Giornata mondiale del donatore di sangue all’Ospedale Parini
Il 14 giugno dell’anno 1900 il biologo austriaco Karl Landsteiner portò a termine una scoperta che cambierà radicalmente la medicina contemporanea: classificò i gruppi sanguigni degli esseri umani in A, B, AB e gruppo 0 e dimostrò che le trasfusioni tra individui dei gruppi A o B non determinano la distruzione di nuove cellule del sangue che si verifica, invece, solo se a una persona viene trasfuso il sangue di una persona appartenente a un gruppo diverso.
È a partire da questa ricorrenza che, nel 2004, l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) decise di commemorare tutti i donatori di sangue, attori importanti del sistema sanitario: il loro contributo è, infatti, fondamentale per soddisfare il fabbisogno di sangue o di emocomponenti necessari a ospedali o alla produzione di medicinali.
In occasione di questa ricorrenza, si è tenuto un incontro al Centro trasfusionale dell’Ospedale Parini di Aosta durante il quale Rosario Mele, presidente della sezione valdostana della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue (FIDAS) e Pier Paolo Civelli, presidente regionale valdostano dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue (AVIS) hanno fatto un bilancio dell’attività sul territorio delle rispettive associazioni, ringraziato i donatori e ricevuto dall’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali della Regione autonoma Valle d’Aosta Mauro Baccega due grolle in riconoscenza dell’importante contributo sociale e sanitario fornito.
Angelo Michele Pescarmona, commissario dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, associandosi ai ringraziamenti rivolti a tutti i donatori ha sottolineato come, oltre a garantire il fabbisogno in sangue ed emocomponenti regionale, la Valle d’Aosta contribuisce in maniera importante a soddisfare le richieste provenienti dal resto d’Italia.
Pier Paolo Civelli ha ricordato la lunga storia di attività dell’AVIS che, quest’anno, giunge ai suoi 70 anni e i traguardi raggiunti: l’85% del fabbisogno regionale è infatti coperto dall’associazione che annovera più di 4.000 soci.
Era il 12 giugno 1949 quando su iniziativa del dottor Ugo Vogliazzo, venne fondata l’AVIS in Valle d’Aosta con la sezione regionale di Aosta. Nel tempo quest’iniziativa era destinata a divenire un tassello importante del Sistema sanitario regionale. All’epoca i donatori erano pochi e le trasfusioni avvenivano da letto a letto con il donatore sdraiato vicino al ricevente quando non addirittura direttamente in sala operatoria nei casi più gravi ed urgenti.
Qualche anno dopo e precisamente il primo giugno del 1964, presso l’Ospedale Regionale Materno di Viale Saint Martin de Corléans, meglio noto nel linguaggio popolare come la Maternità, inizio ufficialmente l’attività del 67° Centro Trasfusionale Italiano e i più anziani ricordano ancora le donazioni di sangue che si facevano nei locali del seminterrato della Maternità. L’autosufficienza era un obiettivo ancora lontano da raggiungere, ma il cammino era avviato e AVIS continuò ad aumentare il proprio contributo fino a raggiungerla. Nel frattempo molte sezioni si crearono per distacco dalla prima e storica sezione di Aosta fino ad arrivare al numero attuale di 21 su tutto il territorio regionale da Pont-Saint-Martin a Courmayeur.
Rosario Mele ha ricordato il contributo del dottor Karl Landsteiner e le conseguenze fondamentali delle sue scoperte per la medicina contemporanea, oltre a sottolineare come il dono di sangue si caratterizzi fortemente come gesto di assoluto altruismo, per l’anonimato garantito a donatori e riceventi: spunto di riflessione sia su come ci si possa implicare concretamente per migliorare la società, sia su come le differenze di natura etnica, religiosa o politica spariscano di fronte alle urgenze alle quali il dono del sangue risponde.
La FIDAS, che presiede in Valle d’Aosta, quest’anno compie quattordici anni di presenza sul territorio regionale: uno degli obiettivi principali della sua attività, ha sottolineato Mele, è quella di avvicinare i giovani alla donazione del sangue. L’invecchiamento medio dei donatori, da un lato, la necessità di averne a disposizione di sani e giovani, dall’altro, ma anche l’alto valore civico ed educativo della scelta di donare il proprio sangue rendono questo target una priorità. La FIDAS nascea livello nazionale nel 1959 a Torino dall’unione dell’Associazione Donatori sangue Piemonte, dell’Associazione Friulana, dell’Associazione Ligure, di quelle di Cairo Montenotte e Ovada, con lo scopo di collaborare per una migliore organizzazione del sistema trasfusionale fra le varie regioni. La FIDAS si ripromette di rappresentare tutte le Associazioni autonome ed indipendenti aderenti, in modo da contenere validamente storture nel campo delle attività trasfusionali. Di fronte allo Statuto e all’opinione pubblica, i donatori di sangue, come dissero i fondatori della federazione, debbono essere tutti uguali, perché se identico è il dovere che volontariamente si assumono di compiere, eguale deve essere il riconoscimento nei loro confronti.
È stata, infine, sottolineata da tutti gli intervenuti, membri delle associazioni e rappresentanti delle Istituzioni, la professionalità e il rigore del direttore del Centro trasfusionale dell’Ospedale Parini di Aosta, Pierluigi Berti, il cui lavoro lo rende, di fatto, punto di incontro fra il mondo dell’associazionismo e quello ospedaliero.
Pubblicato / aggiornato
il 13/06/2019 alle 12:00
Categoria:
Salute

