Munari in Commissione difende la sua Monterosa Ski
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L'audiozione nella commissione del Consiglio Valle dei vertici di Monterosa Ski, il 3 maggio 2019
Un’audizione chiesta dal CdA dopo la “mozione di sfiducia” al proprio operato votata dal Consiglio Valle. Il presidente del CdA, Giorgio Munari ha illustrato una relazione durata 40 minuti. Entro il 30 settembre di ogni anno, ha spiegato, le società partecipate presentano alla Regione autonoma Valle d’Aosta le domande di finanziamento per i propri investimenti. Monterosa Ski, sulla base anche della richiesta di realizzare un impianto di innevamento artificiale a Champorcher, ha chiesto, nel 2018, 10.455.000 euro. L’assessorato del Turismo ha una Commissione composta da dirigenti, Finaosta e impianti a fune che valuta le richieste e propone alla Giunta cosa è ammissibile. Il finanziamento è deciso sulla base delle disponibilità di bilancio (con una percentuale variabile di copertura, ora scesa al 63%). Negli anni, gli investimenti a favore di Monterosa Ski sono scesi da 20 a 4,5 milioni di euro annui. Per non mettere in crisi il cash flow realizzato, la società ha scelto di non accede ai finanziamenti bancari ma Finaosta non concede più finanziamenti alle società partecipate.
Rispetto ai rapporti con i proprietari dei terreni sui quali insistono le piste, Munari ha spiegato che nella sentenza del Consiglio di Stato non si fa nessun riferimento a 600mila euro di debiti nei loro confronti, come invece detto nell’aula consiliare. I proprietari si erano appellati al Tar, sostenendo che la procedura amministrativa dei decreti di classificazione delle piste del 2013 non era stata fatta correttamente. Il Tar ha fato ragione ai ricorrenti sostenendo che era necessario comunicare ai proprietari l’avvio della classificazione ma il Consiglio di Stato ha annullato questa sentenza. Nel frattempo è stata promulgata la legge sull’esproprio dei diritti di superficie, per garantire ai gestori degli impianti di risalita la disponibilità dei terreni. L’applicazione dei valori di esproprio per servitù di passaggio invernale o di passaggio di tubi da innevamento decisa dalla Giunta in applicazione della legge ha suscitato contrasti con i proprietari, poiché i canoni non sono stati giudicati congrui.
Munari ha spiegato che c’erano persone che concedevano il passaggio gratuitamente e altre che percepivano cifre esorbitanti. 100 metri quadrati ai quali sono stati dati 18mila euro e otto stagionali quando il parametro regionale è di 53 euro una tantum. In altro caso, per il passaggio dell’innevamento, nel 1991 sono stati dati 100 milioni di euro. In un terzo, dal 1992 al 2014, al proprietario sono stati riconosciuti 10mila euro annui rispetto a 10mila euro una tantum previsti dalla Regione. In aggiunta, dalla Monterosa Ski, in molti casi, non uscivano somme di denaro ma abbonamenti stagionali che non erano contabilizzati: ciò rendeva la società partecipe di un mercato non legale. Quindi, nel novembre 2015, è stato comunicato ai proprietari che non sarebbe più stata effettuata questa pratica, proponendo il 20% in più del valore di esproprio rispetto alle tabelle regionali. Munari ha sostenuto che non esistono sentenze nel merito per capire quale posizione sia corretta, ma la società ha voluto evitare il rischio di danno erariale e, comunque, ha ritenuto di fare una scelta di equità di trattamento.
In Consiglio Valle, il consigliere Stefano Ferrero (Mouv’)aveva detto che la società percepisce 700mila Euro annui in conto gestione dalla Regione per il Soccorso sul territorio. A oggi, ha replicato Munari, questo servizio è reso senza alcun compenso. E i 250mila euro per le corse notturne locali al Crest sono scesi a 90mila. L’aumento di capitale di 16 milioni di euro non ha dato utili sul conto economico. Sono stati utilizzati per fare la Champoluc-Crest.
