Prima infanzia, la Valle d’Aosta raggiunge l’obiettivo europeo
Garantire a tutti l’accesso a un’educazione di qualità, dall’asilo fino ai gradi più alti di istruzione, consente di contrastare la povertà educativa e ottenere gli strumenti per uscire da una condizione di marginalità.
L’Italia però, è indietro e tende a investire in istruzione meno della media europea (in rapporto al Prodotto interno lordo, l’Italia spende il 3,9% del Pil in istruzione, contro una media Ue del 4,7%). Questo è quanto emerge dal Rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia Scuole e asili per ricucire il Paese (realizzato da Openpolis e dall’Osservatorio povertà educativa #conibambini).
L’Italia però, secondo quanto si legge dal Report, ha anche un problema con la prima infanzia e con i nidi.
Negli ultimi anni si è affermata la funzione educativa dell’asilo nido, che prima era concepito solo come “custodia” dei più piccoli quando i genitori lavoravano.
L’Unione europea, nel 2002, si è data come obiettivo per gli Stati quello di arrivare almeno a 33 posti in asili nido o servizi prima infanzia ogni cento bambini con meno di 3 anni.
In termini assoluti, a fronte di una platea potenziale di 1,5 milioni di bambini, in Italia sono circa 350 mila i posti disponibili. Siamo sotto il 25%, secondo evidenziato dal Report.
L’offerta di posti nei servizi prima infanzia, considerando insieme sia gli asili nido che i servizi integrativi, risulta inoltre fortemente squilibrata tra le diverse regioni italiane.
Comprendendo il totale di questi servizi, si va dal 42,3% della Valle d’Aosta al 6,6% della Campania.
Solo quattro regioni raggiungono l’obiettivo europeo per la prima infanzia: Valle d’Aosta, Umbria, Emilia Romagna e Toscana.
Pubblicato / aggiornato
il 12/04/2019 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro