I Vigili del fuoco minacciano la ripresa della mobilitazione
Nel pomeriggio di venerdì 23 agosto 2019, il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Antonio Fosson ha convocato le organizzazioni sindacali rappresentative del Comparto unico per discutere uno fra i nodi da sciogliere riguardanti il Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco: le differenze retributive rispetto ai colleghi del Corpo nazionale.
Le richieste di Conapo e Cgil
«Se la convocazione poteva rappresentare uno spiraglio di speranza per i vigili del fuoco valdostani non si può dire altrettanto della riunione – commentano i sindacati Conapo e Cgil -. L’Amministrazione si è presentata alla riunione senza una bozza di documento e neppure con un’analisi dei costi da affrontare, ma ha convocato i sindacati per sapere in quale direzione muoversi».
Igor De Belli (Cgil) ribadisce che «La posizione dei Vigili del Fuoco della Valle d’Aosta è molto chiara: vogliono il Corpo nazionale e gli stessi diritti di cui ora sono privati. Solo quando ci sarà un documento con una proposta valida e scritta si potrà valutare in assemblea».
Aggiunge ancora: «Appare ancora molto lontana anche solo la partenza di questo percorso visto che il presidente ha confermato che, al momento, non sono previsti stanziamenti ad hoc nel documento di Bilancio di previsione per l’anno 2020. Infatti se da un lato Fosson asserisce che i soldi non sono un problema, dall’altra Stefania Fanizzi, segretario generale della Regione, afferma che le risorse devono ancora essere trovate».
Luca Pison (Conapo) commenta in questi termini: «È passato quasi un anno dalla manifestazione dei pompieri sotto il palazzo della Regione e, dopo l’incontro di venerdì, non possiamo che constatare che l’Amministrazione non sa ancora come muoversi. Noi vigili del fuoco sappiamo che 30 consiglieri su 34 vogliono che il Corpo rimanga valdostano, ma anche che la Regione non è stata capace di rispettare gli impegni presi a giugno e di relazionare quindi alla competente Commissione l’onere economico derivante entro i 30 giorni promessi. Purtroppo qualcuno può aver pensato che la nostra richiesta di tornare alle dipendenze del Corpo nazionale fosse solamente una provocazione, una sfida, che presuppongono però l’esistenza di una controparte in grado di raccoglierle e conseguentemente di reagire. Noi non staremo ad aspettare ulteriormente: insieme a FP-CGIL abbiamo comunicato al presidente della Regione, che in mancanza di valide proposte entro il 30 settembre, i Vigili del Fuoco riprenderanno la mobilitazione in ogni forma ritenuta utile».
Le richieste di Savt
Claudio Albertinelli, segretario del Savt, ha colto l’occasione dell’incontro per ribadire che la richiesta principale è di conservare la competenza del Corpo valdostano dei Vigili del Fuoco alla Regione autonoma Valle d’Aosta.
Ha tuttavia rimarcato che l’Amministrazione non ha presentato alcuna proposta per giungere a una soluzione dei problemi segnalati. Ha dunque chiesto che la prossima convocazione avvenga solo quando vi saranno documenti da presentare al tavolo della trattativa.
Le risposte di Fosson
Il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha fornito alcuni chiarimenti, dopo aver letto la presa di posizione di Conapo e Cgil: «Voglio chiarire che l’incontro di venerdì scorso era propedeutico alla ripresa dei lavori della Commissione paritetica, che sta lavorando alla verifica di revisione ad una norma di attuazione dedicata alla questione sollevata con il referendum da parte dei Vigili del fuoco.
Proprio per dimostrare la volontà della Regione di proseguire nel percorso delineato nei mesi scorsi ho sottoposto all’attenzione delle organizzazioni sindacali, dopo l’incontro di inizio luglio e prima di far proseguire l’iter amministrativo, una duplice ipotesi di lavoro. La prima è volta a istituire un’area separata di contrattazione regionale che tenga conto delle specificità del settore e degli altri che si occupano di sicurezza. L’altra diretta a estendere l’ipotesi di norma di attuazione, prevedendo l’equiparazione dei vigili del fuoco regionali a quelli statali, non solo per gli aspetti previdenziali, ma anche per quelli relativi al trattamento economico e allo stato giuridico, come già previsto per il personale docente e per il comparto sanità, mantenendo la competenza e il servizio in capo alla Regione.
Sulla questione economica, la posizione della Regione e dei funzionari è chiara: non appena saranno definite con lo Stato le modalità, saranno reperiti i fondi per l’equiparazione. È un impegno che tutta l’Amministrazione regionale ha preso, come è stato detto al tavolo, venerdì 23 agosto.
Ribadisco che la riunione era così impostata e risultava chiaro che si trattava semplicemente di condividere un percorso, per poi definirlo nel dettaglio, quantificando e reperendo le risorse necessarie, una volta individuata la soluzione più utile e, se possibile, condivisa.
Poiché ogni equiparazione economica, giuridica e previdenziale dipende da un accordo con lo Stato e dal momento che lo Stato non ha risposto, la crisi rende i tempi ancora più lunghi. Ogni atteggiamento e percorso unilaterale risulta fuori luogo e non utile alla risoluzione della vertenza».
Pubblicato / aggiornato
il 26/08/2019 alle 15:47
Categoria:
Economia e Lavoro / Politica e Amministrazione