-31 giorni alle elezioni
Anche in questa tornata di elezioni vediamo cavalcare dalle liste e dai candidati alcuni slogan già accennati nel 2015 e abusati nel 2018.
Una fra le parole chiave è cambiamento. Bisogna cambiare perché tutto quello che c’è stato prima non va bene. Se, poi, quelli che propongono il cambiamento sono gli stessi che, sotto altre spoglie, sono stati gli artefici di ciò che ora dicono di voler cambiare, bisogna sorvolare e far finta di niente perché, comunque, (e questa è un’altra frase iconica) solo gli stupidi non cambiano idea.
Un altro cavallo di battaglia è quello dei candidati non prima coinvolti nella politica, con la faccia pulita, che vengono dalla società civile, che sono portatori della cultura del fare. Messaggio ripetuto da Tangentopoli in poi.
Vale la pena di approfondirlo, proprio alla luce di ciò che accadde dopo l’inchiesta Mani pulite. Ma partendo da ciò che c’era prima. Prima c’erano i partiti. Avevano una posizione ideologica riconoscibile, avevano scuole interne per la formazione di coloro che volevano fare politica attiva e li facevano crescere partendo dalle amministrazioni di base per poi salire ai livelli superiori.
Tutto questo è stato messo in discussione facendolo diventare, tout court, sinonimo di disonestà.
E a cosa si è arrivati? Allo smantellamento delle aggregazioni politiche, sempre più vittime delle spinte egemoniche delle personalità di maggior spicco (salvo poi andarsene se non soddisfatte) e per questo sempre più liquide. Alla demonizzazione della competenza. Al desiderio di saltare i gradini per arrivare in alto in fretta.
Da segnalare anche il progressivo trasferimento dei poteri di firma dai politici ai dirigenti.
Quindi, dando per scontate le qualità umane di ognuno, ci si trova con liste composte di persone di buona volontà ma, per lo più, ignare delle normative e procedure che regolano la gestione della cosa pubblica.
Non può essere una cosa positiva. Non può esserlo soprattutto perché, poi, gli eletti tenderanno ad affidarsi a dirigenti e funzionari i quali, al contrario degli amministratori, sono preparati su tutti gli aspetti legali e procedurali ma concentrati sul rispetto delle norme piuttosto che sulla necessaria mediazione fra ciò che è scritto e ciò che è sensato. Ma, soprattutto, non sono stati eletti e non sono quindi rappresentativi della cittadinanza.
Pubblicato / aggiornato
il 21/08/2020 alle 21:32
Categoria:
Politica e Amministrazione