09/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione