I lavori del Consiglio Valle del 6 marzo
Con un’interrogazione a risposta immediata, la Consigliera Daria Pulz del gruppo Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d’Aosta ha voluto conoscere le azioni poste in essere per arginare la crisi dell’industria nella Bassa Valle «alla luce, in ultimo, delle problematiche che stanno interessando il colosso americano Shiloh, che ha sede anche a Verrès, nello stabilimento della ex Meridian.»
L’Assessore alle attività produttive, Renzo Testolin, ha risposto: «La crisi aziendale parrebbe essere causata da una situazione contingente temporanea di mercato, situazione che riconduce alla cassa integrazione ordinaria. Al momento, si registra un calo di produzione ma una commessa è attesa tra marzo e aprile. Inoltre, ad oggi è escluso il ricorso ai licenziamenti. Il centro per l’impiego di Verrès non è stato contattato né dall’azienda, né dai Sindacati, né dai lavoratori. Al momento l’Amministrazione non ha ricevuto alcuna comunicazione di avvio di cassa integrazione guadagni straordinaria, misura per cui vengono coinvolti gli uffici dell’Assessorato.»
L’Assessore Testolin ha quindi fatto una panoramica generale sulle imprese attive in bassa Valle: «Nel 2018 vi sono insediate 1550 imprese (rispetto alle 1568 dell’anno precedente, con una flessione dell’1%). Specificatamente nel settore industriale, le imprese insediate nel 2018 sono 191 (stesso numero del 2017). Va poi ricordato che negli immobili in bassa Valle di proprietà di Vallée d’Aoste Structure, al 31 dicembre 2017, risultano insediate 945 unità lavorative impiegate in 21 aziende. Relativamente a nuovi insediamenti tra il 2018 e il 2019, ci sono 12 contratti stipulati, a fronte dei 6 risolti perché giunti a scadenza. Al momento, l’Amministrazione regionale ha in atto 25 iniziative, a sostegno dello sviluppo e dell’imprenditoria, e finalizzati al contrasto della crisi nel suo complesso.»
La Consigliera Pulz (ADU VdA), nella replica, ha evidenziato: «Abbiamo voluto riportare l’attenzione della politica su questo quadro che al momento è sotto controllo, ma resta preoccupante per la tenuta delle industrie in bassa Valle. Rappresentiamo la richiesta da parte degli occupati del settore metalmeccanico, tramite i Sindacati, di essere ascoltati dall’Assessore.»
Con un’interrogazione a risposta immediata, il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha chiesto chiarimenti a proposito delle criticità dell’Università della Valle d’Aosta e dell’associazione Forte di Bard.
«In questi ultimi giorni sono emerse serie problematiche – ha specificato il Consigliere Paolo Sammaritani -: il Consiglio dell’ateneo valdostano ha preso atto di due documenti in cui si manifesta forte disagio nei confronti del Rettore, mentre il Presidente dell’Associazione Forte di Bard ha rassegnato le proprie dimissioni a fronte di difficoltà nella gestione amministrativa.»
L’Assessore al turismo, Laurent Viérin, è intervenuto in merito all’Associazione Forte di Bard: «Già lo scorso anno questo Consiglio ha scorporato i ruoli di Presidente della Regione e Presidente dell’Associazione; in merito, sono partite le procedure che vanno nell’ottica di una sostituzione. Va comunque svolta una riflessione sulla forma di gestione del Forte: in questo caso, l’impegno è sì di risolvere la questione contingente del Presidente, ma anche di lavorare in condivisone con i tecnici per quanto riguarda la gestione.»
L’Assessore all’università, Chantal Certan, specificato «d’avoir hérité une situation très difficile, tel que le feu qui couve sous la cendre, pour citer une image très claire», ha spiegato: «La posizione dei docenti dell’Ateneo e degli impiegati amministrativi è stata espressa chiaramente in lettere consegnate nella seduta del 28 febbraio scorso del Consiglio dell’Università, in cui è presente anche la parte politica, peraltro chiamata parte in causa solo ce ci sono problemi ma ben voluta se ve ne è la necessità. Si è quindi preso atto della posizione di gran parte dei docenti (30 su 49) e del personale amministrativo (51 su 54). Il prossimo 22 marzo è prevista una nuova convocazione del Consiglio dell’Univda, che dovrà affrontare una serie di argomenti, richiedendo l’attenzione di chi ha l’onore e l’onere di partecipare. Auspichiamo che le posizioni possano trovare una sintesi costruttiva, frutto del confronto, altrimenti, il Consiglio dell’Università dovrà intervenire e prendere posizioni chiare. Non potremo però dire che si tratterà di “ingerenza politica”, bensì della volontà di risolvere una situazione che impedisce all’Ateneo di progettare il proprio futuro, di consolidarsi e crescere nei prossimi anni.»
Il Consigliere Paolo Sammaritani ha replicato: «Le due vicende sono purtroppo unite da un fil rouge. Per quanto attiene al Presidente del Forte di Bard, le dichiarazioni apparse sulla stampa sono preoccupanti, profilando un dialogo che non c’è stato, di un appello del Presidente del Forte non accolto dalla Regione. Le criticità, anche serie, ci sono, ma vanno affrontate soprattutto con l’ascolto. In merito all’Università, la frattura è evidente e va ricomposta. Se il Rettore non piace più, va sostituito.»
Il Consiglio Valle ha respinto tre mozioni, la cui discussione è stata rinviata dalla scorsa adunanza del 20 febbraio.
La mozione dei gruppi Mouv’, Lega VdA e ADU-VdA, respinta con 18 astensioni (UV, UVP, ALPE, SA, GM) e 17 a favore (Mouv’, Lega VdA, ADU-VdA, M5S, RC-AC), era volta a sollecitare la costituzione di una Commissione d’inchiesta per l’analisi della documentazione contabile della Casino de la Vallée Spa relativa ai lavori di ristrutturazione, al fine – come evidenziato nell’illustrazione dai Consiglieri Roberto Cognetta (Mouv’) e Stefano Aggravi (Lega VdA) – di valutare nel dettaglio le spese, gli eventuali sprechi e le incongruenze sul più grosso investimento che il socio ha fatto sul Casinò, sul quale si attende in questi giorni la conclusione della procedura di concordato preventivo. Il Presidente della seconda Commissione, Pierluigi Marquis (SA), nell’assumere l’impegno di affrontare da subito i dovuti approfondimenti in seno alla seconda Commissione al fine di lavorare insieme sull’argomento con l’unica finalità di fare chiarezza e eliminare ogni eventuale velo di opacità, ha invitato i proponenti a ritirare il testo. Invito declinato dal Consigliere Cognetta, che pur apprezzando la disponibilità politica ad affrontare la questione, ha ribadito la necessità di una Commissione specifica.
L’impegno a sollecitare l’Azienda USL a distribuire questionari di valutazione del benessere organizzativo a personale medico in forza nei tre presidi ospedalieri, nei consultori e ai medici di base era l’oggetto della mozione a firma del Movimento 5 Stelle, che è stata respinta con 18 voti di astensione (UV, UVP, ALPE, SA, GM), 1 contrario (ADU-VdA) e 16 a favore (M5S, Lega VdA, Mouv’, RC-AC). L’iniziativa, così come spiegato dalla Consigliera Maria Luisa Russo, era volta a raccogliere dati utili per coinvolgere il personale medico nella presa in carico di alcune importanti problematiche che caratterizzano il sistema sanitario regionale, vista anche l’alta percentuale di fuga dei medici dai presidi ospedalieri valdostani, quale segnale di un malessere legato a vari aspetti dell’organizzazione in cui si lavora. L’Assessore alla sanità, Mauro Baccega, ricordando i numerosi progetti dell’Azienda USL finalizzati a promuovere il raggiungimento della “salute organizzativa”, ha comunicato che l’Azienda USL ha proceduto alla ricostituzione del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità e la valorizzazione del benessere di chi lavora, attraverso il quale sarà promosso l’avvio del percorso finalizzato ad addivenire alla rilevazione richiesta, ponendo particolare attenzione alle questioni che, grazie anche all’esperienza pregressa, si sa possano essere fonte di criticità. Ha quindi chiesto il ritiro della mozione, e in caso contrario annunciato il voto di astensione, perché il percorso richiesto è già stato avviato da USL in accordo con l’Assessorato alla sanità.
È stata respinta con 19 voti contrari (UV, UVP, ALPE, SA, GM, ADU-VdA), 6 voti a favore (M5S, RC-AC) e 10 astensioni (Lega VdA, Mouv’) la mozione del Movimento 5 Stelle che ha riportato in discussione l’operazione Geenna. Come evidenziato nell’illustrazione dal Capogruppo Luciano Mossa, il provvedimento intendeva impegnare le Commissioni consiliari permanenti a provvedere, in via precauzionale, alla sostituzione dei rispettivi Presidenti, al fine di prendere le distanze da chi parrebbe aver avuto dei rapporti con esponenti dell’ndrangheta locale. Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, nel ribadire il massimo impegno profuso per garantire la legalità in Valle d’Aosta, ha annunciato il voto contrario della maggioranza ad una mozione «che affronta l’argomento in modo generico, non ha nesso causale, ma colpisce a 360° gradi senza indicazioni precise. Rigettiamo con convinzione questa iniziativa, puntualizzando che non deve mai mancare il rispetto delle persone e del loro operato. Tengo infine a segnalare la grande professionalità e la capacità di analisi e conoscenza nel campo dell’energia idroelettrica del Consigliere in causa.»
Il Consiglio Valle, dopo aver appreso la morte della partigiana Ida Désandré, ha osservato un minuto di silenzio.
«Abbiamo appreso con molta tristezza che è mancata oggi, all’età di 96 anni, Ida Désandré – ha annunciato il Presidente dell’Assemblea, Emily Rini -. Partigiana sopravvissuta alla drammatica esperienza dei campi di concentramento, per decenni ha offerto la propria testimonianza per sensibilizzare le persone, in particolare i più giovani, agli orrori della guerra. Proprio nel 2014, come Consiglio regionale avevamo promosso un incontro intitolato simbolicamente “Il passaggio del testimone”, in cui Ida Désandré aveva raccontato la propria esperienza in una Sala Maria Ida Viglino gremita di studenti valdostani. Nous rappelons encore la force de cette femme qui se racontait avec une lucidité extrême et merveilleuse, qui nous étonnait avec son courage et qui poursuivait une inlassable activité de divulgation. Aujourd’hui la Vallée d’Aoste perd l’un des grands interprètes de son histoire contemporaine. Mais Ida Désandré restera à jamais gravée dans nos cœurs tout comme le sera son grand enseignement de vie. Au nom du Conseil et en mon nom personnel j’exprime notre profond chagrin et nos condoléances émues à sa famille.»
Ha quindi preso la parola la Consigliera Chiara Minelli che ha ricordato come fosse «salita sul vagone che la portò al campo di concentramento a Ravensbrück il giorno del suo ventiduesimo compleanno. Ida è sopravissuta grazie all’aiuto delle sue compagne. La solidarietà femminile che Ida aveva respirato in quel campo è uno dei motivi che le hanno permesso di continuare a sperare e a sopportare le angherie quotidiane cui le prigioniere erano sottoposte. Per molto tempo, Ida non ha raccontato la sua esperienza, lo ha fatto quando era già avanti con gli anni e quando i suoi figli erano già adulti. Ho ammirato il coraggio con cui ha deciso di percorrere tutte le scuole della nostra regione e di raccontare quello che aveva vissuto. Esperienze che le avevano consentito di sviluppare una coscienza civile e politica che l’ha accompagnata per tutti gli anni della sua vita. Pubblicamente voglio ringraziare Ida per la bella persona che è stata e per il suo impegno di donna antifascista e antirazzista.»
L’Assesseur à l’éducation, Chantal Certan, au nom du Gouvernement régional, a exprimé les condoléances à la famille: «Ida était douée d’une culture immense, très simple mais très profonde, et intensément marquée par les douloureuses expériences que la vie lui avait réservées. L’ho conosciuta personalmente e aveva ancora quello spirito libero e “pointu”, ella sapeva essere critica, puntuale e diretta. È riuscita a trasmettere in questi anni tantissimi valori ai ragazzi delle scuole, in modo semplice, diretto e profondo. Era molto amata dai ragazzi, perché non era accondiscendente nei loro confronti, li considerava adulti e cercava di trasmettere il suo bagaglio e la sua testimonianza perché crescessero più forti. Ida si augurava che l’umanità non dovesse mai più ripercorrere un simile periodo storico.»
Il gruppo Mouv’ ha interrogato il Governo regionale in merito ai rimborsi chilometrici spettanti ai dipendenti ed ex dipendenti a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione dello scorso mese di dicembre. Il Consigliere Roberto Cognetta ha voluto fare il punto della situazione, chiedendo che siano specificati i presupposti che hanno portato all’abrogazione del rimborso chilometrico; l’ammontare della spesa dei rimborsi non erogata dal gennaio 2011 ad oggi; la data in cui sarà disponibile il parere dell’ufficio legale regionale sulla vicenda; il numero di domande di rimborso presentate.
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «I presupposti che hanno portato a non erogare più il rimborso chilometrico per l’utilizzo del mezzo proprio sono stati di carattere normativo e sono contenuti nel decreto legge n. 78/2010, poi convertito nella legge n. 122/2010. Su questo, la Regione ha sollevato questione di legittimità costituzionale e nel frattempo ha prudenzialmente garantito l’applicazione del divieto. Nel 2012 la Corte Costituzionale ha respinto questo ricorso ritenendo che lo Stato può adottare norme per il contenimento della spesa pubblica efficaci anche nei confronti delle Regioni. In questa prima sentenza, la Corte sosteneva che le Regioni erano tenute al rispetto di un tetto complessivo di riduzione della spesa per il personale, con la facoltà quindi di rimodulare all’interno di questo tetto le voci di riduzione. Successivamente però, la Corte Costituzionale ha assunto un orientamento più rigido, affermando in altre pronunce la prevalenza assoluta del principio del contenimento della spesa pubblica su quello dell’autonomia organizzativa degli enti.» «Confermato che non esiste una quantificazione dei rimborsi chilometrici non erogati dal 2011, che non essendo previsti non sono stati contabilizzati – ha proseguito il Presidente Fosson -, comunico che il parere dell’ufficio legale non è ancora disponibile in quanto sono in corso valutazioni sulla possibilità di introdurre una nuova disciplina della questione, per il futuro, che possa considerare la peculiarità degli operai forestali che prestano attività lavorativa in sedi periferiche e disagiate, nei cantieri di volta in volta interessati dai lavori, pur prevedendo modalità di spostamento per garantire il contenimento della spesa.»
L’Assessore all’ambiente, risorse naturali e Corpo forestale, Albert Chatrian ha quindi evidenziato: «A quanto abbiamo potuto appurare, sono state depositate circa 490 domande di rimborso, che non sono state trattate in quanto in contrasto con quanto previsto dal decreto legge n. 78/2010. Ribadisco l’impegno che ho già assunto, ovvero di aggiornare la Commissione consiliare sugli sviluppi della vicenda.»
Nella replica, il Consigliere Cognetta ha osservato: «Ci è stata rappresentata l’intenzione di non erogare il giusto compenso ai richiedenti per non sottrarre risorse ai cantieri forestali. Spero che ciò non accada e invito l’Assessore a tranquillizzare i dipendenti interessati.»
Il Consigliere Elso Gerandin ha aggiunto: «La cautela dell’Assessore è comprensibile, ma sono preoccupato della mancanza della tempistica della disponibilità del parere legale. Se si sta ipotizzando una norma per il futuro, è opportuno capire innanzitutto come risolvere un problema pregresso. Non è immaginabile utilizzare risorse degli attuali cantieri per rimborsare queste richieste; ritengo che questa notizia sia falsa ed esorto l’Assessore a smentirla per evitare inutili allarmismi.»
Il servizio di accoglienza a favore di cittadini stranieri è stato oggetto di un’interrogazione posta dal gruppo Lega Vallée d’Aoste. In particolare, il gruppo ha chiesto quali siano stati i costi, dall’aggiudicazione del bando ad oggi, per le Amministrazioni comunali valdostane che hanno ospitato sul proprio territorio un Centro di accoglienza straordinario. Ha poi voluto conoscere i costi per i Comuni di Champorcher, Saint-Vincent e Saint-Rhémy-en-Bosses, che hanno avviato dei progetti SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto: «I Comuni che ospitano i Centri di accoglienza straordinaria non sostengono alcun costo diretto in quanto la gestione dei Centri è totalmente sostenuta dal Ministero dell’interno. Anzi, i Comuni che li ospitano hanno percepito negli anni scorsi un contributo annuo da parte dello Stato di 500 euro per ogni migrante ospitato. Per quanto riguarda i progetti SPRAR, invece, la struttura degli affari di prefettura non dispone dei dati richiesti in quanto il rapporto è diretto tra i Comuni interessati e il servizio centrale del Ministero dedicato allo SPRAR. Da un contatto telefonico con il Segretario comunale di Saint-Vincent, Comune capofila del progetto che vede coinvolti anche i Comuni di Champorcher e di Saint-Rhémy-en-Bosses, si rileva che la quota di cofinanziamento prevista a carico dei Comuni ammonta a 8.500 euro annui complessivi per le manutenzioni delle strutture previste nel progetto e a 5.000 euro annui complessivi per gli oneri di un revisore dei conti. Peraltro, i Comuni possono “scaricare” sul progetto una quota parte del costo del personale comunale impegnato nel progetto, per un massimo di 14.000 euro annui complessivi. Questo è quanto prevede il Sistema SPRAR; i costi reali non sono ancora disponibili in quanto sono al momento in fase di rendicontazione per l’anno 2018, ma ripeto non sono dati che i Comuni devono comunicare alla Regione, ma direttamente al Ministero dell’interno.»
Nella replica, il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha osservato: «Se da una parte, il Centro di accoglienza straordinario, che è diventato ordinario, costa zero euro ai Comuni, dall’altra parte i progetti SPRAR hanno dei costi aggiuntivi per le Amministrazioni. I Comuni, che sono più efficienti della Regione, hanno già fatto i conti che si trovano in una delibera: i tre Comuni che hanno scelto di aderire allo SPRAR spenderanno circa 100 mila euro. Quando nel 2017 informammo le Amministrazioni comunali sui costi e sui pericoli di aderire a questo tipo di accoglienza non eravamo stati ascoltati. E le tre Amministrazioni di Saint-Vincent, Champorcher e Saint-Rhémy-en-Bosses oggi si trovano a pagare un prezzo molto alto, sia in termini di costi che di presenze di immigrati. È bene avvisare i cittadini di questi tre comuni come le loro Amministrazioni hanno pensato di spendere i loro soldi, così quando un cittadino si sentirà rispondere che non ci sono risorse per le sue necessità, potrà almeno sapere che il Sindaco ha deciso di destinarle all’accoglienza dei migranti.»
Con un’interpellanza presentata dal gruppo Mouv’, il Consiglio Valle ha affrontato la questione del coordinamento degli interventi di soccorso sul territorio regionale. Il Capogruppo Stefano Ferrero ha dapprima rappresentato «il persistere di una mancanza di coordinamento tra gli operatori, comportando un’indebita sovrapposizione dei ruoli tra i soggetti intervenuti, oltre ad un improprio utilizzo, con oneri rilevanti a carico delle casse regionali, dell’elicottero e degli uomini del Soccorso Alpino Valdostano anche quando tali interventi potrebbero e dovrebbero essere effettuati gratuitamente dal Comando regionale dei Vigili del fuoco con professionalità e competenze specifiche », chiedendo poi «se sia intenzione del Governo regionale, alla luce anche dell’episodio accaduto ad Avise in occasione di un suicidio, farsi promotore di un incontro con tutte le parti in causa che coinvolga anche il Soccorso Alpino della Guardia di finanza, al fine di chiarire definitivamente i ruoli delle parti in causa e limitare spese in interventi che potrebbero essere legittimamente a costo zero.»
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, ha innanzitutto ricostruito il citato episodio «inizialmente codificato come intervento sanitario, per questo, è stato chiamato l’elicottero del Soccorso Alpino Valdostano che ha operato in collaborazione dei Vigili del fuoco, impegnati a bloccare il traffico. Per quanto riguarda le funzioni di Polizia giudiziaria, queste sono state assolte dai Carabinieri presenti, in raccordo con la Guardia di finanza. I responsabili degli enti coinvolti, a seguito di un incontro congiunto, concordano che non c’è stato nulla di arbitrario e che l’intervento è stato svolto nel rispetto delle procedure previste. Da un lato, l’utilizzo dell’elicottero per un intervento codificato sanitario è stato ritenuto motivato e rispondente al corretto utilizzo delle risorse specialistiche che compongono il sistema regionale di soccorso urgente. Anzi, è stato ritenuto che il sistema abbia risposto bene nel suo complesso.»
Relativamente ai costi dell’intervento dell’elisoccorso, il Presidente Fosson ha precisato: «L’intervento di Avise non ha generato da questo punto di vista alcun costo aggiuntivo. L’unica spesa aggiuntiva è riferibile al tempo di volo dell’elicottero, per un totale di 73 minuti e un costo di circa 2.370 euro.»
«Il sistema regionale di protezione civile e di soccorso urgente rappresenta un’eccellenza valdostana – ha aggiunto il Presidente della Regione – e a questo contribuisce il fatto che tutti gli attori, Soccorso Alpino Valdostano, Corpo Valdostano dei Vigili del fuoco, 118, Protezione civile, volontari di protezione civile e del soccorso, non sono in competizione, ma collaborano tra di loro. In quest’ottica, abbiamo chiesto di sviluppare ulteriori momenti di confronto e di addestramento comune, coinvolgendo tutti i soggetti del sistema regionale e altri soggetti presenti sul territorio come il Soccorso Alpino della Guardia di finanza e la Scuola Militare Alpina, convinti che una migliore collaborazione renda più efficace il servizio e generi minori costi.»
Il Capogruppo Ferrero ha osservato: «Se l’intervento di Avise è stato inizialmente classificato sanitario, una volta accertato l’errore sarebbe stato necessario cambiare le modalità di svolgimento, anche per evitare spese non necessarie. In questo episodio tanti aspetti non hanno funzionato a dovere, ma non è un caso isolato. Ribadisco l’esigenza di un coordinamento dei vari operatori del soccorso. Intanto, la caserma dei Vigili del fuoco cade a pezzi e i Pompieri chiedono di tornare nel Corpo nazionale.»
Con un’interpellanza, i gruppi Rete Civica-Alliance Citoyenne e Movimento 5 Stelle hanno parlato dell’istituto della fattoria sociale. La Consigliere Chiara Minelli, spiegato che per “fattoria sociale” si intende «una impresa che svolge l’attività produttiva in modo integrato con l’offerta di servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli o a rischio di marginalizzazione – ma non solo – in collaborazione con istituzioni pubbliche e Terzo Settore», ha voluto sapere «se vi siano attualmente nella nostra regione imprese agricole che abbiano i requisiti delle fattorie sociali vere e proprie; in tal caso, se si intenda richiederne l’inserimento nella rete nazionale delle fattorie sociali, nonché prevedere questo istituto nel prossimo Piano di Sviluppo Rurale accanto a quello della fattoria didattica, che è già una realtà conosciuta e che ha dato buoni risultati.»
L’Assessore all’agricoltura, Laurent Viérin, ha concordato «sull’importanza dell’agricoltura sociale, che ha abbinato la funzione di recupero rurale e di conoscenza di pratiche ad una valenza sociale. È una funzione riconosciuta dal Comitato Economico e Sociale Europeo ed esiste una legge del 2015. La prima esigenza è quella di dotarsi di uno strumento normativo al di là del Piano di Sviluppo Rurale che è strumento di finanziamento: stiamo quindi lavorando ad una legge quadro che comprenda varie misure e formule innovative per ampliare la formula turistica e agricola e potenziare ciò che non è stato recepito con la normativa del 2015. La previsione per il prossimo PSR è di potenziamento delle misure di accesso a sostegni e aiuti: ci siamo confrontati con alcune realtà già presenti in Valle e con i gestori di agriturismo e la fattoria sociale potrebbe essere ulteriore elemento di volano economico. Esiste oggi una misura, e il bando sarà aperto nel 2020, che potrà sostenere formule di questo tipo, inserite nell’ambito delle strategie di sviluppo locale elaborate dal GAL. Tramite il bando investimenti per attività extra-agricole sarà incentivata la diversificazione delle attività delle aziende agricole tramite l’esercizio di attività educative e assistenziali rivolte a disabili, anziani: è un bando molto interessante che prevede un contributo in conto capitale per agricoltura e imprese turistiche di tipo sociale fino a un massimo di 100 mila euro. Non è un bando riservato esclusivamente, ma consentirà di offrire nuove opportunità per le fattorie sociali.»
La Consigliera Chiara Minelli ha replicato che «sono emersi elementi interessanti. Sarebbe però fondamentale che in queste misure di cui l’Assessore ha parlato fosse riservato un canale dedicato all’aspetto della fattoria sociale perché si tratta di realtà importanti ma limitate, che non possono entrare in “competizione” con altre aziende per l’attribuzione di finanziamenti. Sarebbe poi opportuno chiedere l’inserimento delle esperienze in Valle nella rete nazionale delle fattorie sociali perché esiste un turismo rurale della disabilità e questo potrebbe aiutare nella promozione e nella conoscenza delle nostre esperienze. Mi auguro che l’Assessore recepisca questa esigenza.»
I danni arrecati dagli animali predatori al patrimonio zootecnico è stato al centro di due iniziative ispettive: un’interrogazione posta dal gruppo Lega Vallée d’Aoste e un’interpellanza del gruppo Mouv’. «Anche alla luce della risposta fornita dall’Assessore nella scorsa adunanza – ha detto il Consigliere di Mouv’ Elso Gerandin illustrando l’interpellanza -, mi chiedo perché il pagamento di danni piuttosto cospicui e riferiti ad annualità pregresse non sia immediatamente liquidabili e si debba aspettare il parere dell’Avvocatura regionale. Vorrei anche sapere se sia intenzione del Governo rivedere il valore di riferimento per le varie categorie di animali di interesse zootecnico (ovini, caprini, bovini) quale indennizzo per i danni, determinati da una deliberazione di Giunta del 2017.»
L’Assessore all’ambiente e risorse naturali, Albert Chatrian, ha riferito: «La norma in vigore prevede l’erogazione delle somme dovute, in un blocco unico, l’anno successivo al verificarsi del danno. Il provvedimento dirigenziale relativo ai pagamenti del 2018 è stato approvato lo scorso 18 febbraio e in questi giorni sono in atto le liquidazioni degli indennizzi. È capitato che alcune istruttorie abbiano richiesto periodi più lunghi per il loro accoglimento e, conseguentemente, il pagamento è slittato all’annualità successiva; i motivi sono diversi e vanno dalla difficoltà di ricostruire le dinamiche che hanno causato la morte degli animali fino a mancanze procedurali delle istanze. Per quanto attiene alle problematiche tecniche, oltre ai dati raccolti durante il sopralluogo da parte degli agenti accertatori, gli ulteriori elementi da acquisire riguardano gli esami genetici dei campioni biologici, la raccolta di informazioni sulla possibile presenza di predatori nella zona e, soprattutto, i dati del monitoraggio della specie. Alcune pratiche di anni passati sono rimaste sospese a causa di problematiche di ordine procedurale, per cui si è richiesto il competente parere dell’Avvocatura regionale, espresso il 25 febbraio scorso; gli uffici stanno provvedendo a chiudere positivamente l’istruttoria e ad erogare i relativi indennizzi.»
