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Oldani e Ichino a Courmayeur

Oldani e Ichino a Courmayeur

La Fondazione Courmayeur Mont Blanc promuove due incontri nel corso delle festività natalizie, in programma presso la Sala della Fondazione, con inizio alle ore 18.




Venerdì 28 dicembre è in calendario la presentazione del libro Le D’Onne lo sanno. La cucina, la famiglia, la vita. Partecipano Davide Oldani, autore del libro e Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia. Introduce Lodovico Passerin d’Entrèves, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur Mont Blanc.





Se in passato le donne erano casalinghe e mamme, cuoche sempre indaffarate e instancabili, oggi sono cambiate. Agli stessi compiti aggiungono il lavoro: sono celebri artiste, ricercatrici, campionesse dello sport, astronaute, segno del progresso del nostro tempo. Ma come cambia il concetto di cucina, in un’epoca in cui sembra essere ovunque e in nessun luogo? Che cos’è il cibo, la tavola, la convivialità per la donna del terzo millennio? E come “interpretare” il ruolo di cuoca: un impegno da rincorrere? Una passione da conciliare con tutto il resto? Un compito da delegare?


Davide Oldani, da sempre attento ai cambiamenti culturali che accompagnano il multiforme mondo del gusto, si chiede nelle pagine del libro Le D’Onne lo sanno, uscito in libreria lo scorso 29 novembre, quale sia oggi il ruolo che le donne accordano alla cucina: che significato danno al cibo, alla convivialità, alla tavola? Cucinare è un impegno da conciliare con il lavoro o una passione per cui ritagliarsi un po’ di tempo? Nove donne, nove icone – da Federica Pellegrini a Malika Ayane, da La Pina a Lella Costa, da Cristiana Capotondi a Francesca Lavazza, da Patricia Urquiola a Marinella Soldi e Rosangela Percoco – dialogano in questo libro con l’ideatore della Cucina Pop di cibo, famiglia e visioni, scambiandosi idee su ricette e diete, ma discutendo anche di educazione alimentare, salute, piacere, gusto, spreco, famiglia, abitudini.








Uscito dalla scuola alberghiera, Davide Oldani ha cominciato subito a lavorare da Gualtiero Marchesi. Poi, l’esperienza internazionale: con Albert Roux al Gavroche di Londra, con Alain Ducasse al Louis XV di Montecarlo, con Pierre Hermé da Fauchon a Parigi. Poi ancora eccolo a New York, Tokyo, in California e a Barcellona. Nel 2003 è tornato nel suo paese d’origine, Cornaredo, e ha aperto D’O, un ristorante che unisce altissima qualità e prezzi contenuti. L’anno dopo si è aggiudicato una stella della guida Michelin. Nel dicembre 2008 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano.





Sabato 29 dicembre si terrà l’incontro I baffi dell’imperatore di Chapy, presentazione del libro La casa nella pineta. Storia di una famiglia borghese del Novecento. Partecipano Pietro Ichino, autore del libro e Gioachino Gobbi, presidente Courmayeur Mont Blanc Funivie e presidente Grivel. Introduce Lodovico Passerin d’Entrèves, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur Mont Blanc


La casa nella pineta è il frutto di più di tre anni di lavoro, in stretto dialogo con la moglie e i familiari. Si tratta di una biografia familiare e non solo. “Un libro scritto per i figli e i nipoti, perché la memoria e la conoscenza sono fondamentali”.


Pietro Ichino, giuslavorista e parlamentare, firma de Il Corriere della Sera, nel suo ultimo libro porta il lettore dietro le quinte, riavvolge il nastro della sua vita e mostra le sue radici, gli affetti, i luoghi e racconta quello è possibile definire il suo tormento intellettuale. Il protagonista è diviso, infatti, tra le origini borghesi e gli ideali che lo portano a militare nella sinistra.


L’autore ripercorre, nelle pagine del volume, la vicenda che l’ha portato all’impegno sui problemi del lavoro. Nella primavera del 1962 la famiglia Ichino riceve una visita dell’amico don Lorenzo Milani. Indicando i libri e il benessere che si respira in quel salotto milanese, il priore si rivolge a Pietro, tredicenne: “Per tutto questo non sei ancora in colpa; ma dal giorno in cui sarai maggiorenne, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato”. Marchiato a fuoco da questo monito, che pur nella sua radicalità racchiude in sé molti altri insegnamenti familiari, Pietro Ichino rifiuta di intraprendere la carriera di avvocato al fianco del padre amatissimo per dedicarsi al movimento operaio, ritrovarsi cooptato nel palazzo del potere ma poi farsene cacciare, studiare il diritto del lavoro nell’epoca drammatica della fine delle ideologie, del terrorismo rosso e, poi, della sua nuova fiammata al passaggio del millennio.


Come si evince dal titolo dell’Incontro, I baffi dell’imperatore di Chapy, la famiglia Ichino ha un forte legame con Courmayeur, dove acquista casa nei primi anni Sessanta. La frequentazione della località nel corso degli anni, fra le discese con gli sci al Checruit e le passeggiate estive, testimonia la grande passione della famiglia Ichino per la montagna. “Se guardo indietro ai circa sessant’anni trascorsi da quando ho incominciato a seguire mio padre sugli sci, o a piedi su per i sentieri della Valdigne, della Val d’Ayas, o in bicicletta sulle strade delle Alpi Apuane, mi accorgo che quella passione, nata in famiglia e poi vissuta anche come modo di ritrovare me stesso, non è cambiata mai”.








Il volume riporta ricordi di vita familiare vissuti a Coumayeur, testimoniando l’evoluzione della località nel corso degli anni. Ecco un piccolo affresco di come si presentava il paese ai piedi del Monte Bianco nei primi anni Sessanta, prima dell’apertura del Tunnel: “Il paesino, stretto intorno alla chiesa e alla casa più bella e più grande, quella della Società delle Guide, era ancora abitato prevalentemente da pastori, guide alpine, artigiani e piccoli commercianti, con un unico albergo di qualche pretesa, il Royal. Le botteghe erano rimaste ancora quasi tutte com’erano negli anni ’30. L’unico negozio dall’aspetto moderno, con l’ingresso fra due grandi vetrine luminose, era quello di articoli sportivi di Toni Gobbi, gestito da lui con sua moglie Romilda e il figlio Gioachino”.


In questo libro, al confine tra un racconto intimo e il grande affresco di un’epoca, le vicende pubbliche si’intrecciano alla storia di una famiglia italiana che raccoglie in sé l’eredità ebraica e un cattolicesimo dalla forte vocazione sociale. È così che – dalle persecuzioni razziali al Concilio Vaticano II, da Bruno Pontecorvo a Piero Sraffa, dal ’68 all’assassinio di Calabresi, dal Pci di Pietro Ingrao fino alle riforme del diritto del lavoro – la “casa nella pineta” diventa il crocevia di vite vissute con singolare intensità, dove generazioni di padri e di figli dalle anime inquiete possono crescere, amarsi, perdersi e ritrovarsi.


Pietro Ichino (Milano, 1949) è professore di diritto del lavoro e avvocato. È stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil (1969-73), responsabile del Coordinamento servizi legali della Camera del Lavoro di Milano (1973-79), giornalista pubblicista dal 1970, deputato nel Parlamento italiano nell’ottava legislatura (1979-83) e senatore dal 2008 al 2018. Nel 2009 gli è stato assegnato l’Oscar del Riformista per il miglior parlamentare dell’anno. Ha scritto numerosi libri in materia di lavoro e di diritto. Collabora con Il Corriere della Sera.




Pubblicato / aggiornato il 27/12/2018 alle 12:00
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Categoria: Cultura