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Le domande dell’Uppi Vda ai candidati sindaci per Aosta

Venerdì 28 agosto 2020, l’Uppi Valle d’Aosta, il Sindacato dei Piccoli Proprietari Immobiliari valdostani, ha organizzato un incontro con i candidati sindaci per la città di Aosta, per discutere sulla tutela della piccola proprietà immobiliare e sulle politiche da attivare nell’interesse dei cittadini del territorio valdostano.

Imu

Jean-Claude Mochet, presidente vicario Uppi Valle d’Aosta e vicepresidente nazionale, ha iniziato l’incontro con una riflessione sull’Imu. Ad Aosta, nel 2011, l’Ici era a 4,5 milioni mentre, oggi, è a 11 milioni, minando, di conseguenza, gli investimenti nel mattone. L’aliquota della nuova Imu, in vigore dal 1 gennaio 2020, composta dalla Tasi e dall’Imu, è del 9,6 per mille per una casa affittata. È stato chiesta, quindi, l’opinione dei candidati sindaci riguardo alla direzione presa dai sindaci uscenti.

Giovanni Girardini (Rinascimento Aosta), ha iniziato sostenendo l’importanza vitale del concetto di casa e di proprietà immobiliare, nella società italiana e valdostana: «la proprietà immobiliare e la casa sono pilastri per noi. Attualmente l’imposta sulla casa è esagerata, perché non permette nuovi sviluppi e non dà all’edilizia l’opportunità di ripartire.»

Francesco Statti (Partito comunista italiano) ha ribadito l’importanza della casa per gli italiani, sottolineando che «spesso quest’ultima viene vista come regalo per i posteri. Aosta ha case costruite con criteri che oggi non soddisfano più le necessità, ecco perché andrebbero riqualificate, in particolar modo per quanto riguarda la coibentazione. Io credo che il Comune di Aosta dovrebbe dare la possibilità di riqualificare le abitazioni, soprattutto sul piano energetico, così da far assumere un valore maggiore alle stesse. Ciò avrebbe un impatto notevole sull’edilizia. È meglio riqualificare gli edifici esistenti invece che costruirne di nuovi».

Gianni Nuti (Asta2020) ha risposto:«le casse del Comune di Aosta contano sull’Imu. È giusto che per i proprietari, a fronte di un contributo fiscale importate, vi sia un servizio adeguato. Invece di pensare a una diminuzione, occorre pensare a ulteriori forme di agevolazioni fiscali soffermandosi, per esempio, su nuove forme di uso della casa».

Sergio Togni (Lega) ha convenuto sull’importanza dell’Imu per il Comune di Aosta. Ha aggiunto «Occorre impegnarsi per trovare altri finanziamenti, partecipando, per esempio, a gare europee, nazionali. È necessaria una rivalutazione immobiliare, ottenuta con un miglioramento della città. Di conseguenza, con una città più bella, più smart, gli immobili saranno rivalutati e, anche se dovessimo rimanere con questa imposizione fiscale, noi avremmo dato una mano ai piccoli proprietari.»

Paolo Laurencet (Centro destra) ha spiegato che «l’Imu è una componente importante nel bilancio di Aosta. Un fatto certo è che una casa vuota paga di più di una casa affittata e ciò risulta strano. Per la piccola proprietà, in particolare per la seconda casa, si sta abbandonando l’affitto a uso abitativo. Al contrario, si sta sviluppando il mercato delle locazioni brevi: le seconde case sono spesso affittate per vacanze».

Bruno Trentin (Potere al popolo) ha rimarcato che «le tasse servono a recuperare la nostra città, a migliorarla. Occorrerebbe differenziare tra i piccoli proprietari e i grandi. Perché non recuperare le case sfitte affittandole a prezzi più bassi? Le case abbandonate rendono la zona circostante degradata».

Rifiuti

Adolfo Dujany, segretario Uppi Vda, ha chiesto le politiche da adottare in materia di rifiuti, nell’interesse dei cittadini e dei proprietari immobiliari.

Bruno Trentin (Potere al Popolo) ha esordito constatando la penosa condizione dei rifiuti ad Aosta:«non c’è chiarezza sulla tipologia del rifiuto. Il costo del ritiro rifiuti non è diminuito, eppure la condizione è disperata. Mancano i controlli sul deposito dei rifiuti. Non riusciamo ad avere un’unicità di comportamento. Si tratta di un sistema di raccolta da ridisegnare, riuscendo, magari, anche a risparmiare».

La proposta di Paolo Laurencet è stata ispirata al modello svizzero,: «l’obiettivo è di arrivare, entro cinque anni, a una raccolta basata sul porta a porta e sul consumato (non più sul metro quadro). Una soluzione del genere richiede, però, tempo e studio approfondito, in particolare per l’aspetto dei costi. Possiamo e dobbiamo subito intervenire sulla modalità di raccolta. Abbiamo errori nell’orario di ritiro, in particolare nel centro storico. Per quanto riguarda l’aspetto burocratico, è necessario costruire un dialogo tra Regione e Comune. Occorre semplificare i processi, senza però perdere provvedimenti e vantaggi a oggi coglibili».

Sergio Togni ha affermato: «il sistema attuale è da rivedere. Si potrebbe far pagare i rifiuti per numero di persone. Si tratta, però, di argomenti che sono da sviscerare in seguito, poiché necessitano di un serio approfondimento».

La risposta di Gianni Nuti è stata: «le normative europee danno una linea d’indirizzo chiara: paga ciò che getti. La questione della metratura è obsoleta. Bisognerebbe pagare solo sul rifiuto non differenziabile. Con la Sovrintendenza, occorrerebbe costruire un patto di semplificazione burocratica».

Francesco Statti si è espresso in merito metro attuale di calcolo per la Tasi definendolo «errato. La Tasi non dovrebbe essere calcolata in base alla metratura. Noi ci concentriamo sull’effetto dell’immondizia e tralasciamo la causa, a esempio gli involucri di plastica degli alimenti».

Giovanni Girardini si è, invece, soffermato sull’importanza del riciclo. «Noi ricicliamo solo il 75% e dobbiamo cominciare a utilizzare il riciclo a favore di chi ricicla. Questo processo può portare un beneficio economico al cittadino, perché il materiale riciclato sarebbe venduto, determinando, così, una diminuzione dell’imposta. Vi sono Comuni, in Italia, dove si guadagna con la differenziazione e i costi per il singolo cittadino sono così ridotti o addirittura annullati».

Piano regolatore e urbanistica

L’incontro è terminato con Sandro Vigna, presidente Uppi Valle d’Aosta, che ha interrogato i candidati sindaci su alcune problematiche legate al Piano Regolatore: «vi sono normative non più consone con la realtà sociale, in particolare zone interessate a trasformazione edilizia di cui il proprietario non può più né godere del bene né costruire autonomamente. Tuttavia su queste aree è ancora richiesto il pagamento dell’Imu. Per quanto riguarda le piccole attività immobiliari, se ne notano molte sfitte o in vendita».

Francesco Statti ha risposto ponendo l’attenzione sulla grande distribuzione organizzata. «noi siamo contro questa pratica, perché tutta la città, o almeno il solo centro storico, dovrebbe essere un grande magazzino, costituito solo da piccoli commercianti. Per fare ciò, la prima cintura di Aosta dovrebbe essere pedonalizzata. Sarebbe, quindi, necessario individuare aree preposte al parcheggio».

Paolo Laurencet ha posto come centro della sua digressione a questo proposito la condizione dell’UniVda, affermando che «l’università è un tema concreto che vorremmo vedere realizzato. Per fare ciò, bisogna migliorare l’offerta accademica e il raggiungimento della Valle d’Aosta. Visto che l’università dovrebbe sorgere vicino al quartiere Cogne, sarebbe l’occasione per una riqualificazione di quel quartiere. Sempre parlando delle aree di Aosta, piazza Roncas e via Martinet sono aree vuote. Occorre ripopolare le zone in fase di desertificazione. Contemporaneamente è necessario guardare ala qualità dei negozi del centro storico».

Bruno Trentin che ha sottolineato la necessità di usare le cose già presenti sul territorio, facendo riferimento ad alcuni parcheggi distanti dalla città, che sono inutilizzati per mancanza di collegamenti con il centro. «Non bisogna fare cose nuove, ma utilizzare le cattedrali nel deserto presenti».

Anche Giovanni Girardini ha rimarcato l’urgenza della valorizzazione di ciò che è presente sul territorio e di un piano del commercio a livello regionale.

ha sostenuto che si deve verificare un cambio nel modo di concepire e fare urbanistica. Ha evidenziato, inoltre, la necessità di un piano di riferimento in grado d’includere ogni problema. Un altro aspetto da lui sottolineato è costituito dalla mescolanza di abitazioni e negozi, per evitare zone della città destinate, ormai, solo a zone dormitorie.

Ha concluso la riunione Gianni Nuti che ha esposto la sua visione «la prospettiva della compresenza di realtà differenti è fondamentale. Occorre lavorare su alcune parti cittadine che sono anonime. Un esempio su tutti è rappresentato dall’area megalitica, al fondo di via Saint-Martin, che è scollegato dal centro storico». Ha, infine, rimarcato la necessità di una rianimazione del tessuto urbano aostano.

Pubblicato / aggiornato il 29/08/2020 alle 08:11
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Categoria: Economia e Lavoro / Video