Terminata l’illustrazione, si avviato il dibattito, ininterrotto sin dopo le ore 15.
Al centro del confronto due temi: le assunzioni effettuata dall’azienda e le modalità di gestione della gara per il lago della Forcaz, con i consiglieri Elso Gerandin, Claudio Restano, Roberto Cognetta e i colleghi della Lega quali principali interlocutori.
I consiglieri hanno sostenuto che le assunzioni erano illegittime poiché effettuate senza proceduta selettiva pubblica. Munari le ha definite legittime poiché stabilizzazione di personale che aveva maturato un diritto di precedenza con una serie di assunzioni a tempo determinato.
Sulla nomina del Rup e del direttore dei lavori, i pareri dei consiglieri e quelli del presidente del CdA sono state diametralmente divergenti: a Munari che ha sostenuto il valore di aver voluto riconoscere capacità e offrire possibilità di crescita al personale dipendente si è contrapposta la tesi del danno economico generato dal ricorso contro l’affidamento dell’incarico.
E poi altri punti: ancora sui proprietari Chiara Minelli (Rete civica) ha sostenuto che questa modalità d’azione della Monterosa Ski aprirà la strada a un contenzioso con chi è in possesso di contratti legalmente validi che vede disattesi.
Elso Gerandin (Mouv’) ha posto il problema dell’aumento dei biglietti. Munari, in relazione alla politica commerciale, ha specificato che – a seguito di un’indagine di mercato per posizionare il proprio prezzo rispetto alla concorrenza – è stato rilevato che poteva essere effettuato un aumento medio del 3% annuo, in linea con l’aumento dei costi di gestione. E comunque i giornalisti sono più bassi di quelli dell’Europa del Sud e nettamente più bassi di quelli delle Alpi del nord. Senz alacun pregiudizio al numero degli ingressi e aumenti costanti di primi ingressi.
Manuela Nasso (M5S) ha chiesto un’anticipazione rispetto alla chiusura economica della stagione 2018/19. Munari ha risposto che saranno superati i 17 milioni di fatturato. A oggi (ma alcuni impianti sono ancora aperti) ci sono 10mila euro di incasso in più rispetto all’anno precedente, nonostante il mancato l’incasso degli impianti chiusi per manutenzioni estive e il fatto ce la mancanza di neve ha fatto perdere alle stazioni piccole 400mila euro di fatturato. Ci sono le premesse per chiudere il terzo esercizio consecutivo in utile, ha concluso.
Il discorso si è poi spostato sulla reale partecipazione dei consiglieri d’amministrazione alle scelte della società. Il consigliere Claudio Restano ha posto questiti specifici ai singoli consiglieri con lo scopo, che ha specificato non essere vessatorio, di dimostrare che il CdA avvallava decisioni del presidente. Un atteggiamento deprecato da Munari, che ha accusato la Commissione di aver assunto toni da Inquisizione. I commissari di maggioranza hanno gettato acqua sul fuoco sostenendo che esistono responsabilità gestionali diverse fra il presidente, al quale sono attribuite tutte le deleghe, e i consiglieri. Ma il presidente Jean Barocco ha anche invitato Munari a rispondere senza alzare i toni, poiché i consiglieri erano nel pieno esercizio del loro potere ispettivo.
A fine audizione, si è arrivati anche a un altro punto nodale, particolarmente sostenuto dai consiglieri della Lega VdA: se il Consiglio Valle si è già espresso favorevolmente rispetto alla sostituzione dei componenti del CdA di Monterosa Ski, come può un CdA sfiduciato perorare la propria causa promuovendo la firma di petizioni a proprio sostegno e chiedendo un’audizione in Commissione? Nicoletta Spelgatti lo ritiene un precedente pericoloso e lo ha spiegato nella videointervista linkata all’articolo.
Vedi anche: Spelgatti: Munari sta creando un precedente grave
Pubblicato / aggiornato
il 03/05/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione