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A Valgrisenche la Festa del Ricordo

A Valgrisenche la Festa del Ricordo

I lavori per la diga iniziarono alla fine degli anni ’40 del XX secolo e durarono circa un decennio (le opere preparatorie, le installazioni sussidiarie, lo scavo della condotta per portare le acque della diga alla centrale di Avise per la produzione di energia idroelettrica). L’opera era alta 132 metri (di cui 40 sotto l’alveo originale del torrente), con un coronamento ad unire i 2 versanti della valle di circa 390 metri.
Le conseguenze dell’opera sono state importanti sia dal punto di vista territoriale, con la scomparsa dei villaggi presenti nella zona del bacino, e soprattutto dal punto di vista sociale, con una emigrazione forzata degli abitanti della parte
alta della Valgrisenche.
Nel 1950, gli abitanti dei villaggi interessati, appoggiati dal presidente della Giunta regionale Severino Caveri, si unirono in consorzio per poter ottenere dalla SIP, la società che si occupò della costruzione dell’opera, un indennizzo congruo in cambio delle case e dei terreni da evacuare. Il consorzio riuscì a ottenere non solo il giusto indennizzo dei beni sommersi,
ma l’acquisto da parte della SIP di tutti i beni di coloro che abitavano nei villaggi sommersi, essendo i proprietari costretti a partire e abbandonare dunque anche i pascoli e gli alpeggi a monte del bacino.
I villaggi scomparsi, che erano abitati tutto l’anno, sono Beauregard (da cui prenderà il nome la diga), Sevey, Suplun, Fornet e Chappuis. Furono inoltre evacuati due villaggi a monte dell’invaso, Usellières e Surier.
Sin dai primi invasi di collaudo (1957-1969) è stato però rilevato un movimento sul versante sinistro, denominato “deformazione gravitativa profonda”, che tendeva a comprimere l’arco di calcestruzzo. L’invaso è stato dunque sin da subito ridotto al minimo (circa 2.000.000 di metri cubi di acqua a fronte di un bacino progettato per 70.000.000 di metri cubi).
Nel 2011 sono iniziati i lavori di abbassamento del muro, che è passato dai 72 metri visibili prima dell’intervento ai 20 metri attuali. Durante questi lavori, nell’autunno 2011, lo svuotamento temporaneo del bacino ha causato il riaffioro dei resti dei villaggi di Beauregard e Sevey. I resti del villaggio di Fornet, con il campanile della cappella, sono invece sempre visibili, sin dalla decisione di mantenere il livello delle acque dell’invaso al minimo.
La Festa del ricordo è stata l’occasione per rinsaldare i legami di amicizia, ricordando il comune passato di coloro che sono partiti e di coloro che ancora vivono a Valgrisenche.
La cappella di Chatelet in fondo al lago è stato il punto di ritrovo per la Santa Messa delle ore 11.
La cappella dì Chatelet fu edificata nel 1959 in sostituzione dell’antica cappella dì Fornet, sommersa dalle acque del lago col villaggio omonimo.
Dopo la messa si è tenuto il momento delle testimonianze, con il racconto da parte di chi ha vissuto in prima persona gli avvenimenti di quel periodo, le conseguenze della decisione di costruire la diga, la lotta per avere riconosciute le istanze della comunità.
La manifestazione si è infine conclusa con il pranzo organizzato dalla pro loco a offerta libera a cui hanno partecipato oltre 100 persone.
Dato l’accordo recentemente stipulato fra Comune di Valgrisenche e CVA, che regola la fruizione dell’area del bacino non più coperto dalle acque, nell’edizione 2020 della manifestazione sarà organizzato anche un percorso guidato alla scoperta dei luoghi, per vedere e capire dove erano situati i villaggi ormai scomparsi, raccontato dalle voci di chi vi ha abitato.
 L’appuntamento è dunque fissato a giugno 2020.

Pubblicato / aggiornato il 03/06/2019 alle 12:00
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Categoria: Cultura