Per quanto riguarda gli intenti del Governo in merito all’opportunità di rivedere il valore di riferimento per l’indennizzo delle varie categorie di animali di interesse zootecnico, l’Assessore Chatrian ha spiegato: «Fatti salvi eventuali limiti di bilancio, gli animali predati vengono ora indennizzati al 100% del loro valore commerciale, che va stabilito dalla Giunta regionale. In tal senso, l’ultima deliberazione è del 17 luglio 2017. Sulla questione dei valori e della loro eventuale revisione, l’Assessorato, le associazioni rappresentative del mondo agricolo valdostano e il Consorzio degli Enti locali si sono impegnati ad effettuare una verifica in merito ai valori così come indicati dalla deliberazione del 2017. È già fissato per il 22 marzo un nuovo incontro e se dovessero emergere delle incongruenze si provvederà al loro aggiornamento.»
Il Consigliere Gerandin (Mouv’) ha replicato: «Il ritardo nella liquidazione degli indennizzi è da ricondurre alle disposizioni di legge troppo restrittive, tanto che si è ritenuto necessario ricorrere all’Avvocatura regionale. Dobbiamo pagare in fretta i danni, riconoscendo il giusto valore ai vari capi. Per la definizione delle istruttorie di pagamento, anche per non alimentare polemiche, facciamo in modo da poterci basare su dati certi, non su elementi che possono essere interpretati.»
I Consiglieri della Lega VdA hanno invece interrogato l’Assessore per avere una fotografia completa del fenomeno predatorio a carico del bestiame, chiedendo in particolare i dati relativi al 2018 sui capi oggetto di attacchi da parte di canidi ovvero da parte di categorie specifiche di canidi, segnalati dai proprietari e/o dal Corpo Forestale, nonché gli esiti di eventuali censimenti dell’Amministrazione regionale atti a stabilire la presenza di predatori diversi dal lupo.
L’Assessore Chatrian, specificato che la norma regionale intende «per animali predatori il lupo, la lince, la volpe e i cani randagi che hanno assunto comportamenti selvatici e per i quali non è possibile risalire al legittimo proprietario; per patrimonio zootecnico gli ovini, i caprini, i bovini, gli equini e altre specie di interesse zootecnico, nonché i cani da lavoro», ha comunicato: «Nel 2018 sono stati denunciati 54 episodi di attacchi da predatori o presunti tali. Di questi, 18 (34%) sono attribuibili sicuramente al lupo, 6 (11%) a cani, 25 (46%) a canidi, non essendo stato possibile distinguere con esattezza se si sia trattato di lupo o di cane. Per 5 episodi (9%), invece, gli agenti accertatori non hanno rinvenuto elementi sufficienti ad attribuire la causa della morte ad un attacco da predatori. Per quanto riguarda gli accertamenti compiuti in base alle denunce, risulta che nel 2018, sono stati accertati 84 casi di predazioni a danno di ovini, cui si sommano altri 24 casi in cui non è stato possibile attribuire la causa. I caprini predati risultano 42, cui si sommano 2 casi in cui non è stato possibile attribuire la causa del danno denunciato. Per i bovini, le predazioni accertate a loro carico sono state 24, mentre in altri 14 casi non è stato possibile attribuire le cause dei danni oggetto di denuncia. Per quanto riguarda la lince e la volpe, non risultano episodi di predazione loro attribuiti.»
L’Assessore Chatrian ha quindi concluso: «Stiamo cercando condivisione con gli allevatori e i vari soggetti coinvolti. La specie del lupo è protetta e stiamo lavorando per modificare la normativa regionale per fornire risposte migliori, velocizzando l’iter e rendendo più efficiente la macchina amministrativa.»
Il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, si è detto insoddisfatto, «non avendo ottenuto risposta in merito agli eventuali censimenti, atteso che sono stati forniti dati discordanti. È di assoluto interesse capire se i canidi predatori siano cani inselvatichiti o siano riconducibili ai lupi. Non si possono derubricare i 491 capi, che risultano dispersi, a una cattiva gestione degli allevatori, bensì devono essere ricondotti ad attacchi che non è semplice rilevare. La necessità è fare luce sulla consistenza numerica del lupo e dei fantomatici canidi, in modo da poter optare per le contromisure più opportune.»
I lavori del Consiglio Valle sono stati aggiornati al 7 marzo.
Pubblicato / aggiornato
il 02/03/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione