13mila firme e un esposto contro la discarica di Chalamy
(©Google Maps) -
L'area della discarica Chalamy, a Issogne
Il presidente del Consiglio Valle ha ricevuto, lunedì 20 luglio 2020, il presidente e un rappresentante dell’associazione La Valle non è una discarica, Elvis Francisco e Martino Dublanc, per la consegna della petizione popolare riguardante la discarica di Chalamy.
Risolto l’incidente diplomatico
«Venerdì scorso ho appreso della richiesta di incontro per la consegna delle firme – specifica Emily Rini – e oggi abbiamo ricevuto la delegazione. Spiace che siano sorte polemiche sulla richiesta di incontro: la Presidenza del Consiglio ha sempre dato riscontro alle richieste pervenute e, in questa occasione, data anche la delicatezza della questione abbiamo cercato di rispondere prontamente».
«C’è stato un malinteso e non c’era alcun intento polemico nei confronti della Presidenza del Consiglio – dice il presidente dell’associazione La Valle non è una discarica, Elvis Francisco -, tant’è che oggi siamo stati ricevuti per la consegna delle 13 mila firme di cittadini valdostani contrari alla messa in esercizio della discarica di Chalamy.»
Una petizione e la raccolta di fondi per un esposto
Lo scopo della petizione è «ribadire a tutti i governi regionali (passati, presenti e futuri) quale sia il pensiero dei cittadini valdostani in materia di tutela di salute e ambiente. A tutti i consiglieri regionali di qualsiasi schieramento e orientamento ricordiamo che il loro dovere è sostenere il bene comune e non gli interessi di pochi privati».
L’Associazione ha dato avvio a una campagna di raccolta fondi per sostenere un’azione giudiziaria volta a chiudere definitivamente l’impianto: «Sappiamo che lo Stato ha impugnato le leggi regionali numero 1 e 3, entrambe promulgate l’11 febbraio 2020. La prima stabilisce (art. 38) nuove tariffe più onerose rispetto al passato per il conferimento di rifiuti in discarica. In particolare, si stabilisce un importo di 25,82 €/ton. per conferire rifiuti speciali non pericolosi. La legge regionale n. 3 (art. 16bis) vieta i lavori finalizzati alla gestione di rifiuti speciali non pericolosi, ad eccezione di quelli appartenenti alla tabella 1 art.5 D.M. 27/9/2010. Scopo delle due leggi è di disincentivare la realizzazione e l’utilizzo delle discariche per conferire rifiuti provenienti da altre regioni.
L’impugnativa contesta nel primo caso (legge n. 1) alla Regione sia di aver ecceduto dalle competenze statutarie, sia di impedire la libertà di iniziativa economica e la libera circolazione del pattume sul territorio nazionale. Nel secondo caso (legge n. 3) la motivazione riguarda nuovamente l’aver sconfinato dalle competenze statutarie in materia di rifiuti speciali, invadendo un campo di esclusiva competenza statale».
L’Associazione segnala di aver inviato una lettera sia al ministro degli affari regionali sia al ministro dell’ambiente, nella quale mette in luce le peculiarità del territorio in cui si trova la discarica di Chalamy. Il testo integrale è stato pubblicato sulla pagina Facebook del Comitato: «Riteniamo inconcepibile colmare di rifiuti una voragine che si trova stretta da un lato dal torrente, da cui dista meno di 200 m e dall’altro dalla Dora, distante 700 m. Il fondo alveo del primo ha quota superiore di 50 m rispetto a quello della discarica. Il dislivello con il fondo della Dora è superiore di soli due metri. Ripeteremo all’infinito che ci troviamo in una zona vincolata idrogeologicamente nel modo più severo previsto dalle leggi vigenti. Ci pare inverosimile che possa essere stata concessionata senza una modellazione del flusso delle acque sotterranee e senza uno studio idrologico ed idraulico del bacino del torrente Chalamy che tenga conto anche dei rischi di potenziali colate detritiche. A tal proposito invitiamo gli organi regionali competenti a leggersi la tesi del geologo Borinatto (pag. 49), riguardante il dissesto in località Chantery, causato dall’evento del 2000 e del quale abbiamo fatto cenno nella memoria presentata in conferenza dei servizi del 2019».
L’Associazione si chiede per quale motivo, nell’ambito della valutazione della pericolosità per colate detritiche dei bacini regionali, non sia stato incluso quello del torrente Chalamy. «In data 22 maggio 2020 abbiamo ricevuto gli atti per la discarica di Chalamy, in seguito alla nostra richiesta datata 19 novembre 2019. Ebbene proprio dall’esame di essi ci pare doveroso avviare un’azione giudiziaria al fine chiarire se la procedura si è svolta nel rispetto delle leggi e se siano stati acquisiti tutti gli elementi tecnici indispensabili al rilascio della concessione».
Pubblicato / aggiornato
il 20/07/2020 alle 15:21
Categoria:
Politica e Amministrazione