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Reddito di cittadinanza vuol dire anche lavoro per la comunità

Reddito di cittadinanza vuol dire anche lavoro per la comunità

Al centro dell’attenzione il Reddito di cittadinanza.
Non solamente per informare che, su mille domande presentate da inizio marzo, 800 sono già state esaminate dall’Inps e 500 accolte e che i primi beneficiari hanno già ricevuto l’SMS che li informa che la loro domanda è stata accettata e, in maggio, saranno chiamati a ritirare la loro carta di credito da Poste italiane. Ma soprattutto per parlare di un aspetto del Reddito di cittadinanza che interesserà direttamente in Comuni.  È stata infatti demandata a un decreto ministeriale, da emanarsi a seguito di un’intesa a livello di Conferenza unificata Stato-Regioni, la regolamentazione del monte ore che ogni percettore del Reddito dovrà dedicare alla propria comunità.
Oltre alle ore di formazione o di attività lavorativa previste nell’ambito del Reddito di cittadinanza, dovranno infatti essere effettuare un minimo di otto e un massimo di 16 ore settimanali di lavoro a valenza sociale, culturale o ambientale. Le modalità saranno inserite nel Patto per il lavoro o nel Patto d’inclusione che sarà firmato, rispettivamente, fra il beneficiario e i Centri per l’impiego o gli Sportelli sociali. Ma questi Patti potranno essere firmati solamente dopo che i Comuni avranno redatto i progetti per la messa in atto di tali attività.
Che non sono da confondere con i Lavori socialmente utili, le cui squadre di lavoratori già operano nei Comuni per le piccole manutenzioni: in questo caso si tratterà di attività più sociali e meno manuali. Ma ancora tutte da inventare.
Regione ed enti locali si sono quindi appuntamento dopo l’emanazione del decreto, per avviare il lavoro di progettazione, nel quale la Regione ha garantito il proprio impegno a sostenere i Comuni.

Pubblicato / aggiornato il 23/04/2019 alle 12:00
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Categoria: Economia e Lavoro