I lavori del Consiglio Valle del 4 luglio
Con un’interrogazione, il gruppo Mouv’ ha chiesto di fare il punto sulla situazione lavorativa degli operai idraulico-forestali, con particolare riguardo ai dati comparativi riguardanti il costo medio a giornata.
L’Assessore alle risorse naturali e Corpo forestale, Albert Chatrian, nella risposta, ha evidenziato che «nel programma di questa maggioranza è stata data una particolare importanza alla manutenzione del territorio e fra gli interventi meritevoli di un maggior sostegno si è ritenuto di inserire a pieno titolo la cantieristica forestale, settore che riteniamo debba essere il più possibile rafforzato. A tale scopo, a inizio anno, grazie ad uno sforzo collettivo cui si sono sottoposti gli uffici competenti del Dipartimento risorse naturali, si è provveduto in tempi molto rapidi a definire il Piano degli interventi per il 2019, approvato a febbraio, che prevedeva l’assunzione di 375 operai idraulico-forestali a tempo determinato. Contestualmente, in considerazione della necessità di dare continuità e certezze di realizzazione alle linee di intervento programmate su più stagioni, si è deciso di dare al Piano una valenza triennale, approvando la relativa spesa anche per gli anni 2020 e 2021. Successivamente, si è provveduto a definire un piano di interventi integrativo a quello già approvato, prorogando il periodo lavorativo dei 375 operai idraulico-forestali a tempo determinato stagionale di 20 giornate (lavoreranno quindi 130 giornate) e prevedendo inoltre, nell’atto, l’assunzione di 10 nuove unità a tempo indeterminato.»
L’Assessore ha poi specificato che «per determinare il costo ulteriore necessario per la proroga si è fatto riferimento al costo unitario per operaio per giornata lavorativa calcolato sulla base dei dati a consuntivo dell’anno 2018. In sintesi nel 2018 sono stati assunti 370 operai a tempo determinato per un’occupazione di 110 giornate lavorative corrispondenti ad una spesa di 4 milioni 241 mila 930 euro comprensiva dei costi per le retribuzioni, gli straordinari, le indennità contrattuali e i contributi. Da tali dati si è potuto quindi quantificare in circa 104/105 euro il costo unitario effettivo sostenuto nel 2018. Questo dato, aumentato prudenzialmente a 111 euro, è stato utilizzato per la quantificazione del costo complessivo delle spese di manodopera per la proroga nel 2019 di 20 giornate lavorative per 375 operai idraulico-forestali. Il costo unitario cosi rideterminato non è da intendersi come una “riduzione di costo medio” ma si tratta della quantificazione del costo effettivo sostenuto dall’Amministrazione sulla base dei dati rilevati a consuntivo. Non vi è stata e non è prevista alcuna decurtazione delle somme dovute agli operai a tempo determinato. A tale proposito appare quasi pleonastico sottolineare che le retribuzioni spettanti agli operai idraulico-forestali, come quelle di qualsiasi altro dipendente, non possono che essere erogate nel rispetto delle norme contrattuali.»
«Riguardo ai dati comparativi dal 2012 al 2018 – ha aggiunto l’Assessore Chatrian -, c’è da rilevare che il costo unitario a giornata in fase di programmazione presenta una evidente variabilità, ma tengo a evidenziare che quest’anno, a lavori avviati, anche in relazione alla volontà di dare concretamente un nuovo impulso al settore, si è proceduto alla determinazione del costo effettivo per operaio e per singola giornata lavorativa in modo da poter utilizzare al meglio le risorse disponibili evitando di mandare in economia, come peraltro accaduto purtroppo nel 2018 per 1,2 milioni di euro, le somme inutilizzate. Per noi la manutenzione del territorio è una priorità assoluta e come tale la Pubblica Amministrazione deve saper programmare e far funzionare la macchina organizzativa al meglio.»
Il Consigliere Elso Gerandin, nella replica, si è detto «felice che sia stato raggiunto l’obiettivo delle 130 giornate lavorative, obiettivo per il quale ci siamo battuti per un’intera Legislatura. Volevamo chiarezza ed è stata fatta. Resta il rammarico per non aver potuto concludere prima un’operazione così importante a causa di calcoli errati. Chi ha stimato il costo? L’Assessore non ha risposto. Qualcuno ha sbagliato clamorosamente e questo è indubbio. Ho avuto la responsabilità di questo settore e spiace che a causa di questi errori la politica non abbia potuto dare le giuste risposte: chi ne ha portato le conseguenze sono stati i lavoratori.»
Il rispetto della normativa nell’adozione dei bandi di gara da parte di INVA, la società in house della Regione, è stato al centro dell’interpellanza discussa dal gruppo Lega Vallée d’Aoste. Il Consigliere Nicoletta Spelgatti, riferendosi alle tabelle pubblicate sul sito di INVA relative ad avvisi e bandi di gara per gli anni 2016/2019, ha chiesto «se sia stato effettuato un controllo relativo al rispetto della normativa in materia: in caso affermativo, vogliamo conoscerne gli esiti; in caso contrario, se il Governo regionale intenda procedere con i relativi controlli.»
L’Assessore alle finanze, Renzo Testolin, ha spiegato: «INVA è qualificabile come società in house; su di essa la Regione esercita un controllo forte, con potere di direzione, coordinamento e supervisione delle attività, tanto sugli organi quanto sugli atti più qualificanti sulla gestione. Il controllo generale sul rispetto delle norme e, nello specifico, delle modalità di affidamento dei contratti, trattandosi di attività ordinaria, non deve essere esercitato dal socio Regione, ma dalla società stessa, che, in effetti, ha individuato un apposito ufficio acquisti e ha disciplinato le modalità di acquisizione di beni, servizi e forniture.»
«Le società in house – ha proseguito l’Assessore Testolin – per quanto attiene all’acquisto di beni, servizi e lavori, sono tenute ad applicare il codice dei contratti pubblici, garantendo di conseguenza il rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti. Inoltre, la società assicura la massima trasparenza sull’uso delle proprie risorse e sui risultati ottenuti. Preciso poi che non c’è stato alcun rilievo da parte del collegio sindacale, che ha compiti di vigilanza.»
«In conclusione, crediamo in una correttezza delle procedure e non riteniamo di effettuare ulteriori forme di controllo, che avrebbero quale unico effetto l’appesantimento dei procedimenti, senza migliorare la trasparenza. Infine, rilevo come siano chieste informazioni relativamente ad anni in cui l’interrogante era Presidente della Regione, e nulla era stato fatto di diverso.»
Il Consigliere Spelgatti ha osservato: «Sussiste un problema non da poco. A titolo esemplificativo, analizzando i dati sui bandi di gara e affidamenti per i servizi di fornitura di personale interinale, emerge che nel 2015, solo due società hanno avuto gli affidamenti diretti, i cui importi di aggiudicazione sono sotto soglia, di banalissimo importo, inferiore ai cinquemila euro. Nel 2016 a una sola società cinque affidamenti sotto soglia per un importo di aggiudicazione totale di 190 mila euro; nel 2017 due società differenti con dieci affidamenti per un totale di più 350 mila euro; nel 2018 il boom: circa un milione 400 mila euro di affidamenti sotto soglia e due sole società. Dubbi emergono anche per il fatto che sul sito internet si cerca di eludere la ricerca sugli oggetti dei contratti. Questa è una palese violazione di tutte le norme. INVA dovrebbe come minimo essere richiamata e la Regione deve intervenire.»
I contributi straordinari a favore di famiglie per la tutela dei minori sono stati al centro di un’interpellanza illustrata dal gruppo Lega Vallée d’Aoste.
Richiamando il testo unico in materia di interventi economici di sostegno e promozione sociale (legge regionale n. 23/2010) che disciplina, tra gli altri, i contributi a favore delle famiglie con particolare riferimento ad esigenze di tutela dei minori, il Capogruppo della Lega VdA, Andrea Manfrin, ha chiesto se e quali controlli sono stati effettuati sulle erogazioni e sui soggetti percettori.
L’Assessore alla sanità e politiche sociali, Mauro Baccega, nella risposta, ha riferito che «i contributi straordinari vengono concessi ai sensi dell’art. 14 della legge regionale 23/2010 e sulla base di quanto stabilito dalla delibera di Giunta 1132/2014. Vengono richiesti da nuclei in difficoltà economica che hanno necessità di essere aiutati per il pagamento di spese di carattere straordinario (consumi energia elettrica, riscaldamento, spese condominiali…). Il nucleo che necessita di un aiuto economico si rivolge all’assistente sociale competente per territorio, che si occupa di raccogliere la documentazione da allegare alla domanda (ISEE, pezze giustificative delle spese per le quali si richiede un contributo) corredandola con una relazione sociale nella quale viene descritta la situazione abitativa, economica, lavorativa del nucleo oltre al progetto di presa in carico. La domanda, consegnata al Dipartimento dall’assistente sociale stessa, viene istruita e sottoposta all’esame di una Commissione prevista dalla stessa legge che valuta l’istanza e ne decide l’esito.»
«Per quanto concerne i controlli sulle erogazioni effettuate – ha proseguito l’Assessore -, gli uffici richiedono ai beneficiari di presentare le copie dei pagamenti effettuati a fronte dell’importo erogato che devono corrispondere alle esigenze espresse nel progetto redatto dall’assistente sociale a supporto della richiesta del contributo. In alcuni casi l’erogazione è disposta con quietanza all’assistente sociale che si fa carico, in questo caso, di gestire la spesa. I soggetti percettori sono in carico alle assistenti sociali che verificano già a monte il possesso dei requisiti per la richiesta di contributo. I contributi vengono quindi erogati sulla base di presentazione di spese da effettuare (bollette ecc.) e le assistenti sociali verificano l’avvenuto pagamento mensilmente e/o settimanalmente, quindi i controlli vengono sempre effettuati.»
Nella replica, il Capogruppo Manfrin ha sostenuto che «il problema è che un contributo che è stato pensato per le famiglie con minori è stato erogato per il 50 per cento a famiglie senza figli. L’Amministrazione può essere tratta in inganno una volta, ma qui si parla della metà delle erogazioni annuali. L’altra difficoltà è che dovrebbe essere un’erogazione straordinaria, una tantum, e invece è continua a favore degli stessi soggetti più volte all’anno e più anni di seguito. Una criticità che ha portato all’erogazione di 800 mila euro di fondi pubblici in spregio alle regole. Inoltre, sono stati sforati i limiti di erogazione previsti con importi che arrivano a oltre 3.000 euro in una volta. Il controllo è più che dovuto, perché la pubblica amministrazione elargisce fondi sulla base di istruttorie certificate. Dalle segnalazioni emerse sembra che vi sia stata una dilapidazione di risorse pubbliche: dare dei soldi per comprarsi degli elettrodomestici pare una vera e propria esagerazione.»
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste, con un’interpellanza, ha chiesto notizie dell’evoluzione del percorso concordatario riguardante la Casino de la Vallée SpA. Oltre a voler sapere se sia intenzione del Governo regionale sostituire l’attuale governance della Casa da gioco, il Consigliere Stefano Aggravi ha approfondito diverse questioni, domandando «l’ammontare delle risorse pubbliche concesse alla Casinò de la Vallée sia in forma diretta che indiretta per mezzo della Finaosta nel periodo 2010/2018, nonché l’ammontare dell’impatto sul bilancio regionale in termini di accantonamenti a fronte delle perdite di esercizio generate dall’azienda sempre dal 2010 al 2018. Vogliamo anche sapere quale sia stata l’attività della cabina di regia, se sia stato effettivamente costituito il gruppo di esperti interni all’Amministrazione e alla finanziaria regionale per verificare la situazione della Casa da gioco; infine, se sia intenzione sostituire l’attuale governance.»
Il Presidente della Regione, nella risposta, Antonio Fosson, ha dettagliato gli atti di concessione adottati dalla Regione nel periodo 2010-2018 a favore della Casinò de la Vallée Spa: «Nel periodo in questione, al netto dell’incorporazione/conferimento della società di gestione del Grand Hôtel Billia (STV), la Regione ha versato 74 milioni di euro per aumenti di capitale o in conto capitale, conferito beni immobili, mobili e crediti per circa 25 milioni di euro e ha un credito residuo per i mutui concessi per 48 milioni, al momento oggetto di postergazione. Volendo sommare questi valori – per quanto non abbiano la stessa natura – il totale è di circa 150 milioni. Nello stesso periodo, la Casino Spa ha prodotto complessivamente entrate pubbliche per oltre 173 milioni. A proposito, se non si volesse analizzare solo gli anni 2010-2018, le entrate risulterebbero impressionanti. È grazie a quelle entrate che la Valle d’Aosta ha potuto finanziare interventi in tutti i settori economici.»
«Il fondo perdite di esercizio delle società partecipate è previsto dalla cosiddetta legge “Madia” – ha proseguito il Presidente Fosson -, disponendo che nell’anno successivo alla registrazione della perdita societaria, le pubbliche amministrazioni partecipanti accantonino in apposito fondo vincolato, un importo pari al risultato negativo, se non immediatamente ripianato, in misura proporzionale alla quota di partecipazione, al solo scopo di salvaguardare gli equilibri dei bilanci pubblici. L’accantonamento al fondo perdite sulle partecipate, al 31 dicembre 2018, per le perdite rilevate dal bilancio societario al 31 dicembre 2017 di Casinò de la Vallée Spa, è di circa 21 milioni 500 mila euro.»
Soffermandosi poi sulla cabina di regia, Antonio Fosson ha parlato di «uno strumento diverso da quella dell’uomo solo al comando. Abbiamo deciso di riunirci periodicamente, anche inserendo dei tecnici. Preciso che questa cabina di regia non gestisce le attività dell’Amministratore unico, che rappresenta l’attuale governance.»
Nella replica, il Consigliere Stefano Aggravi ha dichiarato: «Si gioca sulle cifre, affermando di aver dato tanto e aver ottenuto di più. È vero, ma contabilmente occorre valutare l’efficacia, l’economicità e il risultato dell’investimento. Va tanto di moda prendere di mira l’uomo solo al comando, ma il più delle volte la soluzione migliore è nella via di mezzo, perché non sempre avere tante teste porta vantaggio. Anche l’uomo solo al comando può avvalersi di tanti professionisti intorno a lui, più o meno ufficiali. La cabina di regia rischia di essere uno dei soliti tavoli che vengono istituiti, ma chissà dove andremo a finire. Sulla governance, potremo esprimerci solo in futuro, così come per altre questioni contabili.»
Con un’interpellanza, il gruppo Mouv’ ha parlato dell’associazione Forte di Bard. Il Capogruppo del Mouv’, Stefano Ferrero, lamentando «da parte dell’associazione un diniego di diritto di accesso agli atti ad una sua istanza ai sensi dell’articolo 116 del Regolamento interno del Consiglio», oltre a chiedere dettagli sui titoli di studio e sullo svolgimento di attività extra lavorative del personale in organico, ha voluto sapere «se sia intenzione del Governo regionale intervenire con un’azione di sensibilizzazione per riordinare in tempi brevi la gestione complessiva dell’associazione. Io sollecito il Presidente della Regione ad agire affinché la situazione cambi. Volete mettere mano all’associazione in maniera seria o dobbiamo rivolgerci ad altre autorità?»
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, ha risposto che «la Presidente del Forte di Bard è subentrata in una situazione difficile, ma le sue competenze e capacità organizzative sono note. Sul fatto che il Consigliere non abbia ricevuto tutti i dati, ho ricevuto una comunicazione e a breve saranno forniti alcuni dati. Mi assumo personalmente l’impegno, da una parte, a migliorare tutto il quadro perché la realtà e le potenzialità del Forte di Bard sono determinanti per tutto il territorio e, dall’altra, a seguire quanto segnalato dal Consigliere.»
Il Consigliere Stefano Ferrero (Mouv’), nella replica, ha evidenziato: «Fornirmi i dati non è un favore è un dovere e la Presidente del Forte di Bard deve capirlo. Se non avrò i dati sulla mia scrivania entro 15 giorni, farò un altro ricorso al TAR, anche se ne abbiamo già vinto uno che richiama il diritto dei Consiglieri a ottenere le informazioni. Farò anche una segnalazione alla Corte dei conti. Bisogna mettere l’opposizione nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro.»
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza sulla difformità fra i costi tariffari preventivati e quelli definitivi per il recupero delle frazioni differenziate dei rifiuti. Oltre a chiedere i motivi di questa situazione, il Vicecapogruppo, Luigi Vesan, ha voluto sapere «se per il 2019 sia già prevedibile una discrepanza consistente fra le tariffe già preventivate e quelle che saranno determinate in modo definitivo solo nella primavera del 2020; inoltre, a fronte di evidenti incapacità di gestione e previsione, dovute probabilmente ad una scarsa conoscenza del settore del recupero delle materie secondarie, se sia intenzione rivedere l’organizzazione della competente struttura regionale.»
L’Assessore all’ambiente, Albert Chatrian, nella risposta, ha innanzitutto specificato: «La tariffa per la gestione dei rifiuti urbani conferiti presso il Centro di Brissogne è determinata annualmente sulla base della tariffa applicata l’anno precedente e ricalcolata, a consuntivo, nei primi mesi dell’anno successivo tenuto conto delle somme effettivamente spese o introitate dal gestore del Centro. Ricordo che la tariffa è composta da diverse voci riferite ai costi e ai ricavi del servizio per ciascuna tipologia di rifiuto e che la sua formazione si suddivide in due fasi, quella preventiva (sulla base delle tariffe definitive applicate anno precedente) e quella definitiva (che tiene conto dei costi effettivamente sostenuti e degli introiti effettivamente conseguiti durante l’anno di riferimento).»
«Per quanto riguarda, in modo particolare, il 2018 – ha proseguito l’Assessore Chatrian -, le differenze si spiegano facilmente se si tiene conto di alcuni fatti, a partire dall’aumento del costo di avvio al recupero dei “rifiuti verdi” (erba e ramaglie), che rientrano nella categoria dei rifiuti compostabili. È stato infatti necessario ricercare impianti di recupero al di fuori della Valle d’Aosta (nelle province di Bergamo, Novara, Cuneo e Piacenza) per poter liberare spazio nell’unica area di trattamento presso il Centro di Brissogne, satura già dal 2015. Nel corso del 2018, è stato poi pubblicato un bando di gara ad evidenza pubblica per l’avvio al recupero di tutto il compost che era ancora stoccato nell’area di trattamento. La tariffa media annua dello scorso anno è stata di circa 83 euro/tonnellata. Altri aspetti che hanno condizionato le tariffe sono la diminuzione del contributo per la valorizzazione del vetro, stimata con la tariffa provvisoria del 50% e la crescita esponenziale del costo di trattamento del multimateriale, passando dai 97,50 euro/tonnellata della prima aggiudicazione (1° giugno 2015) agli attuali 203,00 euro/tonnellata.»
«Non è possibile al momento prevedere se vi siano aumenti, riduzioni o la stabilizzazione degli oneri attuali, essendo il segmento della valorizzazione fortemente condizionato dalla qualità dei rifiuti avviati al recupero e dalle fluttuazioni delle richieste di materiale- ha aggiunto l’Assessore all’ambiente -. In effetti, nel settore della valorizzazione dei rifiuti non vi sono certezze e non sono prevedibili situazioni di mercato come quelle che si sono verificate negli ultimi due anni. È quindi ingeneroso, oltre che scorretto, accusare la struttura regionale competente di “incapacità di gestione e previsione”. Segnalo infine che le modalità operative che stiamo seguendo consentono di ottenere annualmente la certificazione ufficiale sulla quantità di rifiuti avviati al recupero effettivamente valorizzati: queste certificazioni hanno dimostrato sino ad ora il pieno raggiungimento degli obiettivi di effettiva valorizzazione dei rifiuti differenziati.»
Nella replica, il Consigliere Luigi Vesan si è detto perplesso «perché la crisi della raccolta della plastica in tutta Europa è già presente dal 2017: il trend di crescita del costo non è una scoperta recente. Analogo discorso per il compost: che si sarebbe dovuto far fronte a un aumento dei costi era prevedibile ben prima del 2018, avendo già da tempo previsto di dover liberare l’area per fare spazio ai nuovi impianti. Pur concordando sul fatto che quantificare esattamente il costo dei rifiuti è difficile, non capisco il gaudio con cui l’Assessore annuncia che, senza più fluttuazioni, i valdostani pagheranno una tariffa molto alta per i prossimi diciassette anni. Non ce la sentiamo di fare un plauso alla struttura competente e ai vari Assessori che si sono succeduti.»
Lega Vallée d’Aoste ha posto all’attenzione del Consiglio il tema del fabbisogno di personale e di procedure concorsuali degli Enti locali valdostani. Il Consigliere Nicoletta Spelgatti ha ricordato che «da molti mesi, i Comuni hanno inviato alla Regione richieste di espletamento di prove concorsuali per far fronte a gravi carenze di organico che ne stanno compromettendo la regolare attività. A febbraio e ad aprile 2019, sono state convocate delle riunioni con Sindaci, Assessori e Segretari comunali per verificare lo stato delle richieste. In quella occasione un dirigente regionale avrebbe comunicato che non vi sarebbero procedure concorsuali da avviare in quanto la Giunta regionale non ha approvato la programmazione relativa.» Il Consigliere ha quindi chiesto quali e quanti Comuni hanno fatto pervenire richieste di personale e per quante unità; ha poi voluto conoscere le ragioni della mancata approvazione da parte del Governo regionale di tale programmazione e che cosa si intenda fare per risolvere il problema.
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, premettendo che «siamo in presenza di un quadro normativo statale e regionale profondamente e recentemente innovato», ha risposto che «tutti gli Enti locali hanno riscontrato la richiesta di personale dell’Amministrazione regionale. L’ultimo Comune ha risposto il 7 maggio 2019: da allora, gli uffici del Dipartimento personale ed organizzazione hanno avviato l’istruttoria tecnica per la verifica delle richieste pervenute, chiedendo chiarimenti e correzioni di quanto pervenuto, se non coerente con il dettato normativo. Parallelamente, la Regione ha istruito le proprie esigenze assunzionali che sono state tradotte in un atto amministrativo che sarà sottoposto all’approvazione della Giunta regionale e che integrerà – per la parte non coperta con le graduatorie disponibili o con la mobilità – il fabbisogno assunzionale espresso dagli Enti locali da soddisfare mediante le procedure concorsuali o selettive pubbliche, affinché si realizzino le economie – in termini di procedure concorsuali o selettive da espletare – previste ed auspicate dall’ordinamento regionale.»
«Questa fase istruttoria – ha proseguito il Presidente -, pur essendosi conclusa, ha incontrato un importante ostacolo nell’impugnativa deliberata dal Consiglio dei ministri lo scorso 31 maggio che riguarda proprio due punti della legge regionale n. 1/2019 di specifico interesse degli enti locali, in merito ai criteri per la determinazione della spesa utile per attivare le procedure di reclutamento e alle procedure selettive interne, con l’effetto di determinare la necessità di una parziale rivalutazione delle richieste pervenute alla Regione. È stata portata all’attenzione del Consiglio permanente degli enti locali per concordare le modalità per un’eventuale rapida rivalutazione delle richieste inoltrate all’Amministrazione regionale. Se le informazioni sin qui raccolte saranno confermate o parzialmente modificate, potranno poi essere tradotte in un unico atto soggetto ad approvazione da parte della Giunta regionale, previo parere da parte del CPEL. Il Dipartimento del Personale ritiene di poter sottoporre per il primo esame la proposta di deliberazione alla Giunta regionale il 19 luglio prossimo.»
Il Consigliere Nicoletta Spelgatti ha replicato che «la situazione è alquanto raffazzonata. Prendiamo atto con piacere che finalmente la delibera arriverà in Giunta, ma nel frattempo non avete pensato ad una revisione di tutto il sistema a fronte di una situazione che va avanti da molto tempo. I gruppi Lega e Mouv’ hanno presentato una proposta di legge e ci auguriamo che ci possa essere una collaborazione su questo tema.»
Il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, Luciano Mossa, ha illustrato un’interpellanza per conoscere quali misure drastiche e tempestive si intendano adottare per debellare in maniera definitiva la presenza di insetti «che abbiamo personalmente riscontrato sia nei locali adibiti a mensa per la scuola dell’infanzia “Saint-Martin de Corléans”, sia nei corridoi adiacenti le aule della scuola primaria “Giovanni Pezzoli” posta nei piani più alti dello stabile. Si tratta di minacce che mettono ogni giorno a rischio l’incolumità e la salute dei piccoli studenti.»
L’Assessore all’istruzione, Chantal Certan, ha riferito: «Non c’è stata nessuna epidemia legata alla presenza di blatte e/o formiche, non ci sono stati segnalati problemi, né direttamente dalla scuola né dal Servizio di igiene pubblica. Peraltro, questa iniziativa avrebbe dovuto essere presentata per competenza al Comune di Aosta, non all’Amministrazione regionale. Per gentilezza, ho comunque chiesto informazioni agli uffici competenti.»
L’Assessore Certan ha quindi letto il riscontro fornito dal Comune di Aosta, «in cui, tra l’altro, si comunica che la proliferazione insetti è stata di origine esterna ed è stata oggetto di costante monitoraggio e contenimento, con ripetuti interventi effettuati da due imprese specializzate per debellare il fenomeno. In ultimo, l’origine delle blatte è stata individuata nella centrale termica e in alcune intercapedini in locali adiacenti alla scuola ma non pertinenti. Approfittando del termine dell’attività scolastica, nei prossimi giorni è prevista una nuova azione per porre fine nel medio e lungo termine al problema e si continuerà a vigilare. Il Comune di Aosta precisa infine che gli oneri del servizio di debellamento degli insetti rientra nei compiti della ditta affidataria che ha in carico i servizi integrati.»
Nella replica, il Capogruppo Luciano Mossa ha sostenuto: «I bambini mettono le mani ovunque, compresi i pavimenti: il pericolo di infezione è altissimo. Parlo di una forte esposizione al rischio salute all’interno di un Istituto scolastico: a chi altro mi dovrei rivolgere se non a un Assessore alla sanità e a uno all’istruzione? Non si possono scaricare le responsabilità in questa maniera. Per fortuna non è successo nulla, ma non dobbiamo certo aspettare notizie infauste per agire. Possiedo fotografie che documentano la presenza di blatte nella mensa e in prossimità delle aule. Non basta la sola disinfestazione, esistono molteplici strumenti di prevenzione efficaci, ma vanno applicati, affinché il problema non si ripresenti più. Questo è ciò che chiedo.»
Con un’interpellanza, il gruppo Rete Civica-Alliance Citoyenne ha chiesto delucidazioni in merito alla situazione della discarica di rifiuti speciali inerti di Pompiod, nel comune di Aymavilles. In particolare, la Consigliera Chiara Minelli, ha voluto conoscere «le motivazioni per cui si è ritenuto opportuno autorizzare una discarica per rifiuti speciali inerti a Pompiod, classificazione non prevista dalla normativa vigente, con conseguente smaltimento di rifiuti non pericolosi, normalmente vietati in questo tipo di discariche; la provenienza dei rifiuti smaltiti; le modalità con cui sono state effettuate analisi specifiche e accurate dei rifiuti smaltiti nella discarica, se sono previste ulteriori azioni puntuali in tal senso e quali sono le azioni poste in essere per la prevenzione del rischio idrogeologico durante l’esercizio e al momento della chiusura della discarica. Infine, chiedo se l’Amministrazione regionale intenda stabilire in autotutela di rivedere i termini dell’autorizzazione, viste le numerose criticità riscontrate.»
L’Assessore all’ambiente, Albert Chatrian, ha riferito che «la discarica per rifiuti inerti è destinata a ricevere rifiuti classificati dalla normativa come “speciali” e quindi sono ammessi allo smaltimento sia i rifiuti espressamente riportati dal decreto ministeriale del 27 settembre 2010, nonché tutti i rifiuti che rispondano alle caratteristiche dei rifiuti inerti, ossia quelli che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa.»
Riguardo alla provenienza dei rifiuti, l’Assessore ha detto che «dall’elenco fornito dal gestore non risulta affatto, come emerso da notizie apparse sui quotidiani on line, che vi sia conferimento di rifiuti dall’estero. Cosa, peraltro, assolutamente improbabile per non dire impossibile, visto che l’importazione di rifiuti dall’estero è strettamente disciplinata da un Regolamento comunitario che impone una procedura e dei vincoli molto restrittivi oltre ad un’apposita notifica e una conseguente specifica autorizzazione da parte della Regione. Nessuna notifica del genere è mai pervenuta alla Regione in merito ai rifiuti conferiti nella discarica di Pompiod.»
L’Assessore Chatrian ha poi spiegato che «le analisi di caratterizzazione dei rifiuti devono essere eseguite a cura del soggetto conferitore, che deve avvalersi di un laboratorio terzo accreditato. Il gestore della discarica deve eseguire campionamenti per i diversi conferimenti ed effettuare controanalisi per verificare la conformità dei rifiuti conferiti, secondo le modalità stabilite sia dalla normativa che dal proprio Piano di gestione operativa. Nel caso della discarica di Pompiod, il soggetto gestore, in ottemperanza all’autorizzazione rilasciata dalla Regione, trasmette alla stazione forestale competente per territorio, tutte le analisi dei rifiuti conferiti soggetti a preventiva caratterizzazione.»
«Posso dichiarare che non esistono, al momento, i presupposti per rivedere i termini dell’autorizzazione rilasciata per la gestione della discarica per rifiuti inerti di Pompiod – ha concluso Chatrian -. Mi preme comunicare che ho intenzione, insieme ai Sindaci di Aymavilles e Jovençan e ai tecnici, di organizzare un incontro con la popolazione al fine di confrontarsi pubblicamente.»
La Consigliera Chiara Minelli, nella replica, si è detta perplessa: «Io credo che la politica dovrà approfondire il tema dei rifiuti e delle discariche in maniera più puntuale, perché questo è un problema politico e non può essere appannaggio dei tecnici. La definizione rifiuti speciali inerti si trova soltanto nella nostra normativa, sarebbe il caso di rivederla. Io volevo conoscere la provenienza dei rifiuti da fuori Valle e non specificatamente quelli provenienti dall’estero che non ho citato. Credo che si debbano aumentare i controlli – e non solo lasciarli ai contenitori e al gestore della discarica – per garantire che i rifiuti siano assolutamente sicuri. Giudico però positivo che sarà fatto un incontro con la popolazione e con i Sindaci al fine di informarli sulla situazione e per rispondere alle loro più che comprensibili preoccupazioni; ricordo che oltre 1.100 persone hanno scritto all’Amministrazione per segnalare la loro inquietudine.»
Il gruppo Ambiente Diritti Uguaglianza VdA ha interpellato il Governo per conoscere la visione strategica complessiva dell’edilizia scolastica per il prossimo futuro.
«La situazione dell’edilizia scolastica si presenta esplosiva anche in vista del prossimo anno scolastico – ha sottolineato la Consigliera Daria Pulz -: il Liceo scientifico Edouard Bérard di Aosta ha dovuto traslocare da un anno per l’adeguamento alle norme antisismiche ma i lavori non sono ancora stati avviati, obbligando a peregrinazioni docenti e studenti da una parte all’altra della città; per l’ex sede dell’Istituzione Maria Adelaide di via Torino, ormai in stato di abbandono, non si sta procedendo con alcun progetto di recupero. Una situazione che preoccupa molto i diversi collegi docenti, gli studenti e le loro famiglie e che mette in luce l’incapacità quarantennale di dedicare alla scuola tutta la centralità che merita da parte della politica.»
L’Assessore all’istruzione, Chantal Certan, ha risposto: «La programmazione logistica per l’anno scolastico 2019/2020 è stata avviata sulla base della definizione del numero di classi formate secondo l’organico di diritto e l’assegnazione delle sedi non dovrebbe presentare variazioni.»
Circa i motivi dei ritardi degli interventi al Liceo Bérard, l’Assessore Certan ha parlato dei tempi di approvazione del progetto esecutivo «approvato dalla Giunta regionale il 24 agosto 2018», dettagliando le fasi di affidamento dei lavori, «per cui si è scelto di procedere secondo il criterio economicamente più basso e non dell’offerta economicamente più vantaggiosa anche per contrarre i tempi di affido che si sono prolungati fino allo scorso mese di maggio, essendo stati condizionati dalla mancanza di risorse nei capitoli e dall’attesa della concessione di contributi statali. Inoltre, il contratto non poteva essere sottoscritto prima dell’avvenuta pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, pena la perdita del contributo statale; abbiamo anche dovuto approvare la deliberazione relativa alla variazione di bilancio, poiché non ci erano risorse sui capitoli.»
L’Assessore all’istruzione ha quindi specificato: «La Giunta regionale ha deciso di procedere alla verifica tecnica dei presupposti e degli impatti connessi alla realizzazione della struttura prefabbricata in regione Tzamblerlet, acquisendo al contempo gli elementi tecnici ed economici per valutare i costi diretti e indiretti connessi a soluzioni alternative, con particolare riguardo alla ristrutturazione della sede di via Torino. La relazione degli esperti incaricati sarà a breve consegnata, permettendo una valutazione da parte degli Assessorati competenti.»
«I prossimi mesi ci consentiranno di delineare la strategia complessiva per il futuro – ha concluso Chantal Certan -. Infatti, la questione di realizzare o meno la scuola di Tzamberlet e la scelta di ristrutturare o meno la sede di via Torino sono dirimenti per risolvere la tematica più generale dell’assetto definitivo e complessivo delle strutture scolastiche che ospitano le scuole secondarie di secondo grado ad Aosta. I risultati della verifica cui ho già fatto riferimento ci forniranno gli elementi per disegnare definitivamente la mappa delle sedi per il prossimo futuro. Gli obiettivi che l’Assessorato si è posto per risolvere le criticità riguardano l’accorpamento in una o due sedi degli indirizzi di ciascuna Istituzione scolastica, l’adeguamento normativo di tutti gli edifici, l’incremento degli spazi per le scuole più in sofferenza e dell’offerta di strutture residenziali per studenti. Inoltre, sono state avviate le attività pianificatorie per la ristrutturazione della sede di via Festaz e del complesso Saint-Bénin, nonché l’ampliamento della sede di via Chavanne.»
La Consigliera Daria Pulz ha osservato: «Si evidenzia ancora una volta la mancanza di lungimiranza, di visione d’insieme di progettualità, in particolare per le scuole superiori di Aosta. La situazione dell’edilizia scolastica appare contorta e preoccupante. Forse non è proprio fuori luogo fare un collegamento con il dato del 14% relativo all’abbandono scolastico da parte dei ragazzi nell’età dell’obbligo. Mancano spazi, ci sono troppe succursali in sedi infelici. Non si tiene conto che le aule necessarie non corrispondono tout court alle classi: risultano sacrificati i laboratori e gli spazi per alunni con bisogni specifici o che non frequentano le ore di religione cattolica. La struttura di via Torino necessita di adeguamenti, ma sarebbe un gravissimo errore darle un’altra destinazione non scolastica, che non le sarebbe propria. Non sottovalutiamo il fatto che si rischia di provocare una guerra tra poveri, un tira e molla tra dirigenti scolastici, che invece gradirebbero una ricognizione super partes per distribuire equamente gli spazi adeguati ad ogni scuola.»
Il Movimento 5 Stelle ha interpellato il Governo regionale per fare il punto sulla riorganizzazione del Dipartimento di Salute mentale. La Consigliera Maria Luisa Russo ha innanzitutto rappresentato «l’evidente fatica degli operatori che lavorano presso il Dipartimento, tenuto conto di diverse criticità, tra cui il fatto che la psichiatria ha sette psichiatri in meno nel suo organico, la psicologia ha cinque psicologi in meno nel suo organico dal 2012, mai sostituiti, mentre il tempo d’attesa attuale per avere un primo colloquio di psicologia nell’area Minori è 94 giorni e nell’area Adulti è 176 giorni.» Ha quindi chiesto quali siano le cause principali di questa situazione, se i dirigenti dell’USL, nel 2017 e nel 2018, abbiano mai evidenziato formalmente all’Assessorato tali problematiche e quali azioni siano state messe in campo per arginarle; infine, se sia intenzione bandire un concorso per coprire i posti vacanti nelle varie strutture e per riorganizzare il Dipartimento di salute mentale.
L’Assessore alla sanità, Mauro Baccega, nella risposta, ha affermato: «I problemi sono causati dalla carenza di medici: si è passati da 12 a 5 psichiatri e questo ha comportato diverse criticità, malgrado l’Amministrazione e l’Azienda abbiano lavorato per risolvere il problema. Le difficoltà riscontrate nella Struttura semplice di psicologia riguardano l’aumento di richiesta dell’utenza, il coinvolgimento degli operatori dell’area Minori e Adulti in più ambiti di intervento. Sono state messe in campo richieste collaborazioni in tutti gli ambiti e in tutti i settori, ma voglio ribadire ancora una volta che non è legittimo richiamare i medici in pensione, malgrado altre Regioni lo stiano facendo. Sia l’Azienda USL sia il Direttore del Dipartimento di salute mentale hanno concordato azioni congiunte per arginare le criticità, attivando consulenze in ambito psichiatrico con la Regione Piemonte attraverso l’istituto della convenzione. Quest’anno abbiamo attivato una borsa di studio in psichiatria; abbiamo incrementato il tetto di spesa riferito alla libera professione ambulatoriale, messo maggiori risorse a disposizione per dare più disponibilità di ore. Abbiamo confermato la psicologia dell’emergenza rivedendo i protocolli con le istituzioni per destinare gli psicologi ai LEA. Ad agosto è stato assunto un medico, a dicembre due medici al SERD. A marzo 2019 abbiamo bandito un avviso per tre posti, a maggio espletato un concorso pubblico per due posti ma non si è presentato nessun candidato; a giugno vi sarà altro avviso per specialista ambulatoriale. Tenuto conto che i due precedenti concorsi non hanno dato esito positivo, bandirli nel breve periodo sarebbe inutile e si è deciso quindi di individuare medici specialistici disponibili a trasferirsi in Valle per poi bandire un concorso pubblico a novembre.»
L’Assessore ha quindi annunciato che «con il Direttore abbiamo pensato di definire un progetto di riorganizzazione del Dipartimento per creare una équipe di psicologi ed educatori che favoriscano la presa in carico del paziente e che stiamo esaminando. È ancora una situazione di criticità, ma con le misure messe in campo entro ferragosto dovrebbero ridursi in modo significativo le liste d’attesa.»
Nella replica, la Consigliera Russo ha evidenziato: «È evidente quanto il disagio individuale e delle famiglie stia incidendo in modo importante sulla qualità della vita ed è indispensabile che il disagio mentale sia preso in carico nei tempi dovuti. Inoltre, c’è da rimarcare che il Dipartimento di salute mentale ha una funzione fondamentale nella prevenzione e quindi se non funziona entriamo in un circolo vizioso da cui rischiamo di non uscire più.»
I lavori dell’adunanza consiliare sono conclusi. L’Assemblea tornerà a riunirsi mercoledì 10 e giovedì 11 luglio.
Pubblicato / aggiornato
il 04/07/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione