Coronavirus: l’evoluzione dell’epidemia in Valle d’Aosta
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Le indicazioni comportamentali per la fase-2 del coronavirus
Alla conferenza stampa sulle modalità della Fase-2 in Valle d’Aosta, domenica 3 maggio 2020, è seguita quella sull’evoluzione dell’epidemia.
Il percorso che ha portato ad affrontare la Fase-2 è stato descritto dal coordinatore Luca Montagnani.
Al 21 aprile, vi era un incremento settimanale del casi positivi del 15%: 8,9 positivi ogni mille abitanti. Si è evitato il collasso delle strutture ospedaliere. Gli incrementi percentuali dei casi si sono notevolmente ridotti. Abbiamo (alla data del 28 aprile) un indice di contagio inferiore allo 0,6%, Il Ministero richiede di essere al di sotto dell’1% per affrontare la Fase-2.
Ha risposto al comunicato sindacale dei medici sostenendo che il piano di tamponamento del personale sanitario funzionale all’apertura di reparti Covid-free prosegue e che la Valle d’Aosta è stata precursore nella predisposizione dei servizi territoriali. Nello specifico, sono stati sottoposti a tampone 322 dipendenti: uno si è rifiutato, cinque non erano presenti, un risultato è indeterminato, 26 sono risultati positivi (8%), 257 negativi e 18 sono in attesa. I positivi sono otto infermieri, sette medici, quattro operatori socio-sanitari, cinque dipendenti dell’Istituti clinico di Saint-Pierre e due non appartenenti alle precedenti categorie (tecnici e amministrativi). Sono stati altresì sottoposti a tampone tutti i dipendenti che si sono posti in malattia: 83 infermieri, 33 medici, 33 oss e 8 appartenenti ad altre figure. Nel complesso 471 persone sulle 1.500 dell’area ospedaliera. Sottoposti a tampone i 312 operatori delle microcomunità.
I tamponi sono analizzati in laboratori di Roma, Firenze, Torino e Aosta.
Da lunedì 4 maggio riprendono le vaccinazioni ai bambini, alcuni reparti hanno ripreso la loro attività e lo stanno facendo anche alcuni ambulatori pre le attività non oltre procrastinabili. I reparti attualmente Covid-free sono due medicine, un pneumologia-nefrologia, due chirurgie multidisciplinari, una cardiologia-neurologia e un gastroenterologia-oncologia. I tamponi a questo personale si effettuano in maniera continua. C’è inoltre un reparto medico-chirurgico temporaneo per i pazienti che arrivano in Pronto soccorso e che devono attendere l’esito dell’analisi per poi essere indirizzati a una degenza Codi o no-Covid.
Da mercoledì 6 maggio partiranno i test sierologici. Diranno se sono stati sviluppati anticorpi, se si è venuti a contatto con il virus. Ma non diranno se si è immuni o malati o portatori asintomatici di malattia. Serviranno per verificare come è circolato il virus all’interno di alcune comunità.
Parallelamente saranno effettuati test sierologici a carattere regionale a specifiche categorie. Si tratta di: personale sanitario Ausl e Isav, personale Rsa e microcomunità, Volontari del Soccorso, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, forze dell’ordine, personale della grande distribuzione, farmacisti, personale del settore alimentare della piccola distribuzione, popolazione dei comuni o delle zone più colpite, personale delle attività essenziali.
L’utilizzo del plasma è effettuato a livello sperimentale, da 15 giorni. Per ora non ci sono evidenze scientifiche di efficacia e comunque non tutti potranno aderire alla sperimentazione. Servono donatori.
Per la Fase-2 ha consigliato di utilizzare la mascherina anche quando non obbligatorio, di rispettare il distanziamento sociale e di contattare il medico anche in presenza di sintomi lievi. Ne va della situazione dell’intera regione.
Mascherine e Dpi
Il capo della Protezione civile Pio Porretta ha segnalato che, da lunedì 4 maggio, vi sarà un’ulteriore distribuzione di ulteriori 150mila mascherine chirurgiche ai Comuni, affinché pervengano alla popolazione.
Ogni martedì e venerdì il Dipartimento raccoglie le esigenze del territorio ed effettua gli acquisti necessari quando le forniture nazionali non siano sufficienti.
In relazione al reperimento di termometri contact less e di guanti monouso, è stato detto che sono state attuate azioni a livello centrale per imporre la vendita prioritariamente alle strutture che sostengono al sanità.
Lockdown
L’Amministrazione regionale può decidere – se del caso, per arginare eventuali riprese – lockdown di specifiche aree, non per l’intero territorio.
Pubblicato / aggiornato
il 03/05/2020 alle 14:17
Categoria:
Salute