Mancano gli atti per procedere alla sospensione dei consiglieri coinvolti in Geenna
La difesa della RaVdA
Il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Antonio Fosson, ha illustrato il percorso intrapreso dalla Giunta dopo l’annuncio dell’inchiesta Geenna e a sostegno della mozione che condanna ogni sostegno alla criminalità e ad associazioni mafiose votata in Consiglio, all’unanimità, il 23 gennaio.
Il 24 gennaio, il presidente afferma di aver scritto alla cancelleria del gip Silvia Salvadori una lettera per la richiesta di trasmissione del provvedimento di adozione delle misure restrittive per gli adempimenti previsti dalla legge Severino a carico dei tre amministratori incarcerati. Il 25 gennaio, la Giunta ha nominato un legale per difendere l’immagine della Valle d’Aosta ma anche per seguire attivamente tutto il percorso che si sta delineando al Tribunale di Torino. Il 28 gennaio, non essendo pervenuta nessuna ordinanza ufficiale dal Tribunale, Fosson ha informato il ministro dell’Interno sugli ultimi accadimenti e sulla posizione assunta dal Consiglio. Il 29 gennaio, il Gabinetto del ministero degli Interni ha confermato piena disponibiità per la collaborazione dando anche il riferimento preciso di un prefetto al quale può rivolgersi la Regione. Il Ministero, lo stesso giorno, ha chiesto alla Giunta di fornire gli elementi inerenti l’inchiesta e di trasmetterli in urgenza per rispondere all’interrogazione del deputato Elisa Tripodi. Il 30 gennaio, ricorda Fosson, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto in aula alla deputata Tripodi confermando la leale collaborazione con le competenze prefettizie valdostane. Il 1° febbraio, conclude Fosson, “ci siamo relazionati telefonicamente con il prefetto del ministro dell’Interno, che ci ha confermato che – in assenza di un’ordinanza ufficiale del Tribunale – non ci può essere alcuna sospensione. Tutto questo per rimarcare la volontà decisa di intraprendere tutti i percorsi previsti dalle leggi in questione rinunciando a ogni inerzia e ritardo per quanto di nostra competenza. Nonostante tutti questi nostri solleciti, vi confermo che stamattina non è ancora pervenuta nessuna ordinanza ufficiale dal tribunale di Torino.“
Il consigliere Diego Lucianaz (Lega Vda), ha commentato: “Mi sconvolge la totale assenza di prese di posizioni dopo questo fatto drammatico. Il 23 gennaio 2019 rimarrà nella storia della Valle d’Aosta. Mi rivolgo al “testone” (Augusto Rollandin, vicepresidente del Consiglio, UV): ha gestito per quarant’anni la Valle d’Aosta. Lei è seriamente responsabile di questa situazione in quanto è stato presidente-prefetto. Passerà alla storia come colui che ha permesso – o non impedito – questo schifo.” Rollandin, in risposta, ha sottolineato che non è sufficiente apprendere le informazioni dai giornali per poter prendere delle decisioni, ma occorre la piena disponibilità degli elementi che, ad ogg,i nessuno ha ancora a disposizionie. “Sia come movimento sia come persone siamo i primi a condannare questi comportamenti qualora fossero accertati, questo però non deve intaccare quanto di buono abbiamo fatto nel corso di questi anni.”
Il consigliere Stefano Ferrero (Mouv’) è interevenuto puntualizzando che “il problema, al di là del reato in sé, è che i politici abbiano certe frequentazioni, incompatibili con ogni etica. Anche i membri della maggioranza non direttamente coinvolti dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza“.
Il problema è stato, secondo Patrizia Morelli (Alpe), la sottovalutazione – sia della politica sia da parte dei cittadini – di un fenomeno che non si ha mai il coraggio di ammettere esista nella realtà in cui si vive. Luigi Vesan (M5S) ha rilanciato la soluzione del commissariamento adottata nel resto d’Italia nel caso di infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle istituzioni, concludendo così il suo intervento: “proprio il consigliere Marquis, che ribadisce la posizione degli avvoltoi che cavalcano strumentalmente quest’indagine, si dimentica che il vicesindaco di Saint-Pierre, rappresentante del suo stesso movimento, è stato eletto grazie ai voti della ‘ndrangheta su cui indaga la magistratura in questo momento.”
La nomina del legale, oltre alla difesa dell’immagine della Regione, è finalizzata alla collaborazione con le forze dell’ordine, ha precisato Fosson. La Giunta ha nominato l’avvocato Renzo Cocchi del Foro di Torino che già in passato aveva collaborato con l’Amministrazione. Secondo il consigliere Paolo Sammaritani (Lega Vda, vedasi videointervista), la scelta del difensore sarebbe “politica” più che “tecnica”. L’iniziativa, ha continuato il consigliere, è prematura: “siamo in una fase preliminare e non c’è ancora una richiesta di rinvio giudizio. Abbiamo un’avvocatura regionale con tre avvocati preparatissimi che, a costo zero, avrebbero potuto fare l’istanza per la richiesta di copia degli atti al posto di ricorrere a un esperto esterno.”
Maggioranza a 17
Il capogruppo della Lega Vda Andrea Manfrin è intervenuto per sottolineare come, al quattordicesimo giorno senza maggioranza, non vi siano certezze né sul ritorno o sospensione dei consiglieri né su una loro sostituzione. In risposta, Luca Bianchi consigliere dell’UV, ha ricordato la possibilità di presentare una mozione di sfiducia, numeri permettendo, o di procedere con il deposito delle firme di diciotto consiglieri per consentire il ritorno alle urne. La consigliere Nicoletta Spelgatti, della Lega Vda, ha commentato così l’intervento di Bianchi “la mozione di sfiducia non ve la presentiamo, noi vogliamo tornare alle urne. Aspettiamo in realtà che sia il Presidente Fosson a dare le dimissioni per aprire una crisi di governo che ci porti a nuove elezioni”.
Prefetto-Presidente
Il consigliere Claudio Restano (Pour notre Vallée) si è espresso in merito alla dichiarazione del deputata Elisa Tripodi (M5S) sull’opportunità di togliere le prerogative prefettizie in capo al presidente della Regione. Restano ha dichiarato in proposito che Area Civica, Pour Notre Vallée e il consigliere Rini non condividono la posizione assunta da Tripodi, ribadendo la non conflittualità tra la carica di presidente della Regione e di prefetto che ha definito “un pilier della nostra autonomia”. La consigliere del M5S Manuela Nasso, in difesa della deputato ha risposto che “Restano ha la presunzione di parlare a nome di tutti i Valdostani” ricordando che l’elezione di Tripodi è stata il risultato dell’espressione dell’elettorato valdostano, che già era a conoscenza delle posizioni della Tripodi sull’esercizio della doppia carica. D’accordo sull’impossibilità di scindere i due ruoli, presidente della Regione e prefetto, anche Lega Vda, come dichiarato dalla consigliere Nicoletta Spelgatti, che però ha sottolineato la “discutibilità nel modo in cui questa doppia carica sia stata esercitata negli ultimi anni”.
Contrariato anche il consigliere Pierluigi Marquis, che ha commentato così la posizione assunta da Tripodi: “la funzione prefettizia riconosciuta al presidente è il frutto del sacrificio e della conquista di settant’anni or sono e fa specie che un rappresentante delle Istituzioni rilasci dichiarazioni che creino pregiudizio alla Valle d’Aosta, peraltro senza prima confrontarsi con il Consiglio regionale, portando quindi una posizione che è solo sua. Credo che questo comportamento vada censurato.”
Pubblicato / aggiornato
il 05/02/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione