I lavori del Consiglio Valle del 6 febbraio
Le funivie Skyway Monte Bianco sono state al centro di un’interpellanza posta dal gruppo Mouv’. «Abbiamo appreso – ha detto il Consigliere Roberto Cognetta – che tra il 2015, data di inaugurazione della nuova funivia, e il 2018 il numero dei biglietti venduti è calato del 62%, così come l’incasso dei biglietti (- 59%) e delle persone trasportate (-53%). La preoccupazione nasce dal fatto che da quello che ho potuto constatare fino ad oggi, Skyway è ancora visto purtroppo come un impianto di risalita standard mentre invece dovrebbe essere gestita come un’attrazione turistica. Visto l’enorme investimento realizzato, chiediamo quali azioni di marketing saranno messe in atto per le prossime stagioni estiva e invernale, e vista la situazione, vorremmo capire se è intenzione del Governo dare indicazioni a Finaosta al fine di rivalutare la fiducia all’attuale management qualora queste trend negativo dovesse continuare.»
L’Assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha riferito che «per la natura di Skyway, i dati vanno letti e raffrontati negli anni, tenendo conto dello stesso periodo. Diventa quindi fuorviante paragonare i primi semestri con i secondi dello stesso anno, perché le presenze sono radicalmente diverse dovuto principalmente alla diversa stagionalità. Ad oggi, non risultano dunque particolari scostamenti, legati al cambiamento del management di Skyway». Per quanto riguarda invece le azioni di marketing, – ha concluso l’Assessore Bertschy – per la prima volta, insieme al piano strategico, è stato redatto un piano di marketing che prevede un investimento del 5% del fatturato in attività di immagine e promozione. Sono previsti vari eventi, tra i quali il giro d’Italia, che per la prima volta prende il nome di una funivia, un allineamento comunicativo quali il sito, pagine social, comunicazione interna, e una attività di webmarketing nonché la definizione di accordi commerciali.
Il Consigliere Cognetta ha replicato: «Proprio dalla lettura dei dati in mio possesso, che risultano dunque corretti, si evince che il costo del biglietto è aumentato dal 2016 ad oggi, mentre il numero delle persone è diminuito al di la delle diverse stagionalità. Visto che l’Assessore ha parlato di un nuovo piano marketing, vorrei conoscere il dettaglio oltre a sapere se c’è stato un incremento sostanziale delle persone che hanno transitato senza biglietto».
Il futuro della scuola secondaria di primo grado di Pont-Saint-Martin è stato al centro di un’interpellanza posta dal gruppo Rete Civica-Alliance Citoyenne. Richiamando la risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea regionale a ottobre 2018, che impegnava il Governo regionale a reperire le risorse necessarie a garantire la continuità del servizio dell’Istituzione scolastica Mont Rose nella cittadina della bassa Valle che accoglie gli alunni di tutta l’Unité des Communes, la Consigliera Chiara Minelli ha ricordato che «a seguito delle verifiche sulle condizioni strutturali, l’edificio dovrà essere adeguato alle normative antisismiche e perizie tecniche hanno determinato già per l’anno in corso l’adozione di misure straordinarie per l’utilizzo della struttura, al fine di garantire la sicurezza degli alunni e di tutti gli operatori della scuola. Tuttavia, l’attenzione nei confronti della situazione non potrà risolvere l’emergenza, ma dovrà prevedere anche la pianificazione di interventi futuri per evitare l’ipotesi di una delocalizzazione della scuola media. Chiedo quindi quali siano le soluzioni individuate e quali risorse siano state previste per affrontare l’emergenza, inoltre quali soluzioni si sono immaginate per il futuro di questa scuola.»
L’Assessora all’Istruzione, Università, Ricerca e Politiche giovanili, Chantal Certan, ha spiegato: «Il Comune ha immediatamente disposto lo sgombero del secondo e terzo piano dell’edificio per alleggerire il carico sulle strutture. Le attività sono state concentrate ai piani terra e primo piano. All’inizio del prossimo anno scolastico 2019/20 tutte le attività scolastiche presenti all’interno dell’edificio dovrebbero essere delocalizzate: è importante fare chiarezza e dire che da quando ci siamo insediati sono stati fatti una serie di incontri. L’Assessore Borrello ed io, a nome del Governo, abbiamo preso l’impegno di ricercare le risorse necessarie che, ad oggi, non sono state messe a bilancio. Poiché sul territorio del Comune di Pont-Saint-Martin e degli altri comuni dell’Unité Mont-Rose non vi sono strutture sufficientemente capienti per poter ospitare tutte le funzioni scolastiche che devono essere spostate, gli enti locali hanno individuato, come soluzione per fronteggiare l’emergenza, quella di realizzare una struttura prefabbricata modulare, su un terreno di proprietà del Comune di Pont-Saint-Martin, prospiciente l’attuale scuola di Via Carlo Viola. La scuola, quindi, rimarrà nel Comune di Pont-Saint-Martin. Il 19 novembre 2018 il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione per impegnare il Governo regionale a reperire nel bilancio 2019-21 le risorse per risolvere il problema della scuola di Pont-Saint-Martin. Dal 19 novembre 2018 nessun altro atto è stato portato avanti per inserire tali risorse che, sul bilancio, non ci sono. In considerazione della necessità di garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico, nelle more dell’ufficializzazione della richiesta di finanziamento da parte del Comune e dell’Unité Mont-Rose, l’Assessorato dell’Istruzione, Università, Ricerca e Politiche giovanili ha quindi presentato, nell’ambito della procedura avviata dall’Assessorato alle Finanze, Attività produttive e Artigianato, finalizzata all’approvazione della prima variazione del bilancio 2019/2021, la richiesta di risorse per la realizzazione della scuola prefabbricata. Risorse che saremo obbligati a trovare fra tutti gli Assessorati e, come Governo regionale, abbiamo deciso di impegnarci in modo corale a reperirle. Ogni determinazione in merito alla futura localizzazione della scuola secondaria di primo grado sarà in capo al Comune e all’Unité. La Regione come sempre è a disposizione per un confronto volto a individuare la soluzione migliore e più conveniente, attraverso un’azione di condivisione e di sinergia, nonché per supportare gli enti locali nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per la realizzazione della scuola definitiva”.
La Consigliera Minelli ha osservato: “La scelta di procedere all’acquisto della scuola modulare ha sicuramente una valenza economica importante ma spero che questo non sia il primo passo per avere poi una scuola prefabbricata che rimarrà lì nel tempo. La scelta dell’intervento definitivo è a carico dell’Amministrazione comunale però un intervento del genere non è sostenibile per il solo ente locale e, quindi, ci sarà bisogno del supporto finanziario dell’Amministrazione regionale. L’ipotesi di una delocalizzazione in un altro luogo lontano dal Comune di Pont-Saint-Martin sarebbe rifiutata dagli utenti: so che c’è già una piccola percentuale di famiglie e studenti che stanno valutando la possibilità di spostarsi fuori Valle, e questo è un elemento da tenere in considerazione. La dichiarazione dell’Assessore circa le criticità nel reperimento delle risorse, nonostante l’impegno apprezzabile di tutta la Giunta a trovare parte dei fondi necessari ad affrontare l’emergenza, di concerto con gli enti locali, conferma le mie preoccupazioni per la situazione della scuola media di Pont-Saint-Martin, che continuerò a seguire con particolare attenzione”.
Il gruppo Mouv’ ha illustrato un’interpellanza riguardante la Fontina DOP. «A livello nazionale e internazionale – ha sottolineato il Capogruppo Stefano Ferrero – si assiste a ripetuti esempi di utilizzo fraudolento della denominazione “Fontina” con un danno difficilmente quantificabile sia a livello di immagine sia a livello economico per quanto riguarda i produttori valdostani. Considerata anche l’importanza promozionale che la “Fontina” riveste per la Valle d’Aosta, paragonabile ad un effetto “domino”, il Consigliere ha quindi chiesto se «siano stati effettuati dei monitoraggi al fine di intervenire efficacemente contro questo fenomeno. Inoltre ha voluto sapere se sia intenzione del Governo intraprendere un percorso di collaborazione con il Consorzio produttori e tutela della Fontina DOP per l’attuazione delle necessarie iniziative promozionali volte a far conoscere il prodotto, individuando a tal fine le risorse finanziarie.»
L’Assessore all’Agricoltura, Laurent Viérin, ha risposto: «questo è un dossier comune che ha necessità oggi di essere tutelato, promosso e rilanciato in modo coordinato tra il Consorzio produttori e Tutela della D.O.P. Fontina la Cooperativa Produttori Latte e Fontina, privati e Amministrazione regionale. L’azione congiunta si deve basare su tre assi principali quali la tutela del marchio, la tutela del prezzo del prodotto e la sua promozione, coordinata e sinergica tra i vari attori del territorio. A tal proposito, – ha proseguito l’Assessore Viérin – ricordo che diverse riunioni sono state convocate da luglio 2017 ad aprile 2018, proprio per individuare e condividere una strategia comune per la promozione della Fontina d’alpeggio, un lavoro propedeutico con l’obiettivo di sviluppare in futuro la costituzione di un Comitato di indirizzo, a regia regionale, che possa monitorare e sviluppare in forma coordinata tutte le azioni per il sostegno, promozione e valorizzazione del prodotto della Fontina DOP. Nel tempo, abbiamo messo in campo numerose iniziative che vanno proprio nel solco della valorizzazione delle nostre eccellenze, in particolare quella della Fontina DOP, come il Modon d’Or, oltre ad eventi a cui prenderemo parte come il “Chesee” di Bra, e alle iniziative con il Consorzio Tartufo di Alba per abbinare il tartufo alla Fontina, senza dimenticare l’importante opportunità e il valore aggiunto dei mercati transfrontalieri di Svizzera e Francia. Non posso che confermare il nostro impegno a mantenere alta l’attenzione su questo dossier, che rimane per noi prioritario – ha concluso l’Assessore Viérin.
Il Consigliere Ferrero, nella replica, ha osservato che «Il fatto di sapere che, l’azione intrapresa in passato, prosegua è confortante. Il compito dell’Amministrazione regionale è quello di fare da “trait d’union” ed è quello che ci aspettiamo dall’Assessorato. Anche per noi, è importante non trascurare il mercato svizzero e quello francese, come ha detto l’Assessore, la Fontina caratterizza il nostro territorio e proprio per questo motivo va tutelato e promosso fuori dai confini regionali».
Il gruppo Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti in merito alla nomina del Presidente dell’IVAT, l’Institut valdôtain de l’artisanat de tradition. «Questa interpellanza -ha spiegato il Vicecapogruppo Luigi Vesan – fa seguito a un’interrogazione analoga che abbiamo presentato qualche tempo fa e che voleva approfondire la logica con la quale IVAT decide quali prodotti commercializzare. Già allora abbiamo sollevato forti perplessità per la totale assenza di differenziazione tra i prodotti realizzati in serie da aziende e i prodotti che, a nostro modo di vedere, rappresentano l’essenza dell’artigianato di tradizione, cioè quegli oggetti creati a mano dall’artigiano e frutto della sua vena artistica. Oggi torniamo sull’argomento. La legge regionale 10 del 2007 – prevede, per il Consiglio di Amministrazione dell’IVAT, la nomina di due figure da parte della Giunta regionale, tra cui il Presidente, con la clausola che deve essere scelto tra i non iscritti nel registro produttori di artigianato. Nel 2015, il Governo ha nominato, durante la Giunta Rollandin, per ben due volte, un Presidente che risulta essere nel Consiglio di Amministrazione di una cooperativa presente in tale registro. Vorremmo quindi capire se esiste una situazione di conflitto di interesse e un vizio di illegittimità nell’atto della sua nomina e come si intenda operare per porre rimedio ad una situazione che dura ormai da quattro anni.»
L’Assessore alle Finanze, Attività produttive e Artigianato, Renzo Testolin, ha riferito: «Riguardo al conflitto d’interesse, la Struttura Attività artigianali e di tradizione ha prontamente chiesto chiarimenti al Direttore dell’IVAT, che sta effettuando i necessari approfondimenti e, in funzione delle informazioni che verranno trasmesse, sarà possibile un’analisi puntuale della situazione. Preciso che nel caso di specie, il soggetto designato alla carica di Presidente non è iscritto nel citato registro dei produttori, quindi, a seguito della verifica dei competenti uffici, poteva essere nominato. Inoltre, dagli atti depositati dallo stesso interessato ai fini del conferimento dell’incarico di Presidente dell’IVAT, risulta il mantenimento della mera carica di Consigliere di Amministrazione nella società cooperativa Derby Legno, iscritta in quanto tale nel registro dei produttori, senza poteri di amministrazione, tutti conferiti al Presidente della predetta cooperativa. In ogni caso, sulla base delle risultanze degli approfondimenti effettuati con il Direttore dell’IVAT, si determineranno le eventuali azioni da intraprendere, sia alla luce di quanto previsto dall’attuale Statuto dell’IVAT, sia alla luce di quanto previsto dalla citata legge regionale n. 11/1997 in tema di incompatibilità.»
Il Consigliere Vesan, nella replica, ha osservato: «Questa risposta ci lascia perplessi. Con l’interpellanza volevamo conoscere gli intendimenti dell’Assessore a fronte di questa situazione, intendimenti politici prima che tecnici. In sostanza lei ci dice che la valutazione della sussistenza di un conflitto di interessi è stata lasciata all’autocertificazione, senza controlli fino ad ora. In questo momento ci troviamo a usare soldi pubblici per valorizzare non l’artigianato valdostano di tradizione, ma la produzione artigianale di un privato. Il Presidente dell’IVAT, a fronte di proposte per una diversa valorizzazione dei prodotti, ha fatto sentire la sua voce e ha fatto approvare disposizioni a lui economicamente vantaggiose. Confido che lei, Assessore, possa approfondire la sua competenza in ambito di artigianato di tradizione e intervenire in questa situazione.»
Con un’interpellanza, il gruppo Movimento 5 Stelle ha posto l’attenzione sulla gestione degli spostamenti fuori Valle dei pazienti che necessitano di cure particolari. In particolare, la Consigliera Manuela Nasso, nel dichiarare di essere venuta a conoscenza «di una serie di criticità sollevate da alcuni pazienti in carico all’ospedale Parini che sono costretti a spostarsi fuori Valle per avere le cure necessarie che la sede del nosocomio regionale non può offrire», ha voluto conoscere se vi sia un protocollo specifico per gestire queste situazioni, se vi siano sovvenzioni e in che misura, se vi sia un numero sufficiente di ambulanze qualora lo spostamento avvenga da ospedale a ospedale. «Vorrei anche capire come la Giunta intenda affrontare questa delicata tematica, visto che si tratta di persone con patologie delicate per cui lo spostamento continuo è motivo di ulteriori disagi e fatica, senza sottovalutare il lato economico, alcune famiglie spendono fino a 800/900 euro per visite non previste dalle sovvenzioni regionali e alcune associazioni si occupano proprio di questa questione».
