Premio di maggioranza al 37,5%: i 24 voti sono ancora lontani
I gruppi Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, ALPE, Stella Alpina e Misto in Consiglio Valle hanno presentato un emendamento alla proposta di legge in materia di elezioni regionali.
La proposta della maggioranza
La loro proposta è volta a fissare il premio di maggioranza al 37,5: «La legge elettorale regionale, oltre a prevedere la conferma dello spoglio centralizzato e l’introduzione della preferenza unica, deve garantire la stabilità della nostra Regione. Il premio è stto definito nel rispetto delle sentenze della Corte costituzionale e di quanto richiede la comunità valdostana a gran voce» affermano i gruppi politici in una nota congiunta.
«Riteniamo infatti – proseguono – che le urgenze del nostro sistema elettorale siano due: la segretezza del voto e la governabilità. Trattandosi di un tema che riguarda l’intero Consiglio regionale e vista la richiesta di lunedì 10 dicembre di tutti i gruppi politici di ritornare in Commissione per approfondire ed eventualmente condividere le modifiche al testo depositate in Aula, abbiamo deciso tutti assieme di sottoporre la proposta di legge all’attenzione dell’Assemblea per il voto definitivo a inizio del prossimo anno. Questa tematica, infatti, non ammette ulteriori deroghe.»
Cosa ne pensa la minoranza
Una riforma della legge elettorale richiede un minimo di 24 voti favorevoli, dunque dovrà essere trovato un accordo con almeno sei consiglieri di minoranza.
Variegate le reazioni dell’opposizione.
Andrea Manfrin, di Lega Vallée d’Aoste, ci ha detto: “Stiamo elaborando – in collaborazione con Mouv’ – una nostra proposta, che vada nel senso di garantire la segretezza del voto e la governabilità. La legge elettorale non si scrive a colpi di emendamenti ma con la collaborazione di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione“.
E il capogruppo di Mouv’, Stefano Ferrero, aggiunge: “Per quanto mi riguarda, tutte le mofiche al sistema elettorale che tendono a favorire governi regionali che possano durare sono da adottare e l’abbassamento della soglia per il premio di maggioranza favorirebbe coalizioni certe e limiterebbe i furbi a caccia di poltrone“.
Alberto Bertin, capogruppo di Impegno civico, ci ha detto: “Il problema della governabilità va affrontato: lo ripeto da tempo. Approvato il Bilancio, la prima Commissione si riunirà per affrontare le due proposte di legge esistenti e sarà anche l’occasione per discutere della proposta di premi di maggioranza della maggioranza e per avanzarne delle altre“.
Siccome le posizioni sono differenziate, abbiamo sentito anche Daria Pulz, che ci ha risposto: Il premio di maggioranza proposto dalla nuova Giunta ci vede assolutamente contrari. Significherebbe attribuire il 60% dei seggi a chi ottiene il 37.5% di voti, regalando un’ingiustificata e illegittima sovra-rappresentazione consiliare alla compagine destinataria del premio, cui non farebbe peraltro da contraltare alcuna ‘solidità’ di governo: nulla impedirebbe agli stessi beneficiari del premio di separarsi dalla compagine per presentare una mozione di sfiducia costruttiva. Ma, soprattutto, è la ricerca della cosiddetta governabilità per via legislativa che ci vede critici. Gli effetti prodotti, anche a livello nazionale, dalla retorica della governabilità sono ancora oggi sotto i nostri occhi: il ritorno del mito del capo – e Max Weber sottolineava come dietro un capo carismatico si nasconde perlopiù un despota mascherato – la personalizzazione della politica, la delegittimazione dei corpi intermedi, il progressivo deperimento delle assemblee rappresentative. La governabilità, quella vera, esiste nella misura in cui vi siano forze politiche in grado di rappresentare – senza trucchi, infingimenti e seggi regalati – valori, idee e progettualità, dando risposte alle reali istanze sociali. Questo non avviene oggi come non è avvenuto negli anni passati, anche in Valle d’Aosta, non perché i governi non sono stabili, ma perché le assemblee rappresentative che li esprimono non rappresentano di fatto più i bisogni della gente. Quello che sta accadendo in Francia qualcosa dovrebbe insegnarcelo. La scommessa, oggi, è quella di tornare a essere davvero rappresentativi, non certamente quella di gonfiare il consenso per mere esigenze di (conservazione del) potere“.
Luciano Mossa, capogruppo del Movimento 5 stelle, è perentorio: “Col 37.5% si darebbe un premio di maggioranza a 13 consiglieri. Così basterebbe che Uv, Uvp e Alpe si presentassero coalizzati e la frittata sarebbe fatta. L’ideale è lasciare il premio a 42% e, nel caso nessuno arrivi a questa soglia, le due forze politiche che hanno preso più voti andrebbero al ballottaggio. Così garantiremmo, oltre alla governabilità, anche la rappresentatività. In ogni caso il premio di maggioranza a 21 seggi è troppo alto. Sarebbe meglio 18 e i rimanenti seggi in proporzione ai voti presi dalle altre forze politiche. Il voto dei cittadini deve essere rispettato PRIMA delle esigenze dei partiti“.
Pubblicato / aggiornato
il 12/12/2018 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione
