-29 giorni alle elezioni
Voglia di elezioni in agricoltura, verrebbe da dire.
È candidato alle elezioni regionali Gianni Champion, coordinatore di Cia Alpi Valle d’Aosta.
E lo è anche il coordinatore tecnico di Arev, Diego Bovard.
Ma lo è pure il veterinario Elena Vittaz, che è nella stessa lista del presidente dell’Association régionale des Éleveurs valdôtains, Dino Planaz.
Passando alle comunali, a Gignod è candidato a vicesindaco il direttore di Arev Edi Henriet; a Perloz lo è il consulente di Arev Denise Charles; a Montjovet, affianca il candidato sindaco il funzionario di ConfAgricoltura Morena Danna; a Brissogne è candidata a consigliere l’amministrativo di Arev Simona Porliod.
Poi praticamente tutte le liste hanno un rappresentante (anche se magari non istituzionalmente coinvolto) del mondo agricolo.
È soprattutto la massiccia delegazione Arev che colpisce. E non tanto alle comunali, dove le motivazioni possono essere diverse, quanto alle regionali. L’Associazione rappresentativa dell’allevamento valdostano è scesa massicciamente in campo. Certo, l’ultimo decennio ha visto il settore in sempre maggiore difficoltà, soprattutto da quando il sistema dei contributi ha perso regolarità nei pagamenti.
Viene da chiedersi, però, se la proposta portata avanti dai candidati sia volta semplicemente al ripristino di quel sistema o se, invece, sia ampliata a un ripensamento complessivo dell’allevamento valdostano. Infatti, se è certamente vero che l’allevamento e la monticazione devono essere sostenuti per le loro valenze turistiche (senza alpeggi le nostre montagne non sarebbero altrettanto belle) e di protezione dal rischio idrogeologico (le praterie e i versanti, se desertificati dalle mandrie, sarebbero più facilmente esposti a fenomeni di varia natura, le cui conseguenze si riverserebbero a valle) è altrettanto vero che è indispensabile creare negli allevatori una cultura imprenditoriale che possa portarli a essere generatori di reddito reale.
In sostanza, un’azienda agricola non può essere condotta come la generazione precedente aveva fatto: curare bene gli animali e la caseificazione non è più sufficiente. L’azienda deve essere in grado di sostenersi grazie alla produzione e di usare premi e contributi per la propria crescita, non per la sussistenza. Ciò significa essere in grado di produrre formaggi di qualità ineccepibile e di venderli a un prezzo remunerativo. Per farlo, è necessaria, appunto, una cultura manageriale che in tanti operatori manca.
Forse, per anni, è stato un bene per qualcuno che mancasse. Ma lo scotto lo hanno pagato proprio coloro che in molti si lamentano ma in pochi si professionalizzano. Serve un’inversione di tendenza.
Pubblicato / aggiornato
il 23/08/2020 alle 20:00
Categoria:
Politica e Amministrazione