L’Assessore alla sanità e politiche sociali, Mauro Baccega, ha riferito che «per la cura di pazienti con malattie emato-oncologiche ad alta complessità, l’attività aziendale della Valle d’Aosta si svolge in stretta collaborazione con le strutture piemontesi della Città della Salute, con cui esiste un ottimo rapporto, secondo una specifica convenzione attiva da anni. Sulla base di tale convenzione, vi è uno specialista che presta servizio in ospedale ad Aosta con cadenza quindicinale, intrattenendo contatti diretti e continui con la dr.ssa Schena, con gli oncologi e con gli ematologi che lavorano nella Struttura Complessa di Medicina Interna». «Per quanto riguarda le spese di viaggio sostenute dai pazienti che periodicamente si devono recare per visite presso la struttura piemontese di riferimento – ha precisato l’Assessore Baccega -, la Struttura valdostana di Oncologia rilascia una dichiarazione che la prestazione non è effettuabile ad Aosta, per cui l’interessato richiede il rimborso ai competenti uffici dell’Azienda USL, sulla base della deliberazione LEA aggiuntivi, voce “pazienti oncologici terapia chemio-radio”. Il trasporto in ambulanza avviene invece secondo le norme sui trasporti secondari, solo per i pazienti allettati e per gli acuti». In conclusione l’Assessore Baccega ha detto : «l’Assessorato intende proseguire con tutta la sensibilità e l’impegno richiesti, tant’è che il lavoro che si sta svolgendo per il recepimento del DPCM 12.01.2017 “Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502” e l’adeguamento della DGR 1902/2014 che disciplina regionale dei LEA e dei LEA aggiuntivi prevede che i sostegni economici per le spese di viaggio dei malati oncologici, seppure non trovano definizione nel nomenclatore dei LEA ordinari, continuino a essere mantenuti e erogati quali LEA aggiuntivi regionali per i residenti in Valle d’Aosta. Siamo infatti convinti che anche queste azioni – per quanto piccole se confrontate con l’incommensurabile peso della malattia – contribuiscono a qualificare l’offerta socio-sanitaria della nostra Regione».
In replica, la Consigliera Nasso ha chiesto all’Assessore di «avere un riscontro in Commissione perché è un tema trasversale. Sappiamo tutti che gli ospedali piemontesi e altri limitrofi sono rinomati ma io volevo soffermarmi di più sulla questione dei trasporti dalla regione verso altre strutture. Ho appreso che vi è una deliberazione che declina i servizi presi in carico, quali per esempio il trasporto per i cicli di chemioterapia ma altri servizi, sempre di vitale importanza come le visite di controllo non sono invece previsti. Forse sarebbe bene rivederli. Posso confermarle Assessore che noi terremo alta l’attenzione su questo importante questione.»
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha interpellato il Presidente della Regione, nella sua qualità di titolare di funzioni prefettizie, sui tempi di avvio per le procedure previste dall’articolo 143 (scioglimento dei Consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso), comma 2, del Testo unico degli enti locali. L’interpellanza presentata dalla Lega Vallée d’Aoste è stata discussa congiuntamente a quella presentata dai Consiglieri Daria Pulz (ADU-VdA) e Roberto Cognetta (Mouv’) in merito agli intendimenti del Presidente della Regione relativamente ai gravi fatti che hanno coinvolto le massime istituzioni della Regione. La Consigliera di ADU-VdA Daria Pulz nella sua illustrazione ha dichiarato: «Con questa interpellanza riprendiamo questioni già affrontate ieri in Consiglio, che sono un po’ il fil rouge di queste due giornate. Ma torniamo indietro e precisamente al 1945, al Decreto luogotenenziale numero 545 del 7 settembre, da cui ha avuto origine il nostro Statuto speciale. All’articolo 7 esso stabiliva che lo scioglimento delle Amministrazioni comunali per gravi motivi di ordine pubblico o per persistente violazione della legge spettasse al Consiglio della Valle e che al suo Presidente competessero tutte le attribuzioni che le leggi vigenti conferiscono al Prefetto. Il procedimento che oggi disciplina lo scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose fa invece riferimento all’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000, che in merito ai presupposti per l’avvio di tale procedimento è piuttosto chiaro: esso viene avviato con la nomina di una Commissione di inchiesta che il Prefetto è tenuto a nominare quando emergano concreti e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di stampo mafioso da parte degli amministratori ovvero quando sussistano forme di condizionamento degli stessi tali da determinare un’alterazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi tali da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle Amministrazioni comunali e regionali. In linea generale, il Prefetto valuta in modo discrezionale la sussistenza di questi presupposti, discrezionalità che si azzera di fronte a provvedimenti che comportano sospensione o decadenza degli eletti secondo la legge Severino. Nella gran parte dei casi la procedura di verifica sulle infiltrazioni mafiose ha tratto origine da inchieste della magistratura sulle attività illegali dei singoli clan nelle rispettive zone di influenza che hanno determinato, come accaduto per l’operazione Geenna, provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti di amministratori. In tutti quei casi il Prefetto non ha esitato, certo dopo aver preso atto dei provvedimenti ufficiali da parte dell’autorità giudiziaria, a nominare la commissione di indagine.»
Il Consigliere della Lega VdA, Paolo Sammaritani, che si è detto non concorde con la collega Pulz sulle esplicitazioni rispetto al doppio ruolo del Presidente/Prefetto, ha aggiunto: «Considerato il quadro univoco emerso dall’ordinanza di custodia cautelare del GIP di Torino in merito all’operazione Geenna che ha, tra l’altro, introdotto il forte sospetto di infiltrazioni di associazioni di stampo mafioso nei Consigli comunali di Aosta e Saint-Pierre, vorremmo capire dal Presidente se sia sua intenzione avviare le procedure previste dal TUEL, con riferimento alla nomina di una commissione d’indagine, al fine di porre in essere i provvedimenti che saranno ritenuti opportuni.»
Il Presidente della Regione Antonio Fosson ha spiegato: «All’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 235 del 2012, si specifica che è a cura della cancelleria del Tribunale o della segreteria del pubblico ministero la trasmissione dei provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione ai sensi del comma 1 al Prefetto del capoluogo della Regione, che ne dà immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri. Ribadisco che non appena arriverà l’atto ufficiale, darò corso a quanto previsto dai due testi di legge che disciplinano la questione, in modo letterale, e che prevedono la comunicazione immediata al Presidente del Consiglio per l’eventuale sospensione del Consigliere regionale e tracciano, con dei tempi ben precisi, tutto un percorso per l’eventuale sospensione. In merito all’ordinanza del GIP, molti costituzionalisti mi hanno confermato che finché non c’è un’ordinanza ufficiale non si può procedere. Mi stupisce sentir dire che l’ordinanza c’è già quando questa è in via ufficiosa. Agire senza aspettare l’ordinanza ufficiale è illegale. Questa sarebbe una nuova pagina di diritto, ma non rappresenta la normativa in vigore.» «Come Prefetto – ha proseguito il Presidente Fosson -, ho già detto ieri di aver richiesto, il 24 gennaio scorso, la trasmissione del provvedimento di addizione di misure coercitive nei confronti dei soggetti indicati per gli adempimenti previsti dagli articoli 8 e 11 della legge Severino. Non solo, ma sempre nelle mie funzioni prefettizie ho aperto un confronto col Ministro degli interni che mi ha confermato che è necessario aspettare l’ordinanza ufficiale per poi attivare l’iter conseguente che, come ho già detto, noi abbiamo tutta l’intenzione di seguire alla lettera.» «Come Prefetto – ha proseguito il Presidente Fosson -, ho già detto ieri di aver richiesto, il 24 gennaio scorso, la trasmissione del provvedimento di applicazione di misure coercitive nei confronti dei soggetti indicati per gli adempimenti previsti dagli articoli 8 e 11 della legge Severino. Non solo, ma sempre nelle mie funzioni prefettizie ho aperto un confronto col Ministro degli interni che mi ha confermato che è necessario aspettare l’ordinanza ufficiale per poi attivare l’iter conseguente che, come ho già detto, noi abbiamo tutta l’intenzione di seguire alla lettera.»
Nelle repliche la consigliera Pulz ha esplicitato: «La mia domanda era proprio sui suoi intendimenti. Serve a poco, per la tenuta delle nostre istituzioni, che la Regione nomini un avvocato, perché passa il messaggio ambiguo che sia il processo a ledere l’immagine della Regione. Qui serve agire, proattivamente, per capire se le infiltrazioni mafiose abbiano o non abbiano influito sui Comuni.»
Il Consigliere Sammaritani ha dichiarato: «Bisogna invece rivendicare fortemente la funzione di Prefetto, come da articolo 143 del TUEL che dà mandato al Prefetto di predisporre ogni opportuno intendimento. Il Prefetto si deve attivare indipendentemente dall’azione penale. Ecco perché lei deve rivendicare le sue prerogative. Il comma 3 determina inoltre che il Prefetto può chiedere direttamente informazioni sugli atti del procedimento. Così come voglio ricordare che una recente sentenza del Tar di Roma stabilisce la possibilità di scioglimento dei Comuni indipendentemente dall’azione penale in corso, laddove sussistano le condizioni.»
Il Consigliere Roberto Cognetta (Mouv’) ha aggiunto: «Lei, Presidente Fosson, a seguito di questa vicenda, ha fatto emergere, dal punto di vista politico, il vero punto debole dell’autonomia, che incarna come Presidente e Prefetto. Lei cosa ha fatto politicamente? Non ha preso nessuna posizione. Lei è anche un politico, non è solo il Prefetto. Invece ci racconta che sta aspettando le carte del Tribunale e non difende l’autonomia. Dimostra che non ci conviene avere un Prefetto interno, ma che forse è meglio avere qualcuno che, in posizione terza, ci sappia difendere. Un Prefetto che viene da Roma perché chi c’è qui non pare capace.»
In conclusione dei lavori dell’adunanza, il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità una mozione riguardante la riconversione del Collège Saint-Benin in struttura convittuale, presentata dalla Consigliera di ADU-VdA Daria Pulz ed emendata in Aula in condivisione con il Consigliere della Lega VdA Luca Distort e l’Assessore all’istruzione Chantal Certan. Il testo impegna il Governo a dare mandato ai competenti uffici regionali affinché venga studiata e presentata una procedura concorsuale di progettazione che permetta di inserire, nel più breve tempo possibile, la programmazione, fra i vari interventi di edilizia scolastica, della riconversione del prestigioso Collège Saint-Benin in una struttura convittuale anche destinata a sportivi, data la prossimità dello stesso con il convitto “Federico Chabod”, al duplice scopo di colmare una grave carenza di servizi correlati all’istruzione e di riqualificare dal punto di vista urbanistico un’area centrale della città di Aosta che merita tutta la sensibilità e l’attenzione del Governo regionale.
Durante la seduta pomeridiana del 6 febbraio, il Consiglio ha anche respinto con 27 voti di astensione e 6 voti a favore (M5S, ADU-VdA e RC-AC) una mozione del M5S, illustrata dalla Consigliera Maria Luisa Russo, riguardante gli interventi per prevenire e ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti da parte degli enti gestori di mense. L’Assessore alla sanità e politiche sociali, Mauro Baccega, ne aveva chiesto il ritiro a fronte del percorso intrapreso e realizzato in questo settore e con l’impegno di approfondire ulteriormente il tema in Commissione consiliare.
Il gruppo Lega VdA ha poi ritirato una mozione, presentata in Aula dal Consigliere Stefano Aggravi, riguardante la valorizzazione del sito minerario di Morgex-La Thuile a fronte dell’impegno dell’Assessore all’ambiente, Albert Chatrian, a sollecitare un incontro con i sindaci per proseguire l’iter avviato e portarsi avanti con la sdemanializzazione.
Pubblicato / aggiornato
il 06/02/2019 alle 12:00
Visualizzato volte
Categoria:
Politica e Amministrazione