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Carampana a Pulz ma mancano i voti per la risoluzione a sua difesa

Carampana a Pulz ma mancano i voti per la risoluzione a sua difesa

Comportamento immediatamente censurato in aula che ha però avuto alcuni strascichi.
Non sono infatti state sufficienti le scuse presentate dal consigliere, che ha affermato di essersi fatto trascinare dal fastidio di essere ripetutamente apostrofato da Pulz come “fascista”.

La questione linguistica
In serata, il consigliere unionista Jean Barocco ha pubblicato un post su Facebook puntando l’attenzione su un altro aspetto della vicenda e scrivendo: “Il consigliere Diego Lucianaz in una fase del dibattito ha apostrofato la consigliera Daria Pulz dell’ingiuria di ‘Carampana’. Questo è per me é inaccettabile! Lo ha fatto, purtroppo, usando la lingua dei nostri padri.Lo ha fatto usando il Patois di Cerlogne! Ci sono regole di buona educazione, che non possono essere infrante! Cercando di difendere il collega Lucianaz, umanamente comprensibile, il consigliere Aggravi ha affermato che il Patois è ‘povero’ come lingua, non è povero il Patois è povera la maleducazione! Vive lo Patoué“.
Comunque “carampana”, ancorché regionale, è un termine italiano che, scrive il vocabolario Treccani, significa “Donna volgare, sguaiata, oppure brutta e vecchia“. Sul dizionario del patois non figura.

La risoluzione mancata
Nella giornata di mercoledì 3 luglio, è stata richiesta l’iscrizione all’ordine del giorno di una risoluzione firmata dalla stessa Pulz, dalle consigliere del M5S Manuela Nasso e Maria Luisa Russo, poi dai consiglieri di Union valdôtaine, Union valdôtaine progressiste, Alpe, Stella Alpina, Pour notre Vallée, Front valdôtain ed Epav. Questo il testo: “Vu les faits qui se sont vérifiés au Conseil dans la séance du 2 juillet, concernant les offenses personnelles adressées par un élu de la Lega à une conseillère ; rappelant que le Conseil de la Vallée est le siège de la plus haute institution représentative de la Vallée d’Aoste et qu’il est essentiel que les élus y adoptent un comportement et un langage respectueux du rôle qu’ils sont appelés à recouvrir ; soulignant que l’animosité du débat et l’antagonisme politique ne justifient pas l’utilisation d’un langage grossier, offensif et vulgaire ; considérant que les insultes personnelles et/ou sexistes ne doivent pas appartenir à notre assemblée, car elles représentent la pire expression du manque de civilité et témoignent du retour, au sein de certains partis politiques, d’attitudes barbares, violente et inacceptables ; estimant que l’utilisation du patois de la part d’un conseiller du groupe de la Lega pour adresser des insultes à une collègue de Conseil porte atteinte non seulement à la personne mais également à la dignité de cette langue ancestrale ; le Conseil de la Vallée d’Aoste prend fermement les distances et qualifie d’inacceptables le comportement et le langage utilisés par un élu du groupe de la Lega à l’égard d’une conseillère régionale et invite le conseiller en question à s’excuser vis-à-vis de la collègue et de l’Assemblée”.
Già partita zoppa, poiché vi erano meno firmatari dei voti necessari ad approvarne l’iscrizione (24), ha incassato il voto contrario di Lega, Mouv’ e dei consiglieri Luciano Mossa e Luigi Vesan (Movimento 5 Stelle) oltre all’astensione del consigliere Claudio Restano. Laurent Viérin non era in aula al momento del voto
Claudio Restano ci ha spiegato la sua astensione affermando che “non ci hanno dato il tempo di leggere l’atto e quindi, essendo cresciuto e molto in amicizia con Daria, non ho ritenuto opportuno esprimermi senza conoscerne il contenuto; in altri casi non riguardanti le persone forse lo avrei fatto“.
Roberto Cognetta ci ha motivato così il suo voto contrario: “era una risoluzione assurda, inutile e che faceva solo Charaban“.
Stefano Ferrero ci ha detto: “In primo luogo, quando vuoi fare una risoluzione, condivisa devi tenere toni più consoni: non spetta ai consiglieri giudicare i loro colleghi, non siamo un Tribunale e le risoluzioni non sono sentenze, spetta alla Presidente del Consiglio in piena autonomia intervenire con fermezza per censurare i comportamenti che ritiene lesivi dell’onorabilità del Consiglio indipendentemente dall’esponente della forza politica che gli esprime. Ad ognuno le sue competenze“.
Luciano Mossa e Luigi Vesan spiegano il loro voto contrario così: “È puramente un attacco strumentale della maggioranza nei confronti della Lega. Anche il Consigliere Mossa, il 19 dicembre, quando invitò i colleghi condannati dalla corte dei Conti a dare le dimissioni, dopo le operazioni di voto, ricevette insulti pesanti all’interno dell’aula da parte di un assessore che gli urlò: “Vergognati di esistere!” e nessuno all’epoca mosse un dito a riguardo, nemmeno per richiamare l’ordine nel tumulto generale che si era creato. Al Consigliere Mossa non è stato dato nemmeno il modo di difendersi attraverso il fatto personale perché le offese, anche se urlate e sentite da tutti, consiglieri e personale dipendente presenti, non sono state fatte a microfono acceso. Bisognerebbe, a nostro avviso, che il rispetto sia garantito sempre all’interno dell’aula, anche quando i microfoni sono spenti e il Regolamento del Consiglio attribuisce specificamente questa competenza al Presidente dell’Aula, ai sensi degli artt. 47 e 48 e non a questa risoluzione, puramente strumentale, che è finalizzata alla lotta politica fra le differenti forze. Abbiamo già troppo lavoro arretrato da smaltire“.

Cosa dice la Lega
Marialice Boldi, commissario commenta la vicenda in questi termini: “Il clima che si è venuto a creare in Consiglio regionale non è dei più sereni e la situazione di tensione determina che ci possano essere degli eccessi verbali. D’altra parte, quando costantemente si viene apostrofati come fascisti può accadere che escano dalla propria bocca parole non ponderate. Ritengo che fascista sia un insulto ben più pesante di carampana, perché mentre carampana è considerato un eccesso verbale ma non va toccare il credo personale di un individuo, il termine fascista va a ledere pesantemente le idee e le concezioni di una persona. Tanto più quando questa persona, in tutto il suo percorso sociale e politico, ha dimostrato di essere assolutamente contro quello che viene definito fascismo. Inoltre, visto che tutti quanti si stanno stracciando le vesti per una parola, considererei molto più insultante, e questo nei confronti di tutti i valdostani, l’atteggiamento di spudoratezza che l’attuale maggioranza (sempre che si possa definire tale) sta mantenendo nei confronti dei cittadini. Infine, ritengo che una risoluzione fatta unicamente per stigmatizzare una parola non sia assolutamente appropriata (tanto più che l’aula del Consiglio non ha votato la sua iscrizione) e che ben altre iniziative sarebbero più impellenti da scrivere. Chiedo comunque gentilmente a tutti quanti di moderare il linguaggio, sia che si tratti di utilizzare termini impropri e gergali, sia si tratti di dare del fascista a qualcun altro“.

La destinataria risponde
A sostegno di Daria Pulz, è partita sui social la campagna #jesuiscarampana e lei commenta la vicenda in questi termini: “Mi preoccupa molto questo livello sempre più basso del confronto politico in Consiglio regionale, la più alta Istituzione rappresentativa della Valle d’Aosta.
Quando parlo di fascismo, mai a cuor leggero, intendo riferirmi alle innegabili politiche neofasciste di Salvini, su cui peraltro c’è una vasta letteratura da riempire una lunga bibliografia; non mi permetterei invece mai di insultare le singole persone che, più o meno coscientemente, aderiscono a quella ideologia.
Mi viene il dubbio che, se alcuni colleghi se la prendono tanto e danno libero sfogo al loro maschilismo implicito, è perché hanno una coda di paglia che va da piazza Deffeyes a Carema. L’ambiente politico è purtroppo ancora fortemente maschilista, tanto che pochi sono i colleghi maschi davvero coscienti del problema.
A noi consigliere non verrebbe mai in mente di fare allusioni sessuali per dibattere a livello politico. Posso comprendere il livello di stress dei leghisti perché non è certo facile tenere insieme tante anime diverse e contraddittorie, ma sfogarsi definendomi carampana non è certo sintomo ne’ di intelligenza né di cultura né di finesse“.

Pubblicato / aggiornato il 03/07/2019 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione