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Uv: la crisi palesa una frattura fra base e vertici

Uv: la crisi palesa una frattura fra base e vertici

Durante il Conseil fédéral di Union valdôtaine di giovedì 15 novembre, è stata evidente la distanza fra i vertici e i delegati delle sezioni.

Al centro del dibattito, la prosecuzione del percorso per dare una diversa maggioranza di governo alla Valle d’Aosta.

Se gli eletti e gli ex eletti hanno sostenuto la validità (sempre “per il bene della Valle d’Aosta“) del percorso avviato con Union valdôtaine, Alpe e Stella alpina e se, alla fine, il presidente Lavevaz ha chiesto di avere tempo ancora sino a martedì per verificare la possibilità di portare i 15 a 18 (o meglio anche oltre), dalla platea sono giunte altre posizioni: “Se facciamo questa maggioranza sarà la nostra fine“; “Non possiamo unirci di nuovo a cellule fluttuanti che ci ricattano“; “Non possiamo perdere la nostra dignità“; “Non dobbiamo guardare solo all’immediato ma anche alle conseguenze e alungo termine“; “Non possiamo sempre e solo guardare alla nostra sinistra“; “Quali garanzie ci sono che questa maggioranza darebbe alla Valle d’Aosta le risposte che attende?“.

Dunque l’ipotesi che Union valdôtaine si allei nuovamente con Union valdôtaine progressiste e che nella maggioranza ci siano anche Alpe e Stella alpina non convince. E non convince che si cerchi si stia trattando con Emily Rini (che ha fatto un passo indietro rispetto all’annunciata adesione al documento dei sedici) e con Pour notre Vallée (ovvero con gli ex unionisti Fosson e Restano). Perché se è vero che il congresso ha espresso il mandato di ricostruzione del fronte autonomista (e, Stella alpina a parte, tutti gli altri movimenti sono spin off unionisti) è anche vero che ci sono cicatrici e ci sono ferite recenti e altre che ancora sanguinano.

Aurelio Marguerettaz, per portare la platea a favore di questa alleanza, ha ipotizzato che si potrebbe trattare di un appoggio oesterno, di un accordo senza poltrone per Union valdôtaine. Ma, in una maggioranza a 18, pensare che sei consiglieri non siedano né nell’Ufficio di presidenza né in Giunta né al vertice delle Commissioni è poco credibile.
Allora sono stati evocati i fantasmi: il fallimento del Casino, l’esercizio provvisorio, il commissariamento, il rischio di tornare alle urne quando non si è pronti a farlo.

Lavevaz si è impegnato a cercare un dialogo con la Lega, con Mouv’, con Impegno civico. Ma ha anche ammesso che tante porte sono chiuse.

Pubblicato / aggiornato il 15/11/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione