No ai tir: la nostra verità sul raddoppio del Monte Bianco
Nora Girardi, Patrick Perrier e Alexandre Glarey hanno raccolto sul territorio le informazioni che li hanno condotti a elaborare e diffondere “rilievi e riflessioni” su quelle che definiscono “le mosse degli speculatori“.
“La scusa, per tornare alla carica con questa minaccia, è che sarebbero necessari importanti lavori di rifacimento della volta del traforo – scrivono in una nota -. Secondo gli studi della SITMB, se le opere di manutenzione straordinaria verranno effettuate chiudendo totalmente il Tunnel alla circolazione, saranno necessari 3 o 4 anni, altrimenti, lavorando con il traforo parzialmente aperto, saranno necessari circa 25 anni. Sarebbe quindi opportuno realizzare preventivamente una nuova canna di circolazione e quando questa sarà praticabile, effettuare i lavori alla volta dell’attuale traforo“.
Di chiusura per un periodo prolungato si era già parlato nell’aprile 2018 “e le stime più allarmanti – proseguono Girardi, Perrier e Glarey – erano già state smentite da fonti vicine al traforo stesso, che avevano precisato che l’ipotesi di una chiusura per il tunnel era più che improbabile, considerando anche il danno economico che ne conseguirebbe. È evidente che le minacce di chiusura servono soltanto a convincere la popolazione dell’ineluttabilità della costruzione di una seconda canna, ma solo i più creduloni possono cascarci. In realtà siamo di fronte a una guerra commerciale con il traforo del Fréjus, per non perdere fette di mercato: altri lavori con conseguenti limitazioni al traffico indirizzerebbero i mezzi pesanti verso un valico più comodo che sta già raddoppiando il suo traforo“.
Girardi, Perrier e Glarey ritengono comprensibile il timore della SITMB di perdere guadagni ma dicono al contempo di non sentirsi affranti dall’ipotesi di “una riduzione del transito, sotto le nostre finestre, di merci prodotte lontano e destinate a mete spesso ancora più lontane. La Valle non è un semplice corridoio commerciale inquinato, ma una meta turistica d’eccellenza la cui qualità di vita e ambientale va tutelata con buona pace degli azionisti della SITMB e dei loro dividendi”.
Nei prossimi giorni, la Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta dovrà indicare ai suoi rappresentanti nel CdA della società come comportarsi. “Gli ricordiamo che il Consiglio regionale si è già espresso, più volte, contro il raddoppio del tunnel – scrivono Girardi, Perrier e Glarey – e che lo stesso Consiglio ha sempre ribadito che ogni decisione in merito è di sua competenza e non solo della Giunta, ma il copione però sembra già scritto: nessun politico vuole, a parole, aumentare il traffico e l’inquinamento, tutti sono contro il raddoppio“.
Potrebbe essere diverso l’atteggiamento rispetto alla realizzazione di una galleria di servizio. Un’ipotesi rispetto alla quale Gilardi, Perrier e Glarey lanciano un’allerta: “Ricordiamoci che al Fréjus, quella che doveva essere una galleria di servizio si è, strada facendo, trasformata in seconda canna di circolazione; soluzioni tecniche per fare i lavori necessari senza dover chiudere completamente il tunnel al traffico esistono sicuramente, ma (…) come mai dopo appena 16 anni è tutto da rifare?; studi seri e indipendenti dimostrano come ogni nuova infrastruttura porti un aumento del traffico; secondo la SITMB il raddoppio del traforo ridurrebbe le code e quindi l’inquinamento senza aumentare i transiti ma è chiaro invece che una modifica dei parametri di circolazione, necessaria per ridurre le code, porterà a un aumento del traffico; si parla di raddoppio del traforo senza mai menzionare il fatto che per 4 o 5 anni avremmo in Valdigne, oltre al traffico abituale, quello generato da un cantiere enorme sotto ai piedi del Monte Bianco, dove troviamo già: i villaggi di Entrèves e La Palud, due funivie, l’uscita dell’autostrada e il traforo esistente e sarebbe l’ennesima concessione al profitto di pochi, sacrificando la salute e l’ambiente di tutti; il raddoppio è « incompatible avec la candidature du Mont-Blanc à l’UNESCO“.
L’appello è per restituire al Tunnel “la sua originaria funzione di liaison europea e ai suoi paesi la vocazione di eccellenze turistiche e non di corridoio degradato e inquinato per le merci“.
Pubblicato / aggiornato
il 07/01/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione