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La III Commissione affronta le problematiche dell’Erp

La III Commissione affronta le problematiche dell’Erp

Foto: Stefano Scopacasa –

I punti all’ordine del giorno erano tre: i criteri per la determinazione dei canoni locativi, quelli riguardanti le spese condominiali e lo stato delle verifiche sull’effettiva residenza degli assegnatari degli alloggi.
Erano presenti, oltre ai membri della Commissione, i rappresentanti di Arer e dell’Assessorato all’Edilizia residenziale pubblica della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Riguardo alla determinazione dei canoni, a fronte delle segnalazioni giunte a diversi consiglieri comunali riguardo aumenti dei canoni locativi provenienti da assegnatari degli alloggi, Gianluca Fea, dirigente del Dipartimento infrastrutture, viabilità ed edilizia residenziale pubblica ha sottolineato come i criteri prendano già ampiamente in conto le differenti situazioni economiche.
“Prendo alcuni esempi: un caso con indicatore Isee di circa 29.000 euro, per un nucleo familiare di 3 persone, versa 350 euro di canone locativo per un alloggio di 120 metri quadri; oppure, con un Isee di 25.000 euro, per un nucleo composto da una sola persona, il canone è di 388 euro per 89 metri quadri. Alcune lamentele provengono da persone che prima usufruivano di agevolazioni alle quali non hanno più diritto e che, conseguentemente, si sono viste aumentare il canone. Bisogna anche considerare certi parametri quali la metratura degli appartamenti mi sembra normale che chi mantenga un alloggio sovradimensionato rispetto alla sue esigenze paghi di più.”
Dagli interventi è scaturita una riflessione condivisa in maniera bipartisan dai commissari presenti in aula sulla necessità di valutare l’opportunità di fare scelte differenti in quanto ai criteri e agli obiettivi da prendere in considerazione nell’organizzazione dell’Edilizia residenziale pubblica: “Quello che fa strano è vedere come persone che potrebbero tranquillamente rivolgersi al mercato privato – interviene il consigliere del gruppo misto di minoranza Vincenzo Caminiti – mantengano un alloggio di edilizia popolare anche quando evidentemente la situazione di fragilità sociale che ha portato all’assegnazione è stata ampiamente superata.”
A fargli eco il direttore dell’Agenzia regionale per l’Edilizia residenziale Paolo Varetti: “Bisogna attuare un’evoluzione nel concetto stesso di casa popolare, implementando dei criteri chiari anche in uscita. Se si supera, per un periodo di tempo considerevole, una cifra che ragionevolmente permette di rivolgersi al normale mercato immobiliare, l’assegnazione dovrebbe essere rivista. Abbiamo quasi cinquecento persone in lista nelle graduatorie, diventa una questione di equità anche nei loro confronti.”

Sul secondo punto all’ordine del giorno, ovvero la determinazione delle spese condominiali, “la buona volontà si scontra con la realtà oggettiva di alcune spese incomprimibili: se noi possiamo ovviamente intervenire per proporzionare il canone locativo alle entrate degli assegnatari, per quanto riguarda la manutenzione degli spazi comuni, le spese per il riscaldamento e le altre spese condominiali, i nostri margini di intervento sono molti ridotti. Bisogna anche prendere in considerazione che a incidere è anche lo stato dell’immobile, ossia le sue performance quanto a dispersione energetica. In caso di edifici di vecchia concezione queste ovviamente sono notevolmente più alte” ha spiegato il direttore di Arer Stefano Franco.
Confesso di essere un po’ scettico sulla risposta – ha affermato il consigliere del gruppo misto di minoranza Lorenzo Aiello – perché mi pare abbastanza ovvio che, se una persona ha redditi bassissimi o nulli, certe spese diventano comunque insostenibili. Viene meno, di fatto, la funzione sociale dell’edilizia residenziale pubblica.”

Sul controllo dell’effettiva residenza degli assegnatari degli alloggi Erp, argomento che nell’ultima seduta del Consiglio comunale aveva scatenato un’accesissima discussione e la secretazione di parte del dibattito, Arer ha dettagliato le modalità e le tempistiche dei controlli  delle autocertificazioni che, benché a cadenza annuale, richiedono comunque riscontri piuttosto lunghi da ottenere.
“Noi effettuiamo controlli incrociati fra i dati che ci sono stati forniti dagli utenti, l’anagrafe e il nostro database. Nel caso specifico di situazioni nella quale l’effettiva residenza dell’assegnatario sia dubbia, segnaliamo la situazione alla Polizia locale che provvede a effettuare i controlli e, nel caso di avverata violazione delle condizioni di assegnazione, procediamo quindi alla revoca.”  ha spiegato Alessia Bosco, progettista dell’Arer.

Pubblicato / aggiornato il 09/07/2019 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione